NEWS 2006

Cari atleti Naturaider,

Lo Staff Naturaid ha terminato il montaggio in DVD del film “3°NATURAID MAROCCO 2006”.

Il video da veramente prova di ciò che quest’anno è stata la gara: un’impresa estrema che ha messo tutti nella situazione di conoscere il proprio limite. Maurizio è riuscito a riprendere i momenti particolari della gara di tutti i concorrenti. Ci sono diverse interviste, riprese di paesaggi e popolazione locale, di situazioni sulla pista e nei posti di controllo. I momenti più spettacolari vengono mostrati in immagini molto suggestive della durata totale di circa 45 min.

Chi fosse interessato alla prenotazione del DVD può contattare lo Staff  Naturaid: info@naturaid.com

Il prezzo per il DVD è di Euro 30,00 spedizione inclusa. 

Sportivamente
Lo Staff Naturaid


Ore 22:40  30 novembre

Ho scelto una foto in bianco e nero perché sono un maledetto nostalgico.
rimanere attaccato ai ricordi mi aiuta a comprendere il significato di una passione sportiva autentica e lontana da chi cerca di svenderla o strumentalizzarla magari con una bandiera di un tifo senza senso.
situazioni epiche e autentiche fatiche. occhi in cui vedo la mia gara e le testimonianze di altri venti protagonisti che mi hanno reso partecipe con sofferenze, con paure ed energie che lentamente lasciavamo per strada.
a qualcuno potrà sembrare presuntuoso, ma la voglia di essere arrivati è pari alla voglia di andare di cercare ancora magari di perdere ma alla fine di arrivare
grazie a tutti
Sebastiano

“…il ciclismo è anche un fattore umano, respira un’ aria romantica è un’ avventura di uomini ben più di una registrazione di tempi, di classifiche, di primati…”
Beppe Pegolotti


Ore 16:48  29 novembre

Ciao amici di gara…… dopo aver letto e riletto le vostre impressioni sono qui a rivivere i magici momenti marocchini.
Son passati diversi giorni dalla immersione nella “nostra civiltà” ma il cuore è ancora laggiù, pronto per essere ripreso nel prossimo naturaid.
Appena arrivato al traguardo mi son detto mille volte “mai più” !!... ma son bastati solo alcuni giorni per farmi cambiare idea ed ora sarà un anno di attesa per la prossima avventura.
Le emozioni sono state fortissime e hanno sicuramente cementato vecchie e nuove amicizie, accomunandoci nel gustare momenti di gioia, nell’affrontare sofferenze e insicurezze sempre presenti, ma comunque consapevoli che quello che stavamo per fare, aveva il sapore dell’unicità per i posti che attraversavamo, per le genti che vedavamo, per gli incontri sempre sorprendenti e in ogni caso per un’avventura che rimarrà impressa in modo indelebile nella nostra mente.
La particolarità della gara di quest’anno poi è stata che, pur percorrendo le stesse piste, ognuno ha vissuto la propria storia e arrivare poi al traguardo e sentire i racconti di ciascuno è stata una sorpresa incredibile, che ci ha coinvolto tutti dai primi arrivati agli ultimi.
E’ con questo spirito che voglio anch’io raccontarvi la mia gara :
Reduce dall’esperienza dello scorso anno, ho coinvolto il mio amico Rino a partecipare ad una prova si impegnativa, ma ricca di panorami incantevoli, di incontri imprevedibili, di compagni d’avventura che già in parte conoscevamo e specialmente di caldo e di sole.
Prepariamo così i bagagli impegnandoci in calcoli matematici per le calorie da portare, per i vestiti da prevedere, per le attrezzature e i pezzi di ricambio necessari.
Nel giorno che precedeva la partenza della gara gli zaini e le borse delle bici, il tutto accumulato accanto al letto, venivano continuamente rivoltati, togliendo qualcosa, pentendosi poi e rimettendola dentro, aggiungendo qualcos’altro che sembrava impossibile aver dimenticato. Finalmente son le tre del mattino, suona la sveglia e si parte. Pronti…. via!!.
Il pentimento iniziale per aver messo troppe cose nella borsa scompare appena inizia a piovere e appena il freddo si fa sentire. Sarà provvisorio… siamo in Marocco!!!
Vai Rino, pedala, che ci scaldiamo.
Arriviamo al primo cek point infreddoliti, bagnati, con i freni della bici consumati; l’acqua, il terriccio e il peso della bici, dopo pochi chilometri fan si che i pattini urlino nei cerchioni.
Un tè caldo, una zuppa e si parte.
Son pochi i momenti di tregua che la pioggia ci concede, ma arriva sera, cala il buio, scompaiono le nuvole e la luna piena ci illumina.
Arriviamo alle 9,00 di sera al cp. 2, tentiamo di asciugare la roba bagnata stendendola sulla terrazza dell’albergo.
Assieme a Paolo e Daniele ci immergiamo in una gustosa “tagine” che viene divorata in un istante.
Stiamo per finire la cena che arriva la Ausilia, Olga, Giacomo e Stefano.
Un saluto, un racconto veloce della giornata vissuta e si va a letto.
Non tutti però perché l’Ausilia e gli amici partono subito per il cp. 3.
Sveglia alle cinque, colazione e alle ore sei siamo in sella.
Si alza il sole, qualche tratto di nebbia ci avvolge, ma la giornata luminosa ci carica e così in poche ore arriviamo al cp. 3.
Ci troviamo con Mauri e con il gruppo dell’Ausilia svegliati da poco e pronti per ripartire anche loro.
Siamo alle stelle, la giornata è meravigliosa e il sole ci infonde la carica necessaria per volare.
Lascio Ausilia e la compagnia a malincuore perché vorrei pedalare con loro, ma con Rino abbiamo deciso che dobbiamo vivere il più possibile questa gara di giorno, per riempirci gli occhi e la mente di questi luoghi e specialmente perché le difficoltà con la luce del giorno si risolvono più facilmente.
La salita ci impegna e alla fine dell’asfalto, diversamente dal pantano trovato da chi ci ha preceduto, troviamo una pista sterrata pedalabile; le ruspe ce l’hanno spianata fino alle baracche dei lavori.
Rino sta spingendo a testa bassa, pedalata regolare e su!! Queste montagne hanno salite interminabili!!
Ci si ferma a pranzare; crackers e prosciutto sono le calorie necessarie per pedalare.
Sono le due del pomeriggio quando inizio a preoccuparmi per dei nuvoloni neri che si alzano da sud. Dai Rino, acceleriamo che perlomeno il temporale ci prenda dopo il passo.
Ma il cielo in brevissimo tempo si oscura, iniziano i primi tuoni a farci tremare, si scaricano i primi granelli di tempesta per poi smettere subito.
Mi convinco che il peggio è passato, ma il colore del cielo si mantiene nero.
Incito Rino, anche se mi accorgo che è quasi al limite. Siamo ancora in pantaloni corti e maglietta. Ci fermiamo un attimo per metterci una giacca impermeabile.
Arriviamo al passo quando il temporale si sta scatenando, tuoni, tempesta e pioggia ci assalgono.
Sotto un albero cerco dei guanti, son tutti bagnati dal giorno precedente, ne ho solo un paio di cotone che alle prime gocce di pioggia diventano inservibili.
Leggo il road book e vedo che a venticinque chilometri c’è un guado “difficile”…. e questo in condizioni normali!!!
Non c’è tempo per pensare, si deve andare avanti, fa troppo freddo e la paura di passare il guado al buio mi stà assalendo.
Anche se sarà un torrente in piena sarà indispensabile vedere dove si poggiano i piedi.
Ma la pista si rivela dapprima un torrente, poi un letto di fango, acqua e tempesta ed infine un manto bianco di sola tempesta.
Troviamo Paolo disperato che sta cercando di pulire le ruote che non ne vogliono sapere di girare in quel fango.
Ci avverte che più avanti c’è Daniele anche lui in difficoltà per il freddo e il fango.
Lo raggiungiamo e continuiamo assieme.
Siamo pieni di acqua e fango e spingiamo sui pedali, mentre la sera inizia a scendere.
Trovo un pastore e gli chiedo se ha un riparo per la notte. Mi risponde seccato, non ne vuol sapere.
Accendo le luci, si è fatto buio, vado avanti, si deve andar giù, anche se sono ormai certo che il guado sarà impossibile.
Dal fondo del canyon che c’è alla nostra sinistra si sente il rumore di un torrente impetuoso. Speriamo che non sia quello. Attraversiamo due guadi impegnativi, qualcuno è convinto che almeno uno sia quello descritto nel road book, ma oramai mi son messo il cuore in pace, il guado da fare è quello in fondo al canyon; impossibile attraversarlo ora. Ogni tanto mi fermo, ma dopo un minuto tremo dal freddo, torno indietro per incitare Rino ad accelerare, non mi rendo conto che mezz’ora in più o in meno ormai ha poca importanza!! … ma sto tremando in continuazione, sono ancora con i pantaloni corti, senza copriscarpe, con i miei guantini di cotone fradici, con l’acqua in tutto il corpo.
Pedalo, tremo dal freddo e vado giù pedalando da solo. La pista a tratti non si vede, siamo immersi in un letto bianco di tempesta.
Mi vengono in mente le belle uscite invernali, in mezzo alla neve, lo scricchiolio della neve fresca sui pedali ti eccita, non hai problemi, sei ben vestito e sai che tra qualche chilometro c’è un bivacco o un rifugio.
Qui invece mi aspetta una notte mai provata, mai nemmeno immaginata in vita mia!
Come mi coprirò se ho tutti i vestiti bagnati?? Il sacco a pelo sarà asciutto dopo tutta quest’acqua? Le mani e i piedi che non sento più dal dolore come li riscalderò?? Cosa metterò sotto il sacco a pelo per non appoggiarlo sullo strato di tempesta spesso 5/6 centimetri? E se continua a piovere come faremo? Penso e pedalo, pedalo e tremo!! Sono solo le otto di sera e non so come faremmo ad arrivare alle sei del mattino in quelle condizioni.
Daniele è l’unico convinto che il guado si può fare. Paolo non si vede, spero ci stia seguendo.
Ormai sento che il guado è vicino, siamo stremati, ma continuiamo a pedalare.
Ad un tratto STOP!! STOP!! Non ci credo!! C’è una casetta ai lati della pista! E’ anche bella, diversa dalle case dei pastori. E’ chiusa!!
Mi fermo tutto eccitato urlando a Rino e Daniele : “Io mi fermo qui, abbattiamo la porta ed entriamo”. Nel far ciò ho già appoggiato la bici vicino alla porta d’ingresso, ho aperto lo zaino, le borse della bici e ho tirato fuori tutta la roba da vestire.
Sto termando, mi sono spogliato completamente. Mi infilo qualche capo più asciutto degli altri. Mi accorgerò poi che mi sono messo cinque maglie!!.
Rino intanto sta esplorando la costruzione e mi urla che dietro c’è un fienile, che possiamo riposare là. No… devo andare all’interno, su un luogo chiuso dove possa scaldarmi…. Continuo a tremare, devo buttar giù la porta d’ingresso.
Zitti, zitti…. sento dei cani che abbaiano sulla collina sopra di noi.
Iniziamo ad urlare, qualcuno ci risponde e in poco tempo siamo attorniati da bambini e da un adulto.
E’ un miracolo!! Cerco di farmi capire. Non serve parlare, penso che abbiano già visto la disperazione nelle nostre facce.
Raccolgo tutti i miei vestiti che mi son levato, messi a terra a mò di tappeto e pieni di acqua e fango li infilo nello zaino. Ci indicano di seguirli! E’ fatta!!
Prendono le bici e le portano su un pollaio posto sul retro della costruzione. Ma dov’è Paolo? E tu Daniele cosa fai? Io e Rino non abbiamo dubbi, dobbiamo seguire i nostri “salvatori”.
Daniele è certo di passare il guado e di arrivare al cp, riparte.
Io e Rino seguiamo i bambini su per un sentiero fangoso e dopo pochi minuti arriviamo ad alcune costruzioni poste in cima ad un colle.
Si apre una porta. Siamo salvi, sono al colmo della felicità!!
Tappeti per terra, una stufa calda e un’accoglienza commovente.
Subito le donne riempiono la stufa di legna, che diventa incandescente.
La stanza è piccola e piove dal tetto.
Ci fanno sedere sui tappeti, attorno ad un tavolino dove arriva subito una scodella di mandorle e il tè fumante.
Mi scotto la lingua ma il bicchiere con il tè viene continuamente svuotato.
Mi accorgo improvvisamente di una sete e fame che prima non sentivo.
Ci presentiamo. Il nostro salvatore si chiama Alì Fasan, padre di sette figli, con una moglie, due cognati e un’amico venuto dal paese vicino, che dista a circa una ventina di chilometri.
Ci presenta tutta la famiglia, ed io cerco di fargli capire com’è la mia. Anche se ci capiamo poco, parliamo in continuazione.
Apro lo zaino e dono qualche cioccolata e biscotti ai figli, con i quali cerco di scherzare e di ricordarmi i loro nomi.
Apro una confezione di albicocche disidratate e le mangiamo tutti.
Non riesco a spiegarmi che domani dobbiamo proseguire per il paese del cp., non mi ricordo il nome.
Rino, allora assieme ai bambini torna giù dalle bici per prendere il road book e le boracce, visto che la sete è sempre intensa. La stanza si fa bollente, continuo a parlare e a spogliarmi, finchè resto con l’ultima maglietta.
Assieme ad Alì e ai suoi cognati, tendiamo un filo attraverso la stanza dove cerco di mettere i nostri vestiti ad asciugare. Ma non posso.
Alì mi chiede di sedermi ed è sua moglie e sua figlia che prendono i nostri vestiti pieni di sudore, pioggia e fango e li stendono ad asciugare.
Si apre la porta e chi si vede? Daniele e Paolo.
Quando Rino è arrivato alle bici li ha trovati giù alla casa. Daniele mi racconta che arrivato al guado e visto che era impossibile attraversarlo, è tornato a cercare Paolo chiamandolo, cercandolo con il fischietto, finchè l’ha trovato per la pista, tremante e impaurito, e arrivando così alla casa a fianco della pista.
Anche per loro si compie il rito dell’accoglienza e rivivo le cose che quand’ero entrato le avevo fatte meccanicamente. Appena entrati vengono fatti sedere sui tappeti e un bambino mette ai loro piedi un catino e una brocca, versa dell’acqua calda per lavarci le mani ed il viso.
Siamo tutti seduti attorno al tavolo, continuiamo a conversare, i bambini vanno e vengono dalla stanza, la moglie e la figlia ogni tanto aprono la porta per vedere dentro, spariscono e poi arrivano con altro tè e altra legna.
All’improvviso altro lavaggio alle mani per tutti e subito dopo la moglie arriva con una profumatissima tagine e con due enormi pagnotte.
Alì divide il pane per tutti, prende la carne di montone dalla tagine e la divide.
Non esistono posate e tutti intingiamo il pane finchè non siamo sazi.
Agli angoli della stanza stanno in disparte i suoi due cognati, vestiti e imbacuccati perché erano stati fuori a controllare le capre.
Mi accorgo, con una stretta al cuore, che i nostri avanzi della tagine diventano la loro cena. Non ho parole.
Io e Alì intanto continuiamo nel nostro dialogo; lui per farmi capire che ha mangiato bene continua a ruttare guardandomi, finchè riesco a capire qual è il senso dei suoi rutti e mi adeguo imitandolo e facendolo così felice.
Gli chiedo di fare qualche foto ed il suo indirizzo per mandargliele.
Si mette in posa, lui e la sua famiglia, finchè prende carta e penna e inizia a scrivere sotto lo sguardo curioso dei figli.
Si ferma alla prima lettera del suo nome scritta malamente e poi mi consegna carta e penna dettandomi il suo indirizzo.
Apre un cassetto e dentro una bustina consumata e gelosamente custodita mi dà un documento con la sua foto per copiare, ma è scritto in arabo.
Gli do un foglietto con il mio indirizzo, lo piega e lo ripiega ponendolo in mezzo al suo documento di riconoscimento. Scherziamo persino con la foto del Re, unica foto appesa alle pareti assieme ad una foto di Alì fatta diversi anni fa.
Iniziamo così a “giocare” scrivendo su un foglio i nomi di tutti, le età, alcune parole degli oggetti presenti nella stanza, finchè arriva la moglie con un vassoio di mele coloratissime. Alla fine il “rais” (così si faceva chiamare Alì) si alza, apre un cassettone sul fondo della stanza e ci consegna due coperte a testa. Capiamo che è l’ora di dormire.
Ci stringiamo il più possibile verso il fondo della stanza per lasciar più spazio possibile per loro, ma noto che solo il suo ospite venuto da Boutferda si prepara nell’angolo opposto un giaciglio.
Alì e la sua famiglia ci salutano e stanno per uscire, gli faccio segno che c’è spazio per tutti ma lui chiude la porta e se ne va.
Rimaniamo soli iniziando a scambiarci le nostre sensazioni su questa calorosa ospitalità, così lontata dai nostri principi.
Spegniamo le lampade e cerchiamo di dormire.
Non si può… la mente torna la fuori….. Dove sono gli altri??
L’Ausilia e la Olga ?? gli avevo promesso che le avrei aspettate! E Giacomo, Stefano, Patrik, la Franca, la Elena, dove saranno?? Mi auguro che abbiano avuto la nostra fortuna , che si siano rifugiati sulle baracche dei lavoratori, oppure che abbiano trovato un riparo in qualche altra parte.
Sento i miei compagni respirare affannosamente, so che non stanno dormendo neanche loro e son convinto che i pensieri corrano nella stessa direzione. Dopo un’oretta, Paolo, che dorme al mio fianco, sta male e vomita tutto quello che ha mangiato.
Mi alzo ed esco per vedere se trovo qualcosa da pulire e rimango di pietra nel vedere Alì, i suoi cognati e i suoi figli più grandi, dormire rannicchiati con delle coperte, sotto il porticato infangato.
I più piccoli e le donne stanno dormendo in cucina e la tosse del più piccino ci accompagnerà per tutta la notte.
Alì mi da un catino, pulisco, invito ancora Alì a dormire al caldo con noi ma non c’è verso. Mi corico ancora con la convinzione che neanche il più altruista di noi si sacrificherebbe in questo modo per dare ospitalità ad un estraneo.
Cerco di dormire, ogni tanto parlo con Rino che sento sveglio, sono troppe le emozioni, i pensieri, le paure. Paolo poi continua a star male, prendo le mie gocce per dormire che porto sempre con me, ma non fanno alcun effetto.
Prima dell’alba sento dei rumori all’esterno.
Alì si è svegliato. Ci alziamo anche noi, anche se l’ospite che ha dormito con noi, avrebbe ancora voglia di rimanere sotto le coperte. Iniziamo così a prepararci i vestiti, riempiamo gli zaini con la roba finalmente asciutta, finchè si apre la porta ed entra Alì con il tavolino, il tè caldo seguito dalla moglie con la colazione : un piatto di olio e una gran pagnotta di pane.
Alì la divide e iniziamo tutti ad intingere il pane nell’olio; arrivano anche le uova sode mentre fuori sta albeggiando.
Ci apprestiamo a partire, ho l’animo in tumulto, non so come ringraziare.
Mi avvicino ad Alì con un po’ di soldi in segno di riconoscenza, mi guarda offeso non li vuole! Cerco di spiegargli che è un piccolo segno, un regalo per i suoi figli, finchè riesco a infilarglieli nel taschino della giacca.
Scattiamo le ultime foto e con un grande abbraccio saluto Alì, la moglie e tutti i figli.
Lasciamo la casa di Alì assieme all’ospite che tornerà con noi al paese, sono commosso, mi giro e vedo Alì e tutta la sua famiglia che ci salutano, è un’immagine che mi porterò dentro per sempre.
Scendiamo a prendere la bici alla casetta lungo la pista. Mentre ci prepariamo per ripartire, da dietro una porticina sento una voce che ci chiama, apro e trovo Stefano dentro il suo sacco a pelo con la faccia stravolta, apro la porta di fianco e trovo Patrik anche lui appena svegliato.
Ci raccontano la loro avventura, sono arrivati alla casa alle quattro del mattino sfiniti.
Li salutiamo e partiamo verso il guado.
L’acqua è calata, anche se la corrente è ancora forte.
Ci aiutiamo per attraversarlo. Paolo è il più provato, mentre sto aiutandolo a passare tenendo la bici per la ruota davanti sento uno strattone, mi giro e lo vedo galleggiare agganciato alla ruota della bici, l’ospite di Alì che è dietro di lui lo aiuta a rialzarsi e ad attraversare.
Siamo sulla sponda opposta, vediamo sulla collina la casa di Alì e le montagne attorno ancora tutte imbiancate dalla tempesta della sera precedente.
Ma c’è il sole, partiamo io e Rino con Alì Fasan nel cuore fino al cp. 4, mentre Daniele e Paolo si fermano a lavare la bici al torrente e procedono più lentamente. Al cp. 4 ci troviamo tutti. Ci fanno impressione le tre ambulanze ferme al villaggio….. per fortuna sono rimaste senza lavoro!!!
Breve sosta per un tè, una frittata e via…. si riparte tutti quattro assieme verso il cp. 5.
Pedaliamo sereni, anche se i discorsi ed i pensieri sono tra quei tappeti, tra quelle mura, tra quel calore che ci è rimasto addosso come una seconda pelle.
Al pomeriggio ci sorprende un altro temporale alla base del passo per Imshil.
Siamo inzuppati ma pedaliamo in asfalto, non corriamo più alcun pericolo. Arriviamo al cp. 5 che è già buio. Paolo è sfinito e decide di ritirarsi.
Decidiamo in ogni caso che ci meritiamo una bella mangiata e una dormita prima di partire per il traguardo, saltando il cp. 6.
Mi sveglio al mattino e nel firmare la partenza nel registro mi accorgo con immenso piacere e con un po’ di invidia che Ausilia e Giacomo sono risorti…. Dopo una notte all’addiaccio, sono passati dal cp. 5 e hanno proseguito per il cp. 6.
Grande temperamento, forza e un carattere non comune!!
Ormai abbiamo deciso, la nostra gara l’abbiamo già vinta, partiamo per il cp. 8 e poi verso il traguardo.
La giornata finalmente è calda, limpidissima, la nostra andatura quasi turistica.
Dopo il cp 8 nell’altopiano prima del traguardo, un cane da gregge ci attacca, l’ultimo della colonna è Daniele, che si sbilancia e cade.
Qualche piccola escoriazione e le schegge sulla sua “Montura” ci danno l’occasione per rivolgere qualche gesto di rabbia verso la casa del pastore li vicino.
Esce una donna con in mano una corda rotta, seguita subito dal padrone che si avvicina e cerca di scusarsi, facendolo capire in qualche modo.
Dopo alcuni attimi di tensione ci invita dentro casa per il tè. Entriamo in casa, ci fa accomodare su soffici tappeti, cerchiamo di parlare, ma qui è più difficile capirci! Lui continua a scusarsi finchè entra nella stanza la famiglia con un gran piatto di kus-kus.
Ne mangiamo un po’ perché avevamo già fatto il pieno al cp. 8; è quasi offeso perché non mangiamo, arrivano anche tre mele enormi e coloratissime; le divoriamo.
Ma dobbiamo andare, non prima di aver bevuto l’ultimo tè.
Ho ancora davanti agli occhi il momento del commiato, con l’ultima foto fatta alla famiglia, il loro ultimo saluto con gli sguardi che continuavano a chiederci scusa.
Ripartiamo, finchè cantando, arriviamo al traguardo, forse rammaricati per il cp. mancato, ma comunque felici e soddisfatti.
Le emozioni non son finite…. si ascoltano i racconti di tutti, le avventure vissute… per concludere alla grande con l’arrivo degli stoici Ausilia e Giacomo e la cena finale, dove i volti pur segnati dalla fatica, lasciavano tutti trasparire la gioia e la soddisfazione di essere là, di aver concluso un’esperienza unica.
Non posso concludere senza ringraziare il mio prode compagno Rino, amico di tante battaglie che pensavo finite.
I suoi silenzi, le sue approvazioni, la sua disponibilità infinita hanno consolidato un legame già con solide radici, ma ora cementatosi profondamente.
Un grazie poi a tutto il gruppo per aver condiviso momenti di allegria a momenti di rabbia, di sconforto, di ansia, ma tutti consapevoli che quello che stavamo vivendo godeva dell’unicità, era stato coniato solo per noi.
Tanti di voi li conoscevo e sapevo il loro valore che ora si è moltiplicato.
Altri li ho conosciuti in questa occasione apprezzandone l’entusiasmo, la forza di volontà e in particolare l’altruismo.
Olga sei stata un esempio per tutti noi.
Un grazie va senza dubbio a te Maurizio che hai, come sempre, fatto il possibile per farci rivivere le emozioni che tu stesso hai provato quando hai scoperto questi luoghi; peccato che il maltempo abbia cercato di complicarti un po’ le cose…., ma conoscendoti forse l’avevi già prenotato tu quel temporale!!!
Continua a scoprire nuove vie, ti seguiremo!!!
E infine, anche se non mi leggerai mai, un grazie a te Alì e alla tua splendida famiglia.
In quelle poche ore hai saputo farmi capire che quelle che consideravo le priorità nella vita, non avevano alcun valore.
L’accoglienza, l’ospitalità, la semplicità, sono le cose che mi ha dato e che cercherò di portarle con me.
Ciao Alì e se il prossimo anno, Maurizio mi farà ancora passare per quella pista, aspettami, sarò lì ad abbracciarti.
Livio


Ore 13.23  21 novembre

I 2 svizzeri che hanno partecipato alla gara ci mandano un articolo in tedesco.

Rang 1 und 2 bei 55 Stunden Nonstop rennen in Maroko

Reto Koller und Sämi Burkart folgten der Ausschreibung eines Rennens in Maroko. 700 km mit 11.000 Höhenmeter, in möglichst kurzer zeit zu bewältigen. Das ganze mit einem voll bepackten Bike mit 21 Kilo Gewicht.

Im vergangenen Frühling war im deutschen Bike Magazin ein bericht über ein Nonstop rennen bei welchem die Siegerzeit bei 56 Stunden lag. Im internet auf der Seite des Italienischen Veranstalters Maurizio Doro unter www.naturaid.com , fanden sie weitere Informationen. Gepäck: Kleider essen Schlafsack Getränk, müssen selbst transportiert werden. Wasser kann mann alle 60 bis 120 Kilometer Nachfüllen. Nach 88 Stunden ist Zielschluss. Der Sieger hatte nur vier Eineinhalbstündige pausen gemacht. Ein fast unvorstellbares unternehmen schien das zu Sein. Was eine Gruppe Italiener und ein deutscher Reporter schon geschafft hatten Sollte doch für sie auch möglich sein. Mit der Hoffnung einfach nur ins Ziel zu kommen Reisten sie nach Maroko.

Am fünften November Trafen sie fünfzehn Italiener fünf Italienerinnen und ein Franzose in Marakesch am Flughafen. Gemeinsam reiste man in Bussen zum Start Ort Azilal, am Fuse des Atlasgebirges. Nach einem Angewöhnungstag mit Velo zusammenbauen, Streckeninformationen Einschreibung, Materialkontrolle und Gemeinsamem Essen Startete das Rennen Am Dienstag Früh um fier Uhr. Es musste auf eine Alternativrute gewechselt werden, Da die geplante Stecke über den Atlas in die Sahara, wegen der vielen Regenfälle nicht passierbar war. 560 Kilometer und 11000 Höhenmeter Standen nun bevor.

Maroko. Wetter Land und Leute.

Ein kaum vorstellbares natur Erlebniss bot sich den Teilnehmern. Die Strassen Pisten und Pfade führten über liebliche hügelige Landschaften, steinige Gebirgsketten, über braune Erde mit tiefen Wasserfurchen, an mehrfarbigen Erdschichten vorbei. Tosenden Wassefälle, riesige tiefblaue Seen mit vielen armen, Ganze Thäler und Felder welche nur aus Wasser bestanden. Schaf und Geisenherden Tromedare und Hüner. Dann immer und überal traf mann wieder Menschen, zu fuss auf oder mit Eseln. Zum Gruss hoben sie die hand, nickten mit dem kopf, oder manche sagten Bon Jour Die tiefer gelegenen Dörfer sind aus Lehm gebaut und sind kaum zu erkennen in der gleichfarbigen Umgebung. Im Gebirge sind teils grosse steinerne Häuser wie Burgen. Wo Häuser sind gibt’s auch viele Hunde welche laut bellen und einige jagen einem auch ausdauernd hinterher.

Fürs Rennen entschlossen sich die beiden Freunde getrennte zu Fahren. Da Für Sämi wegen einer Magenverstimmung ein Start gar erst in frage Stand. Er fuhr erst mit den hintersten los und konnte sich im verlauf des Rennens immer mehr erholen. Reto Koller übernahm von Anfang an mit dem vorjahres Zweiten Raffaele Verzella die Führung .82 Kilometer und gegen 2000 Höhenmeter bei Schnee und regen hatte man beim ersten Posten hinter sich. Hier konnte man sich vor einem Unterstand an einem Feuer etwas wärmen. Es gab Suppe Tee Und Nutellabrot. 96 Kilometer Später, gab es in einem Restaurant ein kleines Omlett zu ergattern. Weitere 42 Kilometer Später Die Ueberraschung. Reto und Raffael hatten bis zu Posten drei schon zwei Stunden Vorsprung. Auf dem weg zu Posten vier fuhren sie in die Nacht. Gelangten nach einem zwei stündigen Aufstieg in eine schlammige Strasse und die Bikes waren so mit schmutz verklebt, das für sie nur der weg zurück möglich war. Sie mussten mit Wasserkesseln mühsam die Bikes vom Schmutz befreien. Sieben Fahrer (auch Sämi) waren nun zu ihnen aufgerückt. Bei einer Berberfamilie gab es Suppe Taschil und Tee. Man wickelte sich bis in die Morgendämmerung in Wolldecken und versuchte es von Neuem. Auch allen andern war nach dem Aufstieg klar, dass es hier in der Nacht kaum ein durchkommen gegeben hätte. Mit tragen und Stossen verbrachte man gegen zwei stunden bis man durch den schlimmsten Morast durch war. Nach einer langen technisch schwierigen Abfahrt, folgte eine etwas ungewohnten Flussdurchquerung. Bei Posten vier gab es wieder die Möglichkeit bei einer Berberfamilie eine Suppe zu essen. Reto und Raffael gönnten sich nur eine kurze Pause und machten sich für weitere 67 Kilometer und 2000 Höhenmeter auf den Weg. Nun fuhr man bald wider in die Nacht hinein. Wieder setzte starker regen und Hagel ein. Die Strassen verwandelten sich in strömende Bäche und man konnte oft im Wasser und Schlamm nur noch vermuten auf dem richtigen weg zu sein. Im Hotel in der Bergstatt Imichil Gab es Gasbeleuchtung und zwei warme Holzofen. Reto und Raffael wärmten sich bei Suppe und Tee eineinhalb Stunden auf. Bis zu dieser Zeit war noch niemand zu ihnen aufgerückt. Sie buchten ein Zimmer. Dann fuhren sie 35 Kilometer und 500 Höhenmeter zum Wendepunkt in Agudar und alles zurück. Doch auch nach diesen Fünf Stündchen durch die Nacht, war nichts mit Schlafen im gebuchten Zimmer. Sämi hatte sich im Hotel kurz aufgewärmt und folgte mit drei stunden Rückstand. Auch Sebastiano mit Mauro und Später Daniele folgten in dieser Nacht. Es ging um die ersten fünf Plätze. Sämi war eine halbe Stunde gemütlich wie immer unterwegs, als Mauro mit Sebastiano an ihm vorbei schossen. Nach einer weile fühlten sie sich in Sicherheit. Da kein licht mehr von hinten kam. Als ihnen in einem Dorf hunderte von Meter Hunde hinterher gejagt wahren, fuhr Sämi ohne licht an ihnen vorbei. Es hatte aufgehört zu regnen und teils beleuchtete der Mond die im Wasser glitzernde Berglandschaft. Man fuhr nun durch drei Steinerne dunkle Bergdörfer. Immer auf der Suche nachdem richtigen weg. Die die Piste verlor sich oft in Riesigen Wasserebenen. (Reto und Raffael riefen einmal als sie nur noch Wasser um sich hatten hallo in die Nacht hinaus und es erschien aus dem nichts jemand und zeigte die Richtung). Es begann nun weis zu werden, die Umgebung ,aber man fühlte sich so Warm, „mit Ausnahme der nassen Füsse“. Unter den Reifen oder beim durchwaten von Schlamm krachte nun die oberste Eisschicht Leise. Dann endlich die blaue Tür im Steinhaus mit dem Namen Hotel Ibrahim. Der Wendepunkt. Sämi Unterschrieb nur Schnell und kehrte um. Die Verfolger machten eine kurze Pause. Auf dem Rückweg kreuzten die drei den aufsteigenden Daniele. Fünf Kilometer vor dem Hotel in Imichil,  überholten Mauro und Sebastiano Sämi. Er war daran Seinen Sechsten platten zu Reparieren. Diesmal ein zerschnittener Pneu. Der Velomech hatte sich mit den leichtesten erhältlichen Reifen an den Start Gewagt. „Ob er es wieder versucht?“ Mit zehn Minuten Rückstand traf er im Hotel ein, zog sich trockene Socken an füllte die Wasserflaschen, As etwas aus dem Profiantsack, legte sich fünf Minuten vor den Ofen und dann war er wieder auf dem weg. Noch 140  Kilometer und zwei tausend Steigungsmeter Standen bevor. Mauro und Sebastiano Schauten dem geschehen ungläubig zu und folgten eine Stunde Später. Die Führenden Reto und Raffael gönnten sich auch keine Lange pause. Sie hatten sich um halb drei, Zweieinhalb Stunden vor Sämi auf den weg gemacht. Reto Kämpfte bei der Thalabfahrt in der Dunkelheit mit starker Müdigkeit, bis in ein hinterherjagender Hund zu Sturz Brachte. Danach ging es gut. Nach dem letzten Posten, 62 Kilometer vor dem Ziel Trennte Sämi nur noch eine Stunde von den Führenden. Mit 54 Stunden und 33 Minuten gelangte Reto mit dem Italiener Raffael als erstes ins Ziel. 30 Minuten später hatte es auch Sämi geschafft und wurde als zweiter Gewertet. 100 Minuten später folgten Mauro und Sebastiano und viel später noch einige wenige. Zehn Minuten vor Zielschluss (88 Stunden) gelangte auch die einzige sich noch im rennen befindende Frau Ausilia Vistarini ins Ziel. Die Nässe die Kälte und der Schlamm machten die dritte Ausführung vom Natutaid zum Schwierigsten Rennen. Nicht einmal die Hälfte erreichte Regulär das Ziel. Doch bei der Siegerehrung waren alle wieder eins und man freute sich und Lachte über das verrückte erlebte.


Ore 13.59  20 novembre

"Qualsiasi cosa tu possa fare o sognare di poter fare, incominciala!
Il coraggio ha in se' il genio, il potere e la magia: inizia ora.-
Goethe"

La mia prima uscita in MTB risale al giorno di Pasquetta del 2005.
L'ostacolo piu' difficile da superare in preparazione del Naturaid e' stato ….
Trovare il coraggio di chiedere a Salvatore (il mio capo..) un'altra settimana di ferie.
La mia partecipazione a quest'avventura e' legata ad una scommessa con una grande persona, la mia Amica Franca.
Franca: per ora hai vinto tu.. continuo a fare il tifo per te e ad invidiare il tuo coraggio e il tuo buon umore, mi saranno da esempio e guida per sempre.
Ausilia: sei il pulcino piu' forte tenace e fragile che abbia mai conosciuto in tutta la mia vita.Sei straordinaria!
Ringrazio il mio Angelo Custode, che mi ha guidato in discesa, sul fango, nella pioggia, che ha fatto smettere di abbaiare tutti quei cani nella notte.. la ringrazio soprattutto  per avermi fatto cosi' matta da accettare di fare un altro passo molto piu' lungo della gamba, iscrivendomi all'ultimo momento al 3o Naturaid del Marocco.
L’inseparabile coppia Franca/Elena ha percorso 400 km su 7200 mt di disl totali, dal CP 3 in poi in compagnia  di Donatella: e' stato bello proseguire fino alla fine,  INSIEME.
Ringrazio tutti i partecipanti al 3o Naturaid 2006 per essere stati li' "con me", intercettando per caso la mia strada e facendo di me una persona piu' ricca,consapevole
E .. impaziente di riprovarci ancora!


Mauri: come sempre.. e' tutta colpa tua.. non mi stanchero' mai di ripeterlo!!
Vi abbraccio tutti dal profondo del mio cuore
Elena"

Ore 18.52  20 novembre

Questa la dedico Ad Alba:

Ciao Maurizio e ciao cari compagni d'avventura,
Dopo una settimana di vita quotidiana ancora non riesco ad abituarmi alla realtà. Non è facile passare da un mondo all'altro in così poco tempo...
Mi mancate, tutto mi manca. Continuo a vagare alla ricerca di una risposta che dia un senso a tutto questo. Mi sento strano. Sicuramente entusiasta, felice, appagato... E penso che lo rifarei domani. Ma non è tutto... No.
Quasi mi sembra che quella persona che arranca nel fango fosse un'altra!
Mi piacerebbe un giorno condividire con voi I pensieri e le sensazioni provate, capire insieme che senso dare a queste fatiche.

Cosa ho imparato... Cosa ci vogliono insegnare queste prove? Ognuno avrà la sua visione ovviamente! A me però viene sempre più facile paragonare la bicicletta, e I suoi lunghi percorsi, al lungo (si spera! :)) percosro della vita. Non voglio fare filosofia ma un pensiero che sento e che anche se intimo voglio condividere con voi.

Abbiamo un percorso indicativo, ma le sorprese non mancherenno: salite, sterrati e magari anche un po' di fango.
In certi momenti sembra che la salita non debba finire mai... Sono stanco e ho male un po' da tutte le parti. C'è freddo e I miei piedi sono bagnati.
Ma sto imparando che le salite finiscono, basta continuare a muoversi, anche piano come insegna maurizio, ma sicuramente finiscono. è scritto! Anche I tratti di fango non sono eterni e prima o poi un po' di asfalto arriverà a darci coraggio! loro le salite, il fango, il freddo, hanno già perso perchè non possono muoversi. Noi invece si, noi ci muoviamo e prima o poi la salita spianerà!.

Questo è un pensiero che insieme ad altri mi ha fatto sperare che al prossimo dosso, oltre la prossima curva la situazione sarebbe migliorata. Mi piacerbbe poter portare questa "filosofia" nel quotidiano.

Ma non basterebbe solo questo, Solo non basto... voglio sinceramente ringraziare MAURIZIO E TUTTI VOI perchè siete stati importantissimi compagni di viaggio e senza il vostro entusiasmo probabilmente sarei ancora nella melma! Un grazie a chi ha pedalato, dormito, mangiato, sorriso, pianto, sofferto, sperato, gioito con me.
Un grazie altrettanto enorme a chi mi ha seguito da casa (o dal lavoro), il saprevi con me è stata un'altra risorsa fondamentale per tirare avanti!!!!!!
Come sempre grazie di cuore alla mia famiglia che con la sua mail di incoraggiamento è riuscita a commuovermi...
Un Grazie pari ai precedenti anche a Maria Elena per aver sopportato le mie "paranoie" pre-gara!... Sono stato pallosissimo!

Che dire ragazzi... Siamo fortunati!!!

A proposito: ma chi è Alba?
è una tartarughina di mare che ho avuto il piacere e il privilegio di veder sbucare dalla sabbia durante una bellissima alba (da qui il suo nome) nel sud estremo del peloponneso (nel mani).
Beh, nei momenti di sconforto ho pensato alla grande fatica che anche lei ha dovuto sopportare prima di poter raggiungere il suo mare...

Grazie Alba per la bellissima lezione.

Un abbraccio a tutti voi e grazie!

Giacomo


Ore 19.10  19 novembre

E' passata una settimana non sembra vero ma 7 giorni fa eravamo tutti a "divertirci" in mezzo alle montagne dell'Atlante marocchino.

Ognuno di noi si è fatto la "sua storia" e se la porterà dentro di sè, ma anche altre "23 storie" si sono intrecciate e fuse ed hanno lasciato un segno, un'esperienza, una scelta, un ricordo, un'amicizia in questo Naturaid 2006
grazie a tutti Voi
Paolo
pedalategentepedalate

Ore 11.16  18 novembre

Ma...cosa ci fa un patacca milanese ciclista al Naturaid in Marocco...?
La risposta è semplice: un corso di sopravvivenza.
Così all'alba del 5 novembre sto patacca, all'anagrafe Stefano T.Fabrizi, si presenta in aeroporto ignaro di ciò che lo stava aspettando.
Aveva infatti preparato con precisione maniacale tutto il materiale senza tralasciare i dettagli: da una bici full superleggera in tinta con i completini Assos bianchi e neri, alle calorie calcolate al grammo
costituite essenzialmente da barrette e polveri sintetiche accompagnate dalla tabella comparativa caloria/peso, al GPS dell’ultima generazione Garmin con l’illusione di sapere dove trovarsi anche in mezzo al nulla…
Una cosa non aveva però considerato…che quell’avventura poteva nascondere degli imprevisti e come tali dovevano far parte dell’equipaggiamento a costo di qualche chilo in più da portarsi appresso.

Tutto era filato liscio per 26 ore quando con incredulo entusiasmo avevo raggiunto il gruppo di testa in compagnia dell’ intrepida Ausilia e della tenace Olga.
Erano le 6 di mattina e il gruppo si apprestava a partire. Il mio entusiasmo era al massimo, ma avevo bisogno di recuperare per cui decisi di aspettare Patrick mentre Ausilia ed Olga ripartivano di buon mattino.Lo strappo in salita dal CP 3 mi costò l’errore fatale, perché decisi di sganciarmi da Patrick, Michele e Giacomo tenendo un ritmo alto di andatura: volevo andare avanti e più veloce… a tutti i costi. Arrivai all’inizio dello sterrato stremato ed affrontai il sentiero che la pioggia aveva trasformato in un fiume denso di fango; la bici non ne voleva sapere di andare avanti nè indietro…il freddo aveva cominciato prendere il posto della stanchezza al punto che decisi di ritornare sui miei passi e ripartire il giorno successivo dal CP 3. Patrick mi incoraggiò a stare in gruppo con loro…Niente da fare.
Passai la notte al CP 3 in piacevole compagnia di Elena, Franca e di Donatella con sue sventure. Non dimenticherò mai l’esclamazione bonaria e beffarda di Franca che sorpresa della mia presenza disse: “Te la sei filata con il mio pezzo di grana e la mia cioccolata alla partenza ed ora ti trovo qui… ben ti sta…Mi avevano avvertito: mai fidarsi delle promesse di un uomo…figurati di un patacca milanese…”
Notte in bianco....e lo strappo con la jeep mi costò la squalifica. Fu la vista di Ausilia e Giacomo che passarono la notte all’addiaccio che mi diede una scossa di adrenalina al punto da continuare la gara o meglio l’avventura con loro. I loro visi segnati dalla sofferenza erano simbolo di tenacia e di coraggio nel voler continuare senza mollare.
Mai arrendersi…Maurizio mi aveva avvertito.

Ognuno di noi ha fatto la propria gara, contro il tempo, contro le avversità atmosferiche, contro la sete e la fame, portando sè stessi al limite delle proprie possibilità, sperimentando l’imprevisto come valore delle proprie attitudini psico-fisiche. Per tutto il resto del percorso non ho avuto particolari problemi, perché il raggiungimento del limite l’avevo ormai esperito. Da quel momento è iniziata realmente la gara per me, nell’accettazione non passiva della sconfitta, ma il riconoscimento della propria condizione e la valorizzazione di quei fattori che apparentemente negativi possono trasformarsi in grande positività.
L’entusiasmo di accompagnare al traguardo Giacomo e Ausilia è ancora vivo dentro di me, perché ho vissuto con loro gran parte di questa gara sofferta e desiderata fino allo stremo delle loro forze. La grinta di Giacomo…i pianti di Ausilia così veri ed autentici, sullo sfondo uno scenario di crudo e puro realismo.

Scivolo attraverso la fitta umidità milanese con il mio cancello urbano a due ruote svicolando nel traffico lento e appesantito da una sottile ma densa pioggia autunnale.
La città dei patacca è paralizzata da un serpentone di auto che procede lento come un inesorabile magma puzzolente. Scavalco marciapiedi, imbocco contromano a manetta, così è la vita del ciclista milanese.
Porto sulle spalle uno zaino con dentro il regalo di compleanno per la mia nipotina avvolto nell’ultimo pezzo di telo sopravvivenza rimasto intatto. Cerco di spiegarle a cosa mi sia servito e cosa rappresenti per me. Le dico anche di conservarlo ben piegato e arrotolato perché un accessorio indispensabile…

Ma...cosa ci fa un patacca milanese ciclista a Milano reduce da un Naturaid in Marocco?
BOH…!!!

Grazie di cuore Mauri…
grazie di cuore a tutti voi Naturaider della terza edizione….

Stefano


Ore 12.00 17 novembre

I numeri della mia avventura.
Kilometri percorsi: ca. 329,9, su di un totale di 558.
Di questi, ca. 2,5 km con la MTB caricata in spalla per una condizione di pista fangosa ad un livello tale da bloccare lo scorrimento delle ruote e più di 25 km a piedi (dopo il CP 3, dalla fine dell’asfalto).
In totale ca. 6.900 metri di dislivello in ascesa, distribuiti su n. 16 tratti di salita prolungata, e ca. 6.600 in discesa.
Oltre 10.000 le calorie consumate.
La suola della pedula sinistra corrosa per frenare “a scarpa”, dopo aver finito i pattini dei v-brake.
Tempo impiegato 54 h e 35 min., di cui ca. 3 h per soste alimentari, o ai CPm e 7 h di sonno distribuite in due soste.
Mi sono ritirato a ca. 15 km dal CP 4 ca. alle ore 4 del giorno 9 novembre.
Limitarsi ad una tale descrizione, però, sarebbe come se un amante del caffè pensasse alla tazzina vuota, escludendo il piacere che deriva dall’assumere il relativo contenuto. In sostanza, la descrizione numerica dice poco o nulla rispetto a quello che questa avventura ha rappresentato per me, e per le cose che mi ha “insegnato”.
Escludo il “parto” della decisione di iscrivermi alla gara e tutta la fase di preparazione, non solo fisica, ma anche per la scelta e selezione dell’equipaggiamento, del cibo, delle modalità di trasporto dei bagagli in MTB, tutte attività che comunque mi hanno assorbito, stimolato e divertito non poco e per molte settimane. Mi sono adoperato alla ricerca di ogni possibile informazione sul terreno, condizioni meteo, caratteristiche dei materiale più opportuni e dei cibi da inserire nella dotazione obbligatoria prevista dal regolamento. Ho ripetutamente ed attentamente scandagliato e foto delle precedenti edizioni onde poter scorgere ogni particolare utile alle scelte che mi apprestavo a fare.
La vera emozione è iniziata con l’arrivo da Azilal, due giorni prima del fatidico start.
E’ cresciuta osservando l’equipaggiamento degli altri partecipanti, durante le attività di assemblaggio e carico della MTB, con il giro di ingaggio sui primi 9 km. del percorso, la presentazione del road book e con la ricerca in loco di alcuni ultimi dettagli (forse in realtà insignificanti), ma che al momento sembravano prioritari per le ultime operazioni.
(ad esempio la ricerca di alcuni elastici per meglio fissare il carico, culminata con l’acquisto presso un locale meccanico di 4 fasce ricavate dalla sezione di camera d’aria di camion).
Le informazioni sull’evoluzione meteo prevista, forse erano l’elemento di maggiore preoccupazione, anche se non palesemente manifestata.
Ed eccomi allo START qualche minuto dopo le ore 4 del mattino del giorno 7 novembre.
Si pedala al buio uscendo dal paese ed avviene la prima naturale ripartizione dei concorrenti in diversi gruppetti. La strada comincia a salire e la pioggia a scendere.
Le andature sono diverse, così come lo sono gli intimi obiettivi, i pensieri e le emozioni di ogni singolo partecipante.
Anche le difficoltà attraversate lungo il percorso, seppur forse similari per tutti i partecipanti -almeno nel tratto di percorso che ho compiuto-, per me sono state individuali fatiche fisiche e mentali con cui mi sono misurato in quel preciso momento, senza per questo voler dire che le mie siano state più o meno intense rispetto a quelle altrui.
Per raggiungere il CP 1, in compagnia dell’agile e grintosa di Donatella, abbiamo pedalato in salita sotto acqua, vento e freddo fino alla fine. La discesa finale ha repentinamente abbassato di molto la nostra temperatura corporea, anche se per quanto mi riguarda non ad un livello di vera e propria crisi ipotermica.
L’aiuto per indossare velocemente l’adeguato abbigliamento su arti e mani intirizzite dal freddo è stato un conforto fondamentale che ci siamo prestati con spontaneità e rapidità; ha scaldato il corpo ma anche l’animo.
Dopo una sosta al CP 1 , con non poche incertezze da parte mia, compreso un forte pensiero per il ritiro, proseguo e le cose vanno meglio.
Si pedala in salita attraversando luoghi silenziosi e maestosi nella loro grandezza, assieme a nuovi compagni che si alternano fianco a fianco nei chilometri che mi porteranno con Giacomo ad arrivare al CP 2 oltre la mezzanotte e dopo un passaggio notturno su una passerella di pietra ed un’ultima lunga salita immersi nella nebbia. La lunga discesa finale in notturna con un paesaggio silenzioso e bello da mozzare il fiato ci porterà al villaggio dove è previsto il CP 2. In discesa, oltre all’aria che batte sugli abiti, l’unico suono udibile è il freno della MTB, che si sta esaurendo, e l’abbaiare dei cani. In discesa fa freddo. Attraversando l’ultimo ponte prima del CP, la MTB sbanda su di una passatoia di gomma nera distesa per terra chissà per quale motivo, ed io cado ma senza conseguenze..
Durante il percorso tra CP 1 e 2, Donatella purtroppo viene colta da un malessere e molto saggiamente opta per una sosta per la notte. Ci avvisa di ciò con l’aiuto della Gestrice di una “gite d’etape” ove decide di sostare –una ragazza francese con gli occhi da cerbiatta che ci raggiunge lungo la pista nella notte a bordo di una Land Rover-. Riprenderà la mattina successiva ma ci rivedremo solo nelle vicinanze del CP 4 ca. 36 h dopo.
La sosta al CP 2 avviene presso un piccolo hotel dove mangio e dormo per alcune ore.
Al mattino successivo, sotto un sole che fa sperare in bene, riparto in compagnia di Giacomo e di Patrick, che si è aggregato a noi durante la colazione.
La strada sale ancora in un paesaggio verdeggiante e poi in veloce discesa fino al CP 3, dove incontriamo Stefano in sosta. Dopo una pausa veloce per ingurgitare qualcosa, ripartiamo tutti e quattro con l’obiettivo di arrivare al CP 4. Ci aspetta una prima lunga salita su asfalto, di ca. 11 km, a metà della quale ci coglie un temporale, non disastroso ma con vento freddo che abbassa la temperatura. Come da road book, arriviamo a fine salita e dopo un avvallamento approcciamo alla pista sterrata che sale ancora verso un altro valico a ca. 2100 m. di altitudine.
Qui inizieranno i problemi....
All’inizio di questa pista sterrata incrociamo Stefano, che ci aveva preceduto nella salita su asfalto, ma ora ha deciso di scendere, considerando troppo onerosa l’ascesa in quelle condizioni. Al seguito la sua MTB viene portata a spalle da un ragazzo del luogo (probabilmente l’unico che passava), a cui a chiesto questo supporto. Noi tre parliamo con Stefano cercando di convincerlo ad aggregarsi e fare gruppo, ma non c’è verso.
Sono circa le ore 16.30, il cielo è percorso da nubi grigie ed iniziano le difficoltà di progressione. Ognuno di noi tre le affronta e le vive individualmente con concentrazione ed impegno, in silenzio.
Proseguiamo noi tre e ci “sgraniamo” lungo la pista a distanza di decine di metri, ognuno di noi assorbito dal proprio sforzo fisico e dalla stanchezza, e probabilmente intimamente aggrappato a quei pensieri che sono lo stimolo e il combustibile per proseguire.
Le ruote non girano, il fango argilloso si attacca ai copertoni trattenendo sassi e pezzi di legno che vanno ad incastrarsi nei meccanismi della MTB. Ognuno di noi sceglie una propria strategia di progressione.
La mia è quella di caricarmi in spalla la MTB e di portarla con concentrazione ma senza soste fino alla sommità del valico, ove si scorge un fuoco ed una tenda vicino e dalle ruspe parcheggiate. Probabilmente si tratta della “base” dei lavoratori impegnati di giorno nelle opere di sistemazione della pista. Alcuni minuti dopo mi raggiunge Patrick che ha deciso di pulire le ruote dal fango ogni pochi metri piuttosto che caricarsi la MTB in spalla.
Più a valle scorgiamo Giacomo intento al trasporto della sua MTB. Ci dividiamo; mentre Patrick cerca informazioni presso la tenda, io scendo ad aiutare Giacomo nel trasporto delle sue borse, e così ci ricongiungiamo tutti e tre alla sommità del valico per una decisione.
Nel frattempo il buio è sceso, ed il fango non accenna a diminuire, anche se la pista apparentemente inizia a scendere.
Ci avviamo lungo la pista ma il film è sempre il medesimo. Per sdrammatizzare, lo intitoleremo “nightmare nell’alto atlante marocchino”.
Nuovamente ci “sgraniamo” lungo la pista che migliorerà in parte e per poco solo dopo alcuni chilometri, consentendoci almeno di spingere le MTB.
Ca. alle ore 23.30 del 8 novembre arriviamo ad un importante bivio dopo una lunga rampa di salita.
Da qui, secondo il road book, dovrebbe iniziare la discesa.
Ci aspetta una sorpresa; ancora lo stesso fango.
Nuovamente proseguiamo nella notte spingendo le MTB, dopo aver provato a cavalcarle inutilmente. Ci distribuiamo lungo la pista a distanza di qualche decina di metri l’uno dall’altro. Il fango è lo stesso di prima; le ruote non girano e lo sforzo fisico si fa sentire. Per fortuna ha smesso di piovere.
Ca. dopo la mezzanotte, nella progressione scorgo alla mia sinistra una serie di lucette rosse lampeggianti appese ad uno dei pochi alberi, a ca. 10 m. dalla pista alla mia sinistra. Inizialmente credo di sognare e mi chiedo quali scherzi possano fare l’immaginazione e la stanchezza. Ma le vedo ancora.
Sono in testa alla fila; mi fermo e chiamo nel buio. Una voce mi risponde. Vado fuori dalla pista, e sotto l’albero scorgo Ausilia ed Olga rannicchiate nei loro sacchi a pelo.
Penso ma non dico: per fortuna non piove anche se fa freddo, siamo ca. a 2.000 m. di quota, e c’è vento. La temperatura probabilmente non è di molto sopra lo zero.
Scambio con loro qualche frase. Anche loro hanno trovato il fango e non riuscendo più a spingere le MTB, hanno deciso di fermarsi.
Ausilia parla di avere freddo e di non voler finire (morire !) in quel modo. Olga è molto più tranquilla, obiettiva e non dice nulla.
Mi raggiungono Patrick e Giacomo. Parlano con loro; spunta anche l’idea di lasciare a loro i ns. sacchi a pelo ed i teli termici.
Intendendo proseguire, non posso lasciare il mio equipaggiamento.
Dopo una breve discussione, noi tre ripartiamo con l’intenzione di arrivare al CP 4 per dare informazioni all’organizzazione circa le ragazze in sosta.
Verso l’una, dopo ca. un chilometro, Giacomo che chiude la fila raggiunge a piedi me e Patrick dicendoci che non vuole lasciare da sole le due ragazze. Quindi, intende abbandonare la sua MTB e ritornare sotto l’albero con lo scopo di far alzare Ausilia ed Olga e di camminare assieme a loro senza le MTB lungo la pista; nel frattempo io e Patrick saremmo scesi verso il CP 4 il più velocemente possibile per dare avviso e far salire una jeep che li avrebbe incontrati lungo la pista. Questi furono gli accordi presi, e così ci dividemmo in funzione degli obiettivi condivisi.
Io e Patrick, continuando ad incontrare fango bloccante lungo la pista, inizialmente proviamo al trasporto delle ns. MTB dividendo il telaio sulle spalle e le ruote una per mano; la situazione e la fatica accumulata ci inducono, dopo un pò, ad abbandonare le MTB lungo la pista dopo aver preso sulle spalle i nostri bagagli.
Intorno alle ore 4, dopo ca. ulteriori 12 km percorsi a piedi dopo la separazione dagli altri, incontrando un terreno con uno strato di grandine (che, nella notte, faccio scambio per neve), arriviamo nei pressi del guado segnato nel road book, oltre il quale saremmo proseguiti verso il CP 4.
Camminando nella notte con Patrick ho provato cosa significa cedere al sonno pur continuando a muovere le gambe. Così più volte ci siamo scontrati spalla a spalla nel silenzio.
Arrivando al corso d’acqua (che risulterà largo ca. una decina di metri), sull’altra sponda più in alto rispetto alla linea di attraversamento, scorgiamo i fari di una jeep ferma nel buio. Gli occupanti hanno visto le nostre luci e rispondiamo alle loro segnalazioni luminose. Scendiamo ancora e raggiungiamo la riva del corso d’acqua. Maurizio –Direttore di Gara- ci chiede se vogliamo attraversare; spieghiamo quanto accaduto lungo la pista.
Maurizio ci chiede maggiori informazioni sulla percorribilità della pista e ci dice che siamo gli ultimi, e che tutti gli altri sono già passati.
Indichiamo subito dove si trovano gli altri lungo la pista, MTB comprese, e che come d’accordo cammineranno lungo la pista. Poi spieghiamo anche che Stefano è ritornato al CP 3, che Donatella è più indietro e che non abbiamo informazioni su Elena e Franca.
Pur non essendo in condizione di ipotermia, ma molto stanchi, io e Patrick decidiamo di non guadare nella notte e, dopo aver recuperato “al volo” alcune bottiglie d’acqua lanciateci al di sopra del corso d’acqua da Maurizio, risaliamo la pista per raggiungere a ca. 1 km le costruzioni che avevamo visto in fase di discesa per dormine al coperto ed accendere un fuoco. Maurizio ci da appuntamento al guado per l’indomani al sorgere del sole.
Ma di lì a qualche minuto, la jeep con Maurizio attraversa il corso d’acqua, ci raggiunge e ci trasporta per le centinaia di metri che ci separano dalle costruzioni. Il giovane locale aiutante di Maurizio, ci indica una costruzione ove sul retro possiamo accedere per la notte. La jeep e Maurizio ripartono in direzione degli altri, che in base agli accordi presi con Giacomo dovrebbero essere già da tempo in cammino lungo la pista verso la direzione giusta.
Raccogliendo legna per bruciare, all’interno di un vano della costruzione scopro, con grande sorpresa, n. 4 MTB parcheggiate. Avviso Patrick che è poco distante. Dopo un esame del road book appeso al manubrio, le MTB si rivelano essere di altrettanti partecipanti al Naturaid. Ci sono le MTB ma non le persone. Dove saranno ??
Stanchi ed affamati accendiamo il fuoco e ci corichiamo dentro i nostri sacchi a pelo avvolti nei teli termici.
Ca. alle ore 6.30 mi sveglio sentendo delle voci all’esterno del locale in cui sono steso. Faccio un primo richiamo, un secondo ed un terzo; la porta si apre e mi appare il viso di Livio e gli altri 3 bikers. Mi spiega che erano giunti infreddoliti al guado prima di noi e, non potendo proseguire dopo aver cercato soccorso, sono stati ospitati nella casa di un pastore berbero che si trova sulla sommità della collinetta alle spalle del nostro ricovero di fortuna. Hanno ricevuto una grande ospitalità da questa gente.
Di li a poco avviene un altro miracolo !!!!
Rientra la jeep con Maurizio; all’interno c’è Olga, sul tetto le nostre MTB. Giacomo ed Ausilia, invece, hanno deciso di proseguire !!!! E’ proprio vero che i miracoli avvengono di notte, considerando la situazione e le parole con cui ci eravamo separati da loro poche ore prima.
A quel punto Maurizio mi fa presente che il trasporto della MTB di per sè implica l’esclusione dalla gara, anche se posso proseguire “fuori gara”.
Da qui la mia avventura assume contorni forse meno avventurosi ma non per questo meno educativi, istruttivi, profondi e stimolanti per molti aspetti, non solo tecnici ma anche umani e relazionali.
Con Patrick e Olga decidiamo di proseguire con la jeep fino al CP 4 per farci un the caldo. Da li decidiamo di arrivare con la jeep direttamente fino al CP 8 ( saltando quindi i tratti CP 4-5-6-7-8). Dal CP 8 riprendiamo nuovamente le MTB, dopo una pulizia dei mezzi presso il locale meccanico circondati da una folla di ragazzini curiosi, per pedale sul tratto di ca. 62 km fino alla fine del Naturaid.
E’ chiaro e sono consapevole che non tutte queste circostanze, e le sensazioni che ho provato, possono essere ben descritte e quindi comprensibili per che legge.
Per questo motivo il mio racconto è particolarmente oggettivo e scrupoloso. Così facendo, chi legge potrà forse meglio avvicinarsi ed intuire quanto ho provato.
Alcune sensazioni sono destinate a restare inespresse, ma di sicuro mi aiuteranno in futuro ad affinare la capacità di valutazione di persone e contesti.
Pedalare e camminare nel silenzio gestendo al meglio il proprio sforzo fisico e mentale, offrire e cercare con spontaneità e lucidità il conforto reciproco con i compagni di percorso, imparare a scegliere in autonomia anche quando questo può sembrare egoistico, riflettere sulle possibili conseguenze di ogni iniziativa da assumere sul campo a fronte di imprevisti, sono gli importanti elementi che questa avventura mi fatto considerare nella giusta prospettiva.
Per chi come me ama l’impegno fisico e mentale, e sa trarre dalla fatica profonde soddisfazioni, è stata un’avventura unica, intensa, quasi primitiva ma ricca di stimoli ed irresistibile fascino.
E’ stato un piacere incontrare e conoscere ogni partecipante al Naturaid, che saluto con simpatia. Un particolare ringraziamento va Raffaele e Bruno per “l’intimo” supporto post arrivo.
Un grazie all’inossidabile (e severo) Direttore di Gara Maurizio Doro, sceneggiatore, registra e produttore di questo episodio di vita.
Un sincero e profondo abbraccio a Olga e Patrick con cui ho condiviso una parte di questo percorso, non solo fisico.

Michele Naccarato
Concorrente n. 310
Naturaid Marocco 2006


Ore 14.36  16 novembre

Ciao a tutti i Naturaider 2006…..dopo il rientro i giorni stanno passando con la sensazione strana di sentirmi fuori posto ovunque e con chiunque.Le emozioni e le sensazioni che ho vissuto sulla mia pelle e nella mente sono ancora troppo intense per riviverle parlando e raccontando. Così ho preferito non scrivere subito e custodire gelosamente ogni mio intenso ricordo,fissandolo il più profondamente
possibile nel mio cuore. Diventerà tutto quanto un cioccolatino da gustare nei momenti difficili o amari della vita.
Vi saluto, Vi penso e Vi ringrazio….

Olga..grazie perché mi hai fatto conoscere la forza vera dell’amicizia nella notte più lunga della mia vita;

Maurizio…grazie perché sai trasmettere a chi hai vicino energia pura e un sorriso che  ti ricarica…perché mi hai dato la possibilità di vivere questa avventura;

Giacomo…grazie perché dalla notte della 24H di Cremona ci abbiamo sempre creduto,dando tutto ciò che potevamo dare;

Stefano….perché prima del CP8 sono stata poco gentile e tu hai saputo capire. Negli ultimi 26 km era la tua luce rossa che seguivo e che mi ha portato all’arrivo;

Franca….grazie perché la vita è fatta di scelte e quasi mai facili e la bici ci aiuta a diventare più forti,ma non decide per noi,,,il tuo buon umore è così speciale;

Elena..grazie perché le parole che ci siamo scambiate mi hanno fatto scoprire una persona così
bella dentro …abbiamo dei gatti speciali…..

Livio…grazie perché dopo aver vissuto le emozioni delle 24H,arrivare ai CP e vedere il tuo nome,
mi rassicurava e mi dava la forza di non tirarmi indietro ;

Rino..grazie perché non avrei mai avuto la forza di smontare e rimpacchettare la mia bici all’arrivo ad Ait Ishak e tu lo hai fatto senza che nessuno te lo chiedesse;

Mauro…grazie per il tuo sorriso..ti avevo conosciuto attraverso le parole di Elena e ho trovato la persona speciale che conoscevo attraverso un racconto;

Donatella..grazie perché penso che ci saranno altre belle occasioni per pedalare insieme;

Patrick… merci perché è stato bello arrivare con te al CP2….il tuo “Oh Jesus” non me lo dimenticherò più;

Seba…grazie perché guardando il tuo profilo sulla bici sembra che non si debba far fatica pedalando;

Sami ….thank you because your smile is so beautiful……singing in the rain……;

Daniele e Reto…perché a voi star dietro proprio non piaceva!!!scherzo siete fortissimi;

Paolo…grazie perché ci hai fatto una bella compagnia e dato un po’ di forza nella cavalcata finale con i tuoi sorrisi dalla jeep;

Silvio, Mirko, Daniele perché avete fatto fare un figurone ai Tour de Pance!

Michele…perché anche senza forze hai dimostrato di che pasta sei fatto;

Raffaele e Bruno….perché ,belin,siete davvero dei gran naturaider.

“La vita è simile ad una tela vuota;diventa ciò che tu ci dipingi sopra”

Ausilia


Ore 17.30  15 novembre

Ciao Maurizio leggo con ammirazione la bellissima prova di tutti voi,tempo inclemente percorso super impegnativo vi hanno temprato nella vostra grande avventura,congratulazioni a te organizzatore e cuore della manifestazione,una abbraccio a tutti i magnifici atleti

                                            Stefano Gamper

Ore 19.25  15 novembre

Ciao Maurizio,
volevo ringraziare tu e tutti i partecipanti, per la bellissima esperienza che mi hai dato la possibilità di vivere.
Comunque è stata un'esperienza molto profonda, ho toccato con mano il vero valore della vita..... e credimi non è una frase fatta; trovarsi al buio in mezzo al bosco sotto l'acqua, senza vederci da qui a lì, con i cani che ti vengono giù dalla montagna per il solo fascio di luce che intravedono, per di più con la cacaiola.... eppure scoprire che i berberi popolo povero al punto di arare i campi con il mulo e l'aratro di legno!!!!, ti possono offrire tutto pur non avendo niente. Ti offrono il fuoco, il loro pane, il tè..... fai tu da solo il paragone con la disponibilità verso gli altri di questo mondo... e mi crederai se ti dico che quando ho lasciato il villaggio berbero mi è venuto le lacrime agli occhi.
Tornerò in Marocco e sono contenta di cosa ho vissuto.
Grazie ancora a tutti, e che tutti noi si possa ricordare la nostra esperienza per vivere con saggezza i nostri giorni immersi nel vuoto stress del benessere.
Un abbraccio sincero.
Donatella


È terminato alle 19: 50 del 10 novembre 2006 con l'arrivo di Ausilia Vistarini e Giacomo Stefanelli il 3° NATURAID MAROCCO.

Sotto lo striscione Naturaid nel piazzale dell'Hotel Transatlas sono arrivati gli ultimi 2 concorrenti rimasti in gara scortati dalle jeep strombazzanti e con i lampeggianti accesi. Noi tutti eravamo lì ad aspettarli con il cuore in gola, facendo il tifo per loro e sperando che arrivassero nel tempo utile di 88 ore per entrare in classifica. I tempi calcolati erano incerti davano 50% di possibilità di riuscita, infatti il tempo stimato del loro arrivo variava dalle 19:55 alle 20:20.
E' stata una grande gioia per noi vederli arrivare, ci siamo emozionati vedendo sui loro volti e nei loro sorrisi la fatica, la contentezza, il dolore, ma soprattutto la grande determinazione e il grande rispetto all'obiettivo che si erano imposti. Il pianto è stato liberatorio e Ausilia appena arrivata si è accasciata al suolo, l'adrenalina l'ha accompagnata fin sotto lo striscione poi l'ha abbandonata e hanno preso il suo posto i sentimenti, le sensazioni, i pensieri, i ricordi. I compagni hanno applaudito a lungo questo momento mentre Giacomo con gli occhi lucidi raccontava la "sua gara-avventura".
E' stato veramente un grande Naturaid, una gara resa estrema dalle pessime condizioni atmosferiche che l'hanno caratterizzata per tutte le 88 ore, mettendo veramente a dura prova tutti gli atleti.
22 biker partenti e 11 arrivati, è la dimostrazione che il percorso era veramente impegnativo e gli atleti hanno dovuto affrontare degli imprevisti eccezionali, come grandine, neve, vento, freddo. Fortissimi acquazzoni hanno reso le piste argillose delle vere e proprie paludi dove si sprofondava fino alla caviglia tanto che la scarpa restava incollata quando si cercava di fare un passo. Bisognava spingere o portare la bici in spalla perché il fango che s’infilava e s’incastrava tra il cambio e la forcella bloccava il movimento delle ruote.

Ci sono stati dei momenti dove l’andare avanti era diventato quasi una sfida alle proprie capacità; camminare nel fango per qualche ora di notte con la bici sulle spalle per qualcuno è stato veramente una grande impresa al limite. Poi, quando venivano a mancare le forze, si adottava la progressione a “bruco”  per superare gli acquitrini più difficili. Andare a “bruco” significava  portare  avanti prima le borse per 2-300 m, poi la bici e avanti così cercando di uscire da questa situazione di grande incertezza. Qualcuno ha ceduto psicologicamente e si è ritirato. Altri hanno resistito e, per recuperare, si fermavano qualche ora  nel sacco a pelo sotto qualche grosso albero al riparo dalla grandine. Ognuno gestiva  le proprie conoscenze e le proprie  forze. Alcuni sono stati aiutati dalle popolazioni berbere che vivono sparpagliate insieme al loro bestiame sulle montagne. Venivano accolti nelle loro povere case e nonostante non riuscissero a comunicare si creava comunque una grande intesa. Per loro il cibo e il posto per dormire era assicurato.

I berberi sono gente povera, ma gente con grande educazione e dignità: non hanno nulla, ma ti offrono tutto.

Le situazioni che ogni concorrente ha vissuto erano completamente differenti, chi era avanti o dietro di diverse ore magari non ha incontrato la grandine o la pioggia ma ha guadato piste decine e decine di volte con l’acqua fredda fino alla coscia; altri hanno guadato piccoli torrenti e magari affrontato le piste di notte sotto la grandine; altri ancora hanno dovuto rinunciare ad attraversare un torrente impetuoso e hanno passato la notte in un rifugio berbero.
Il Naturaid è un unico evento, ma i concorrenti erano 22 e 22 sono state le gare, ognuno ha vissuto una situazione completamente differente, la sua e unica gara, nessuno ha pensato alla vittoria, ma  l’obiettivo per tutti era arrivare alla fine di questa Avventura.
Ognuno ha avuto la sua gara e ognuno ha avuto la sua vittoria.
Sono contento di aver dato vita ad un evento estremo come il Naturaid; io che sono un appassionato ed esperto di questo tipo di gare gioisco nel veder crescere di anno in anno l'entusiasmo che circonda questo appuntamento. Sicuramente il Naturaid è entrato di diritto e fa parte nel mondo delle gare estreme, ha dimostrato di crescere bene ed essere un buon principe che ha imparato dalla regina indiscussa delle gare più estreme al mondo con la MTB: la "IDITA IMPOSSIBLE"  che si svolge in Alaska.

Grazie a tutti gli atleti  per aver partecipato e provato questo 3°NATURAID MAROCCO.

E grazie a tutti quelli che ci hanno seguito e sostenuto in questi giorni.


Maurizio Doro
Direttore di Gara


Ore 16.15  14 novembre

Ciao ragazzi, mi sono venuti i brividi leggendo i vari resoconti e se da una parte non ho invidiato i momenti di fatica, freddo e sofferenza, dall'altra ho invidiato lo spirito di gruppo che si crea durante queste indimenticabili esperienze e quella indefinibile cosa che ti cresce dentro e che ti rimane per molto molto tempo dopo averle vissute.
Complimenti ancora, spero di abbracciarvi presto.
Vezz

Ore 13.08  14 novembre

ANCHE SE UN Pò IN RITARDO ANCORA I MIEI COMPLIMENTI A TUTTI, SO CHE QUELLI DEL TOUR SONO GIA' A RIVA E VEDRO' DI RINTRACCIARLI. CIAO EL MILANES ANDREA.

Ore 12.12  14 novembre

Caro Maurizio, grazie ancora per la bellissima esperienza in Marocco, ho sempre creduto in te e nelle tue decisioni sin dall'inizio, e stata dura non lo nego... ma se alla fine siamo arrivati dove siamo arrivati è stato grazie a te, che ci hai dato la possibilità di capire dove è il punto tra, la vita normale o quotidiana che sia e dove inizia l'estremo... Un ringraziamento speciale anche a Bruno e Silvio che nei momenti difficili mi hanno aiutato... Grazie a presto
Mirko "Mago G" Riva del Garda

Ore 11.37  14 novembre

IL TOUR DE PANCE 6969 DI RIVA DEL GARDA RINGRAZIA MAURIZIO PER LA BELLISSIMA AVVENTURA-ESPERIENZA IN UN MONDO FANTASTICO E SILENZIOSO DOVE PEDALANDO SI RITROVA SE STESSI E GLI ALTRI PARTECIPANTI PER LA COMPAGNIA   E L'AIUTO DIMOSTRATO DA TUTTI. AL PROSSIMO NATURAID.....   Silvio "el verdurer" Riva del Garda

Ore 9.11  14 novembre

RINGRAZIO CON TUTTO IL CUORE MAURIZIO PER LA FANTASTICA AVVENTURA CHE HO PROVATO, LE SENSAZIONI NEL PEDALARE DI NOTTE IN UN MONDO, CALMO E TRANQUILLO, RILASSANTE E NON FRENETICO COME IL NOSTRO. RINGRAZIO I MIEI AMICI DI AVVENTURA, BRUNO E MIRKO PER LE BELLISSIME EMOZIONI E SITUAZIONI CHE ABBIAMO PROVATO ASSIEME E TUTTI I PARTECIPANTI PER LO SPIRITO DI AVVENTURA TROVATO IN TUTTI LORO. SICURAMENTE CI RIVEDREMO IL PROSSIMO ANNO.

GRAZIE MAURIZIO
 
Silvio "el verdurer" Riva del Garda. 

Ore 8.56  13 novembre

Ciao!
Complimenti a tutti i Naturaider reduci dal Marocco! Siete mitici!!!!! Un abbraccio particolare a Elena!
Grazia naturaid India 2006


Ore 10.07  12 novembre

 Vivi complimenti al "verdurer" SILVIO e ai suoi compagni MIRKO DANIELE e PAOLO e a tutti gli altri concorrenti per la fantastica avventura!!!!! Marco


Ore 22.00 11 novembre

Primo messaggio di ringraziamento dal Marocco:

CARI AMICI CHE DURANTE QUESTA PROVA CI AVETE SOSTENUTO VI RINGRAZIAMO CON
TUTTO IL CUORE. E STATA VERAMENTE DURA, UNA COSA ALLUCINANTE IL POTER PENSARE DI AVER FATTO TUTTO QUESTO; ABBIAMO PASSATO DI TUTTO FREDDO ACQUA
FANGO NEVE, NON ABBIAMO TRALASCIATO NIENTE; RINGRAZIO I MIEI DUE BAMBINI CHE MI HANNO SOSTENUTO DURANTE LA NOTTE E IL GIORNO PEDALANDO PER 67 ORE, E RESTANDO SEMPRE IN CONTATTO; QUESTO RISULTATO LO POSSO DEDICARE A LORO PERCHE' LI SENTIVO SEMPRE VICINI A ME, E UN BACIO A MIA MOGLIE CHE ANCORA UNA VOLTA MI SOPPORTA IN QUESTE DEMENZIALI AVVENTURE.

CIAO A DOMANI DA SILVIO. MIRKO. TONELLI E DANIELE


Ore 21:00  11 Novembre

Classifica aggiornata con le posizioni d'arrivo ufficiali.

Pochi arrivi come testimonianza di gara dura e sicuramente la più estrema al mondo nel suo genere.

Per ora un PICCOLO ESEMPIO DI GRANDE CORAGGIO E GRANDE SPORTIVITA':
Ausilia dopo essere svenuta per la gran fatica al traguardo e dopo un pianto liberatorio la prima cosa che ha fatto ha ringraziato la sua amica Olga per averle dato energia e stretta nel sacco a pelo nel momento più difficile della gara quando Ausilia aveva il suo sacco tutto bagnato.
Un grande plauso a queste parole che testimoniano la grandezza di spessore di Olga


Ore 21  11 Novembre

Ancora complimenti :

BRAVI, BRAVI BRAVI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Nonostante le fatiche avete portato a termine una bella impresa. Complimenti ancora perchè vi siete messi in gioco in una cosa che non avete mai fatto. Bravi non solo ai 4 RIVANI, MA ANCHE A tutti i partecipanti e una nota di attenzione anche all'organizzazione. Ai 4 del tour de pance buon ritorno e ci vediamo a Riava.
Ciao El Milanes Andrea.

complimenti a tutti gli arrivati e soprattutto ai rivani
il tuna è in forma?
digli di riposare che poi si torna a casa
Tipografia Tonelli


Ore 18.00 11 Novembre

Finalmente su fhotogallery le prime foto della gara.

A breve aggiornamenti anche della classifica.


ore 22.17   10 novembre

Iniziano ad arrivare i primi complimenti:

Complimenti a tutti, ve lo meritate.
Stefano (Leoni cicli)


10 Novembre

Alla 19.50 con l'arrivo di Giacomo Stefanelli e la grande Ausilia Vistarini

si è concluso il  3° Naturaid Marocco.

Vedi evento in diretta


10 Novembre

I messaggi della giornata:

Ormai i nostri mitici rivani sono alle ultime fatiche, spero che gli ultimi chilometri li passino almeno all'asciutto. Non mallate ragazzi che ormai è quasi finita. Ciao Andrea di Riva.

x Frenga: .......preparo el cuciarin?
Grazia

Messaggio per Bruno e Lele FORZA RAGAZZI !!!! Il Team Super Bike Spotorno è con voi non mollate!
Vai Pippo!!!!!
Fabrizio

PER DONA:
Ciao tutto ok? Ti stiamo seguendo e da quello che ci arriva solo il fatto di averci provato è una grande prova!!!!! Non è sicuramente una sconfitta il fatto che ti sia dovuta ritirare ...rimani sempre una potenza!!!!
A presto un saluto da tutti noi!!!
Elena & C.

Ciao Dona!!
Siamo sicuri che sei stata bravissima e ti aspettiamo presto!!
Laura, Chiara, Stefano Chiara e Paola

Sto seguendo la gara della mia amica olga. sono orgogliosa di essere la sua compagna di bici anche se le differenze sono abissali.Carissima, vai forte e qui siamo tutti in attesa del taglio del traguardo. stai pedalando nonostante l'assenza del tuo "personal trainer" e dei biscotti al ciocolato... ti vogliamo benee non vediamo l'ora di riabbracciarti.
ciao anto


Ore 20.00 9 Novembre

Nuovi aggiornamenti in " evento in diretta " e "classifica"

Nuovi messaggi arrivati alla nostra mail:

messaggio per Bruno Damonte da Davide Giribaldi presidente del "Bruno Damonte fun's club!" :
Cappo... pedala pedala che un altr'anno vengo anche io.... NON MOLLARE!
p.s. la tua epic qui è in buone mani...!
a presto! Davide

Bravi ragazzi, siete grandi. Vi ho seguito tutti i giorni. Al ritorno si festeggia.
Un particolare a chi conosco che sarebbero. Silvio Duchi, Paolo Tonelli e Mauro Miorelli.
Ovviamente un grande abbraccio a Maurizio. Ciao a tutti Roger

PER PAOLO
Forza cambia i freni e vai! Però mangia e mettiti la canottiera di lana.
TI SEGUIAMO IN OGNI MOMENTO
Ciao A tutti Tipografia Tonelli

Anche se un pò in ritardo, oggi vi mando due righe, la gara continua anche se leggo non con poche diffilcoltà. Mi dispiace per il mal di shiena del Benoni, però vedo che i nostri mitici Rivani non mollano. Se riusciamo vi manderemo un pò di sole per farvi asciugare le ossa, Maurizio se ti ricordi e hai tempo salutameli e digli che al ritorno sbaraccheremo un pò. Ciao Andrea

ausi...sei..grande
dany peppers

Per il naturaider Reto e Sämi! wiiterhin vel Erfolg uf de Marokanische Trails! Mir verfolge das ganze natürlich au und drücked euch alli Düme! Gruss Montagsbiker Fi-Gö


Ore 16.00  9 Novembre

Oggi alle 10.43 i primi arrivi all'ultimo chek point. Raffaele Verzella e tagliano il traguardo di questa faticosissima gara.Non sappiamo se hanno finito insieme,attendiamo infatti notizie. Di pomeriggio si attendeva anche l'arrivo di Mauro Miorelli e Sebastiano Favaro. Intanto gli altri concorrenti continuano sperando di arrivare al termine nel tempo stabilito

Lo staff Naturaid

Intanto continuano ad arrivare messaggi e saluti di incoraggiamento :

Caro Maurizio, questa volta l'hai fatta veramente bella intendo la gara! Ma in Marocco non c'è sempre il sole?
Vi seguiamo tutti i giorni per vedere l'andamento della gara e come va Paolo "Tuna"
In bocca al lupo a tutti
Ciao Tipografia Tonelli

Carissimi amici, seguo la vostra fatica e, ovviamente quella di Giacomo con grande "tensione"! Mi scopro a domandarmi come state, che difficolta' vi si parano davanti, insomma sono li' anch'io! Carissimo Giacomo, so che sarai stanchissimo, che qualche volta ,forse, ti potrà venire voglia di piantare tutto! Sono momenti di grande dubbio, ma con il coraggio che ti ritrovi, vedrai, passeranno. e se cosi' non fosse, non fartene un cruccio; tutti ti pensiamo sempre, con la mamma e la Carlotta ci domandiamo spesso: e Giacomo cosa starà facendo? UN abbraccio a Maurizio, che ringrazio sempre per tutto ciò che mi ha permesso di vedere e fare, uno strucotto alla carissima Franca ( lascia stare Giacomino!. . . ) A presto e . . . . duri i banchi!
Giuseppe

Forza ragazze fatevi onore! Vorrei tanto essere lì con voi!
Grazia Naturaid India 2006

Forza Dona, siamo tutti con te!
Non sarà un malanno a fermarti: ricorda che ogni difficoltà rappresenta il trampolino verso nuove opportunità!!!
Cerca di rimetterti presto e ......... alla prossima "avventura".
Gianni Baldini

Forza Franca non arrenderti....ti seguiamo e ti spingiamo....no molar!!!!!!
Un abbraccio URU alias Miri Maddy Samu


08 -11-2006

Ed ecco i messaggi che sono arrivati oggi per gli atleti NATURAIDER :

Un saluto ed un abbraccio a Franca ed Elena, che spero mi farà vedere tutte le foto che sta facendo!!!
Forza ragazze!!
Sandro

Dai ragazze sono con voi, vi invidio e vi ammiro....alla prossima ci saro' fisicamente pure io
...per ora solo con il cuore
Lorenza Menapace

per Olga, non avevo dubbi sulla tua preparazione e serietà, un grande in bocca al... cammello!
Fai vedere come sono le donne di... montagna!!!
ciao, Nene

Complimenti a tutti gli atleti, ma soprattutto a quei quattro folli del Tour de Pance.
Mirco non farti beccare.
Ciao da Stefano (Leoni cicli)

Leggo volentieri le Vostre peripezie, un caloroso abbraccio a tutti Voi, principalmente però alle ragazze,
Ciao buona avventura
Sandro Ducoli 24ore Val Rendena A.S.D.

Per il naturaider Silvio Duchi alias Verdurer:
tieni duro non mollare!!!!!!!!!!!!
Da parte di Marco & Gianni

A tutti gli atleti del tour de pance:
Forza ragazzi tutta la busa e' con voi!!!!! Tenete duro!!!!!!! Arrivederci a presto!!!!!!!!!
Marco

VEDO CON PIACERE CHE ANCHE IL SILVIO è PASSATO, SPERO CHE GLI ALTRI DUE DEL TOUR DE PANCE SIANO IN PROSSIMITA' DEL C.P..
SPERO ALMENO CHE RIESCANO AD IMMAGAZZINARE UNA BELLISSIMA ESPERIENZA E CHE ALLA FINE DELLA LORO AVVENTURA CI FACCIANO PARTECIPI DELLE LORO AVVENTURE.
SE LI VEDI MAURIZIO SALUTAMELI E DIGLI CHE LI SEGUO TUTTI I GIORNI E MI PROMETTO DI SCRIVERE DUE PAROLE PER TUTTA LA DURATA DELLA GARA. Andrea di Riva del Garda


08 -11-2006

Nuovi  aggiornamenti  in "evento in diretta".

Nuovi arrivi, vedi "classifica"(Alcuni chek point mancano per problemi di comunicazione con lo Staff Naturaid in Marocco)


07-11-2006

Per il tour de pance: Sono sempre io,Andrea di Riva,che cerco di incitare i miei amici del tour de pance, vedo che Mirko è già passato, un grosso forza agli altri tre, dai ragazzi che c'è la potete fare, io almeno cerco di pensarvi sempre e darvi un sostegno minimo morale.
Ciao Andrea .

 


07-11-2006

Per Silvio Duchi:

Ciao Maurizio sono Andrea..................il mio papi è ancora vivo?! Hai capito di chi parlo,vero?!..................del Silvio!!!!Come è  messo....?!Se lo vedi un bacione da me e Nicola.......grazie mille e buona avventura


07-11-2006

Il 3°Naturaid Marocco è iniziato,per gli aggiornamenti vai in "evento in diretta".

Primi arrivi ai chek point, vedi "classifica".

Prime foto dal Marocco,vedi " news fhotogallery" 


07-11-2006

La Naturaider Daniela manda un saluto a Franca Visintin impegnata nel 3°Naturaid:
SONO COMODAMENTE SEDUTA IN UFFICIO MA IL MIO PENSIERO E' IN MAROCCO. HO APPENA CURIOSATO NEL SITO MA NON CI SONO ANCORA AGGIORNAMENTI SULLE POSIZIONI. MAURI DATTI DA FARE!! I NATURAIDER PEDALANO E TU BATTI LA FIACCA, CHE NON SIA MAI! UN INCORAGGIAMENTO A TUTTI PARTECIPANTI MA UN PENSIERO PARTICOLARE ALLA GRANDE FRANCA. TIENI DURO CHE TI STO PREPARANDO UN BEL PROGRAMMINO PER QUANDO TORNI.....
"QUANDO IL GIOCO SI FA DURO I DURI INCOMINCIANO A GIOCARE!"
E VAI......DA IENA A IENA!
DANIELA


06-11-2006

Andrea di Riva del Garda scrive: Mauri fai un saluto a quei 4 disperati di Riva che stanno facendo la gara e digli che alcuni del tour de pance sono con loro spiritualmente. Ciao Andrea.

Ecco una loro prima foto in Marocco:


06-11 2006

Ciao a tutti voi che ci seguite, ci troviamo ad Azilal, un piacevole villaggio a nord prima della imponente catena montuosa dell'Alto Atlante.Come sapete nelle scorse settimane il tempo era dei peggiori e in moltissime zone di montagna ci sono state delle catastrofi che hanno messo in ginocchio molti villaggi alcuni dei quali spazzati via dalle alluvioni e con loro anche le piste che li collegavano. Un pensiero di solidarietà da tutto il gruppo dei Naturaider và a queste popolazioni che si stanno prodigando per riportare i loro villaggi alla vita di sempre.Ho cercato tutte le possibili varianti per superare queste montagne,ma purtroppo inutilmente, tutti i passaggi sono impraticabili.Un' unica possibilità era arrivare fin verso Agudar sulle montagne in prossimità delle frane e smottamenti e ritornare sulla stessa pista per 85 km per poi fare un'altra deviazione tra bellissime colline desertiche abbassandosi fino a circa 800 m e concludere la gara nella zona di AIT ISHAK. Il percorso è stato ridotto, ma sicuramente non è da sottovalutare perchè i km sono "solo 558" ma il dislivello è di ben 11.000. Sarà un grande impegno perchè si percorreranno piste dove il fondo è ancora coperto da colate di fango e sassi in alcuni punti e in più le previsioni danno brutto tempo. Ieri il gruppo è arrivato puntuale in areoporto e con 2 minibus li attendevo per il trasferimento a 180 km. Il gruppo si è fermato per la pausa pranzo ed è stata la prima occasione per assaporare il profumo e il gusto del tajine con il montone. All'hotel in una grande sala gli atleti hanno montato le loro bici e abbiamo cominciato le prime verifiche. La stanchezza e la tensione dei meno esperti si legge sui loro volti, ma anche l'entusiasmo di provare un'esperienza unica. Mangiamo spaghetti per cena mentre il mio computer fa girare il film della gara dello scorso anno. Tutti guardano con attenzione e qualcuno lo vuole rivedere alcune volte. Questa mattina le ultime verifiche. Tutti hanno il materiale obbligatorio stabilito... promossi.Grande gioia e voglia di testare subito la bici. Le camere sono un'officina ed è bello vedere tutti gli atleti che si aiutano e fanno amicizia e si consigliano. A gruppi partono per la prima salita, il test è cominciato e anche la loro avventura. Domani mattina alle 4:00 la partenza. La tensione cresce, le emozioni verranno.
Io sono pronto e voi?
Ci siamo, buona avventura.  

Ciao
Maurizio Doro
Direttore di Gara


05/11/2006

Oggi gli atleti sono arrivati in Marocco e ad attenderli lì Maurizio con grandi novità. Il percorso infatti è stato modificato a causa degli alluvioni dei giorni passati che hanno distrutto diverse piste per cui non è più possibile arrivare sino al deserto. Per ora sappiamo che chek point sono 8 e si arriva a AIT ISHAK dopo aver percorso 558,2 Km.


3-11-2006

Maurizio è riuscito finalmente a mettersi in contatto con noi e questa sera da una piccolo villaggio ci ha mandato un resoconto di questi giorni in Marocco.
Lo Staff Naturaid

31-11-2006
Ciao a voi atleti Naturaider,

L'avventura è veramente cominciata anche per me. A Marrakech, ho incontrato il mio amico-autistaho-guida Mehdi Mohamedi che mi guiderà alla ricerca di nuove piste. Qui ho comperato 150 bottiglie d'acqua da 1,5 litri, purtroppo abbiamo perso tempo perchè,
incredibile, nei grandi magazzini non ne avevano a sufficienza, così abbiamo dovuto comperarne in diversi.
La strada è veloce e dopo 180 km arriviamo ad Azilal. Una bella cittadina che io ho conosciuto ben 3 volte. Ci fermiamo al solito locale per mangiare prima di partire per l'esplorazione e facciamo il programma per i prossimi giorni consapevoli che gli imprevisti sulle piste non si possono calcolare e prevedere. Stabilito l'hotel di partenza azzeriamo conta chilometri e GPS. Veniamo a conoscenza che molte piste sono quasi impraticabili e le informazioni che vengono dai villaggi berberi non sono precise e varie.
Per prima parte del percorso ci accompagna anche un ragazzo che parla oltre all'arabo pure vari dialetti berberi e conosce bene le montagne e piste di questa regione e ci sarà utile per capire meglio le varie
situazioni. Sono molto contento perchè sono convinto che sarà una bella avventura per tutti. La pista è molto speciale e larga, procediamo bene e io aggiorno di volta in volta il Road Book. Non vi dico molto ma i paesaggi sono esaltanti, superiamo 2 passi oltre i 2700 m e siamo incantati dalle vedute, neppure il mio amico era mai stato da queste parti. A volte la pista è difficile per frane e smottamenti provocati dalle piogge violente della scorsa settimana. Incontriamo alcuni camion e ci dicono che la pista è interrotta in prossimità di un villaggio perchè è crollato un ponte. Decido così di continuare ma deviare su un'altra pista anche se è tardi.
Percorriamo una pista molto stretta che percorre gole meravigliosamente selvagge, sono le 19:10 e siamo già nel buio. Buchiamo. Siamo proprio in un tratto dove c'è un burrone profondo, dobbiamo fare attenzione anche al fango che ci sporca completamente mentre cambiamo la ruota. Riusciamo a fare tutto velocemente perchè il nostro Land Croiser Toyota è attrezzato bene e dopo circa 20 minuti ripartiamo. La pista è impegnativa ma a me piace, chissà se divertirà anche voi bikers?
Purtroppo questo non lo saprò mai perchè arriviamo in un punto dove la pista corre parallela al torrente e le sue acque hanno spazzato
via parte della strada e depositato melma. A fatica riusciamo a girare il 4x4 e a raggiungere un Gitè D'Etape, una sorta di rifugio.
A mezzanotte siamo davanti ad un piatto di spaghetti e patate.
Ciao
Maurizio Doro
Direttore di Gara                                                                              


1-11-2006

Ciao a voi atleti Naturaider,

Ci alziamo alle 6:30 perchè sappiamo che la strada è in pessime condizioni, c'è la ruota da riparare e non vogliamo perdere troppo tempo. Poco  dopo siamo alle prese con un ponte franato, non si passa.Solamente un'alternativa su un piccolo ponte vecchio zigzagando tra le rocce e terra, ma che è stato fatto bloccare dal capo del villaggio per sicurezza. Sappiamo che alcuni viaggiatori non sono passati e sono dovuti tornare indietro con la loro jeep. Non abbiamo alternativa, non chiediamo niente e nessuno ci vede, solamente qualche anziano che consiglia Mohamedi. Spostiamo i grossi sassi che bloccano il vecchio passaggio e con manovre delicate e lente l'esperto Mohamedi scende tra le rocce e sale sul vecchio ponte senza parapetti. Ci siamo, siamo passati, ridiamo e ci diamo grandi pacche sulle mani perchè abbiamo evitato di ritornare e farci quasi 250 km. Oltre il ponte un piccolo villaggio riusciamo a riparare con la camera d'aria la ruota bucata che viene pompata con una pompa da 2 giovani. Qui il giovane che ci accompagna ci lascia e si ferma da amici e aspetta un camion per continuare. Nel pomeriggio mi ritrovo a percorrere la stessa pista che lo scorso anno avevo previsto per la gara ma che ho dovuto evitare perchè la pioggia e la neve caduta il giorno prima l'avevano resa impraticabile. Purtroppo ora è stata asfaltata e rende la salita più comoda, ma non preoccupatevi perchè oltre i 2000 m ritroviamo una pista selvaggia e il paesaggio desertico è meraviglioso.
Colline, con sparpagliati grossi alberi contorti e dalla vegetazione fitta favorita dalla continua potatura naturale provocata dalle capre che ne mangiano le gemme, sembra un giardino gigantesco con moltissimi bonsai. La pista è difficile e a volte è poco visibile perchè la pioggia ha scaricato il materiale fatto di sassi e argilla. Incontriamo diversi pastori e nomadi berberi. E' una valle dove i berberi portano il bestiame e si trasferiscono d'estate quando nel deserto fa troppo caldo. In un pianoro incontriamo anche dei dromedari. Siamo a 2000 m. E' un regalo che mi viene dato da questa avventura, ma sicuramente anche a voi vi verrà dato. Continuiamo a salire verso una montagna, ma quando scendiamo una brutta sorpresa ci aspetta, un grosso solco ci taglia la strada, è troppo largo e non possiamo passare. Fortunatamente facciamo solamente poche decine di metri in retromarcia e riusciamo a girarci. Tutto da rifare! e il tempo passa! Non sono preoccupato, conosco il territorio perchè l'ho percorso 5 anni fa e ricordo che una pista taglia la montagna. Devo solo focalizzare e riconoscere qual'è utilizzando la cartina e vecchi schizzi raccolti qua e la. Mohamedi non mi può aiutare, perchè non è mai stato qui. Lui può solamente comunicare con i nomadi perchè conosce un po il berbero che gli ha insegnato la mamma. Fortunatamente nel ritorno proprio su una deviazione stanno passando 2 pastori, uno ha in mano una testa ancora sanguinante di una capra, ha sacrificato l'animale per la cena della sua e altre famiglie della sua comunità. Siamo proprio fortunati siamo sulla deviazione giusta al momento giusto e i 2 pastori ci confermano che la pista porta a Boutferda. Ragazzi che posto primitivo, vedrete che incontri, che gole, che torrenti, che pista.
Arriviamo ancora con il buio e nella piazza intorno a noi si fa festa, non riesco a contare le decine di bambini e adulti che circondano noi e la macchina. Se non fosse che sono qui con Mohamedi, avrei paura. (Voi non preoccupatevi perchè è come se vi conoscessero già).Ci portano delle sedie e la conversazione continua in un angolo della piazza. Mohamedi spiega della gara e chiede informazioni. Una discussione così chiassosa e confusa che a me sembra quasi un litigio. Ognuno grida con forza e gesticola animatamente e a scatti. Ci portano del te e si stringono attorno ancor più quando mostro, al capo del villaggio, le foto della mia Compagna e di mio figlio Andrea
di 9 mesi. Un'accoglienza, questa a cui noi non siamo abituati. Poi una famiglia insiste perchè passiamo la notte da loro, ci accompagna a casa e ci accomoda in una grande stanza.Chiacchieriamo tutta la sera con il capo famiglia e ci dice che lui ha 8 figli e l'anziano presente è il papà che ha 110 anni. Una persona molto segnata in viso da una vita dura, ma ancora molto attivo e indipendente. La memoria e la voce pronta e ci racconta che ha fatto la guerra con i francesi quando occupavano il Marocco. Mi addormento mentre dalla piccola finestra vedo la luce forte della luna che è quasi piena.
Ciao
Maurizio Doro
Direttore di Gara


2-11-2006

Ciao a voi atleti Naturaider,
Un nuovo giorno, una nuova avventura. La gomma riparata ieri questa mattina era a terra. Perciò la prima cosa da fare è stata quella di rimettere quella vecchia e consumata (classico per la ruota di scorta.) Arrivare a Imilchil è stato abbastanza facile, ma ci siamo resi conto che in questa zona ha proprio piovuto molto e ha fatto molti danni. La strada in parte asfaltata è sporca di fango e alcuni tratti sono franati. Sono un po preoccupato perchè la pista che sta per venire ricordo che è si spettacolare, ma percorre valli e montagne dove le frane sono frequenti. Grandissime pozzanghere ci fanno deviare dalla pista, e nei piccoli villaggi vediamo molti uomini alle prese con badili e secchi che sistemano le loro abitazioni fatte di sassi paglia e argilla. La pioggia le ha come sciolte. Oggi abbiamo fatto molta strada velocemente e arriviamo ad Agoudlarper pranzare alle 13:00 al piccolo hotel dell'amico Ibrahim. Mi accorgo subito che qualche cosa è cambiato nella costruzione: mi dice tristemente che le 2 camere superiori sono crollate sotto 4 giorni di pioggia intensissima e senza sosta. E' una situazione così disastrosa che lui non ricorda sia mai successa in passato. Chiediamo informazioni sulla situazione delle piste che oltrepassano l'Alto Atlante. Ci dice che le piste per le Gole Du Todra, sono devastate e non si riesce a passare con i mezzi a motore. Forse la pista che scende verso le Gole Du Dades è praticabile, ma da qualche giorno non arriva nessuno da la per cui non si sa nulla. Sto creando un'avventura per voi e io la cerco per me, mi eccita l'idea, sono abituato al peggio e decido di affrontare quelle piste tra le montagne fino a 2900 m di altitudine. Dalla mia documentazione precedente ci sono 66 km di pista difficile e so che sarà un grande impegno tracciarla, ma ancor più percorrerla con la jeep. Cominciano i guai quasi subito, ci infiliamo tra due colli dove è scesa una colata di ghiaia larga almeno 500 m . Io ricordavo la pista poco visibile gli anni scorsi, ma così è veramente cancellata. Sono almeno 4 km di di salita sulla colata, Penso a voi che non la conoscete e che magari la farete di notte. Onestamente sono un po invidioso perchè mi piacerebbe essere al vostro posto e poter fare questa gara che sta diventando la più dura e difficile del mondo. Il mio pensiero è li, devo cercare di dare informazioni facili da interpretare e sicure per darvi un Road Book sicuro perchè solamente su quello potete contare. Mohamedi è spaesato e mi chiede cosa fare, lui non è mai stato qui. Sono contento, lui ha in mano una macchina importante, mi segue cecamente, ascolta le mie indicazioni e decisioni, è segno che in questi giorni si è creata una bella sintonia, ha avuto il tempo e modo di conoscermi, sicuramente do grande fiducia e si fida. Lo sto portando nelle difficoltà, ma anche lui mi dice che si sta divertendo, non è il solito lavoro.
Non si riconosce per nulla la pista, la 4x4 sale tra i solchi fatti dall'acqua che sta scendendo, a volte affiora la pista e si rafforza la mia convinzione di continuare, a volte passano diverse centinaia di m e credo di esagerare, ma Mohamed quasi non si accorge della difficoltà e continua senza dir nulla anche quando io smonto, metto dei sassi nei canali e mi abbasso avanti alla macchina per vedere se tocca sotto e faccio segni di avvanzare, andare a sinistra o andare a destra. Qualche volta scendiamo insieme e cerchiamo il passaggio migliore.Finalmente siamo fuori dalla colata ma sono tanti i km di incertezza, mi sento come un alpinista che sta facendo una scalata difficile e ha
appena fatto un passaggio estremo, sa che non può più tornare indietro oramai le decisioni sono state prese. Anch'io per voi: passerete di qua se volete vivere la vera avventura ma sarete solo voi a deciderlo, e se ci riuscirete sarà un'ulteriore premio per me, vorrà dire che vi ho dato un vero aiuto per vivere questo evento. Ho visto che ci sono le possibilità per farlo, non è come l'alpinista che vede un appiglio lontano, non sa se terrà e si lancia per prenderlo.. spera di aver fortuna. No qui l'appiglio è nella mano, siamo sicuri, preparati, basta solo mantenere la lucidità e la calma. L'altopiano mi da serenità, i piccoli solchi non mi spaventano, si può proseguire sulla pista e la vedo salire verso la cima a 2900 m.
Pioviggina e fa freddo ma il fondo è molto solido. Sulla cima smonto un attimo dalla jeep per fare la "flesh" con la bomboletta su una grande pietra. La pista scende velocemente sono sereno, è quasi fatta, mancano ancora 20 km e poi siamo sicuri al 100% andremo verso il deserto. Ricordo che la pista del fondovalle in una gola costeggia pari pari un fiume..... è la mia preoccupazione... che non dico a Mohamedi. Scendiamo piano e su un cambio di pendenza si crea un grosso canale che ci spaventa, nelle vicinanze ci sono 2 giovani pastori che ci aiutano a riempirlo di sassi e a superarlo.... un preavviso? Facciamo un tornante ed usciamo all'aperto sulla valle. Che sorpresa.... il fiume è larghissimo e ha invaso tutta la pianura. Mohamedi procede lentamente, io fisso in fondo verso la gola, piano piano i piccoli dettagli si fanno sempre più chiari man mano che ci avviciniamo. Fine di questa avventura. Scendiamo dalla Toyota e ci avviciniamo all'acqua che ha tagliato con forza la pista invadendola per almeno
20 m. L'acqua è alta e forte, troppo alta e troppo forte. Sono sereno, ho già deciso appena l'ho vista, questa volta hai vinto tu, la mia "natura". Non voglio rischiare e nessuno di noi lo vuole fare, arrivare fin qui in gara e poi rinunciare sarebbe come fare la fine del topo, sarebbe troppo umiliante ritornare sui propri passi per 45 km. Non andremo nel deserto certo, ma nella mia testa c'è ancora un'altra possibilità... l'avventura continua. Un pastore ci chiede un passaggio al suo villaggio, in una valle laterale a 5 km, non c'è bisogno di dirlo, lui sa che siamo in difficoltà. E' tardi tra poco sarà buio e ci toccherà dormire in macchina. Lui questo lo sa benissimo. Lui è abituato a camminare e la sua sensibilità e normalità lo porta a invitarci a dormire e a mangiare a casa della sua famiglia.
Ciao
Maurizio Doro
Direttore di Gara


3-11-2006

Stefano Fabrizi (314) scrive:

Ride to Live, Live to Ride.


2-11-2006

La preparazione della Naturaider Franca Visintin:

Ciao Mauri,
qui tutto bene, l'emozione cresce....e mancano pochi giorni alla partenza e all'inizio della gara.
Come mi sono allenata? Diciamo che fino all'ultimo, fine agosto, la mia partecipazione sembrava solo un'illusione. E' stato un anno caratterizzato da parecchi pb di salute e quindi ho pedalato pochissimo durante l'estate.Poi mi sono fatta trascinare dall'entusiasmo di Giacomo (compagno di viaggi e avventure ciclistiche) e ho deciso di aderire. La preparazione atletica...sono andata molto di istinto. Ho pedalato molto i week-end aggiungendo km su km e dislivelli ad ogni uscita. Purtroppo gli impegni lavorativi, particolarmente intensi in questi mesi, non mi hanno consentito di darci dentro durante la settimana, fatto salvo per una manciata di allenamenti. Il mio obiettivo è quello di arrivare alla fine, non ho mire di classifica e spero solo di riuscire a portare a termine questa impresa un pò matta. So per certo che i maestosi paesaggi marocchini che incontrerò durante la gara mi ripagheranno della fatica e del disagio di questa impresa.
A presto.
Franca


2-11-2006

Silvio Duchi a pochi giorni dalla partenza scrive:

IL TOUR DE PANCE E' CON LA TESTA IN MAROCCO

I risultati ottenuti al Tour de Pance. I numeri della ciclo-terapia di quest'anno hanno evidenziato grossi risultati in termini di perdita di peso, anche se non distribuiti democraticamente su tutta la superficie del corpo, in alcuni casi, hanno ridato un minimo di autostima alle persona in questione, e lo abbiamo riscontrato anche nel vedere il compiacimento delle loro consorti. Ma lo abbiamo detto più volte, la bicicletta è un bellissimo mezzo, come lo è il T.d.p., e proprio come ad un bambino a cui vengono levate le rotelle alla bici, così si potrà sentire uno che ha appena terminato il tour, disorientato inizialmente ma in seguito felice di restare in equilibrio da solo.  Questo equilibrio servirà' a tutti noi ad affrontare il Marocco ed a riscoprire le proprie sensazioni in un territorio fantastico. UN SALUTO A TUTTI I PARTECIPANTI DAL TOUR  DE PANCE 6969 DI RIVA DEL GARDA, CHE SIA PER TUTTI VOI UN'OCCASIONE DI DIVERTIMENTO E GIOIA.
Ciao Maurizio stiamo per arrivare


01-11-2006

Da un breve messaggio di Maurizio sappiamo che ha iniziato a fare la ricognizione per il Naturaid 2006. Il tempo per fortuna è migliorato e le piste ora sono più percorribili …..700 Km sono comunque tanti, segnare punto per punto tutto il percorso sarà un duro lavoro, ma l’entusiasmo di Maurizio è alto per cui siamo sicuri che riuscirà nel suo intento…
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Lo staff Naturaid


01-11-2006

la Naturaider Elena Boscherini scrive:

LENTAMENTE di Pablo Neruda
 
     Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
     ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
     chi non cambia la marca, il colore dei vestiti,
     chi non parla a chi non conosce.
     Muore lentamente chi evita una passione,
     chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i"
     piuttosto che un insieme di emozioni,
     proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
     quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
     quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore ed ai sentimenti.
     Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro,
     chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
     chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
     Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
     chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
     Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare;
     chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
     Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
     chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
     chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che non conosce.
     Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
     richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
     Soltanto l'ardente pazienza porterà  al raggiungimento di una splendida felicità.

 

E noi lentamente ci prepariamo a partire… per la nostra durissima avventura!
Nelle parole di Neruda ci siamo anche noi, chi in un verso chi nell’altro: di certo tutti assolutamente  sicuri che e’ bel lungi da noi la schiavitu’ all’abitudine o l’attaccamento alle certezze che ci impedisce di vivere i nostri sogni..


30-10-2006

un saluto dal Naturaider Livio

Ciao grande Mauri..

anche quest'anno ci sarà da soffrire!!!!...Sto comunque preparandomi con questa convinzione: TU ALLUNGHI IL PERCORSO.... IO AUMENTO CON GLI ANNI ... (vedremo chi si stancherà prima!!!!!).... e quindi.... vedrò di gustarmi questa edizione rivivendo le emozioni vissute ..... sapendo che dovrò immagazzinare più immagini possibili per sopravvivere perlomeno fino alla edizione del 2007....
Infatti, come è successo in quest'ultimo anno, le ansie e il caos quotidiano, si sono attenuate vagando con la mente a quanto
immagazzinato con il NATURAID 2005....
Per la preparazione spero di iniziare a pensarci visto che il lavoro mi lascia poca tregua....
Quest'anno poi posso fare affidamento sulla presenza di un compagno e amico con il quale condividerò questa esperienza... e ti assicuro che aver lui vicino mi dà tranquillità...
Ti parlo di Rino detto "COPPI", battezzato dai naturaiders "ETABETA".... perchè ad ogni problema ha la soluzione immediata... Sono certo che insieme faremo una gara stupenda... pensando sicuramente di arrivare entro il tempo limite ... possibilmente prima degli altri!!!!!
La sfida è aperta!!!!... SAREMO I VETERANI DA TENER D'OCCHIO!!!! potremo riservare qualche sorpresa!!!!!..... Tieni sempre conto che la somma dei nostri anni dà 111...(diconsi centoundici)!!!! Intanto aspettando la partenza con ansia ... ti ringrazio per l'occasione che nuovamente mi dai... e ti saluto con un ASPETTAMI A MARRAKESH...!!!!!
Approfitto anche per salutare tutti gli altri concorrenti, e.... per mandare un bacio alle coraggiose e graziose naturaider....
ciao a tutti da
LIVIO


30-10-2006

Silvio del gruppo "Tour de Pance" scrive:

Ciao Maurizio come ti va in Marocco? Oggi il Tour de Pance ha effettuato altri allenamenti in tenuta da combattimento, saliti verso S.Barbara Valle di Gresta scesi a Arco proseguito fino a sarche e ritorno.
Stasera meritata pizza tutti assieme e con Mauro. Aspettiamo news dal marocco. Ciao e buon lavoro.
Silvio


30-10-2006

Cari atleti Naturaider,
è incominciata la nostra avventura.Sono giunto ieri sera a Marrakech, con non pochi imprevisti, la mia partenza iniziale era da Milano poi all'ultimo momento è stata spostata da Verona, e da qui oltre un'ora di ritardo.
Ma noi siamo abituati alle avventure e agli imprevisti.All'aeroporto trovo un taxi per il centro della città dove mi aspettano amici, e chi lo guida? Un ragazzo che corre in bici da strada, nella categoria elite della federazione ciclistica marocchina.Parliamo molto e lui è molto entusiasta di raccontarmi che si allena 4 volte la settimana,   percorre circa 120-150 km ogni volta. Mi fa anche notare che si veste bene, con camicia, giacca e pantaloni, in un completo elegante nero. Al Riad, nella Medina dove alloggio, arrivo aiutato da due studenti di Essauira che si trovano qui in vacanza. E' buio e le motorette sfrecciano pericolose tra le piccole e strette viuzze. Giriamo per un pò perchè alcune vie sono chiuse per lavori e dobbiamo fare dei giri in questo pittoresco labirinto. Quando arrivo, tutto sudato peril grande bagaglio che porto sulle spalle e le varie borse che mi impegnano le braccia, c’è l'amico Yassine che mi accoglie e mi prepara un tè alla menta. Mi dice che qui in Marocco la scorsa settimana ha piovuto moltissimo e ci sono stati delle alluvioni che hanno provocato anche diverse decine di morti in alcune zone del Marocco. Alcune nostre piste sono per il momento impraticabili perchè c'è molto fango. Avrei dovuto partire questa mattina per la ricognizione del percorso, ma mi consigliano di aspettare ancora un giorno dato che le piste sono ancora bagnate.Fortunatamente è da qualche giorno che fa bel tempo e sembra debba durare per un po’. Speriamo, perchè la nostra gara è già molto dura e non abbiamo bisogno che anche il tempo ci crei problemi.
L'entusiasmo è alto e non vedo l'ora di essere sulle piste per cominciare la mia avventura e preparare la vostra.
Dai che ci siamo.

A presto per altre news.
Ciao
Maurizio Doro
Direttore di Gara

 


Seguite il sito www.naturaid.com, che verrà aggiornato in diretta con i tempi di passaggio ai chek point e news.

Comunicato Stampa
Lo Staff Naturaid


30-10-2006

Impressioni e consigli della Naturaider Elena Boscherini

Caro Mauri,
Purtroppo non posso salvare il mio piano di allenamento pre NATURAID, restera' segreto... come il percorso di gara!!
Consiglio invece a tutti un'interessante lettura pre-gara: "Preparazione mentale agli sport di resistenza, P.Trabucchi": trattasi di solida base del mio allenamento personale, su questo aspetto punto quasi tutto!!!!
Attendo fiduciosa notizie su previsioni atmosferiche, temperatura stimata il quota e quand'altro sia utile per fare le valige.
Durante lo scorso week end ho perfino fatto un mini corso di topografia ed orientamento, con un po' di buona volonta' e spaginando appunti e dispense dovrei riuscire a non dimenticare come si usa la bussola o addirittura come si calcola un azimut, quindi... TUTTO (RIGOROSAMENTE) SOTTO CONTROLLO!!!!
Ci vediamo in Africa, mi raccomando col percorso...
Elena


29-10-2006

I bikers del gruppo "Tour de Pance" mandano un saluto:

"Ciao maurizio la nostra preparazione lo sai. si esce la sera alle 20 si gira in lungo e in largo per la Busa, quello che basta per ambientarsi alla notte. Bellissimo giro la Ponale (sul lago di Garda) con il giro totale del Lago di Ledro.
Adesso siamo pronti, stasera si replica fino a sabato che impacchettiamo le bici ed arriviamo da te. Dacci qualche news sul tempo in alta montagna. Ciao
e buon lavoro-viaggio.

"Tour de Pance"


28-10-2006

3° NATURAID MAROCCO 2006
Marocco! E’ ancora in questa splendida terra africana che si svolgerà il 3° NATURAID organizzato dall’atleta estremo Maurizio Doro (www.mauriziodoro.it).
Dal 5 al 12 Novembre 23 atleti temerari cercheranno di attraversare percorrendo circa 700 km e 10.000 m di dislivello in tappa unica e in completa autosufficienza il tragitto che dal nord dell’Alto Atlante, precisamente da Azilal, li porterà fino ad Agzd nel palmeto della Draa Valley.
Il tempo massimo consentito per completare questa gara estrema è di 88 ore.
Questi atleti, di cui 5 intrepide donne, cavalcheranno la loro bicicletta attraversando le montagne dell’Alto Atlante, l’antico massiccio vulcanico del Sarhro ricco di insediamenti Berberi, distese desertiche e polverose piste percorse da muli e dromedari, in completa autonomia, portandosi dietro tutto ciò che è necessario per la loro sussistenza (viveri, fornello per cucinare, sacco a pelo, bussola, lampade per pedalare di notte, ecc.) l’acqua verrà distribuita dall’organizzazione ogni 50-80 km.
Ma chi sono questi uomini? Sono forse dei Rambo, dei super-eroi? NO, sono solo persone che oltre ad amare lo sport ed aver compiuto altre imprese nella loro carriera, hanno deciso di avvicinarsi ad una gara, la prima e unica nel suo genere a livello mondiale, dove vivranno a stretto contatto con la natura e con le meraviglie che ogni giorno ci riserva.
Persone abituate a vivere il classico quotidiano cittadino, dovranno fare i conti con la solitudine e questa sarà anche un’occasione per scoprire i propri limiti.
Una particolarità per questa edizione, oltre che essere presenti degli svizzeri e un francese con notevole esperienza di gare estreme nel mondo, è la partecipazione di 5 donne, una vera novità per il gentil sesso una presenza così numerosa ad una gara estrema di questo tipo. Ragazze che per la prima volta si cimentano in una prova simile, ma contando sull’entusiasmo alimentato dai viaggi fatti con la loro bici in varie parti del mondo e gare di lunga durata come le 24 ore di MTB cercheranno di portare a termine il loro obiettivo! Sarà una “gara-avventura-viaggio” che impegnerà questi atleti non solo dal punto di fisico, ma soprattutto sarà la loro psiche ad essere messa a dura prova in cui la strategia è un elemento fondamentale. Non è facile trovarsi a pedalare in zone sconosciute, al gelo notturno dei monti fino a 2900 m di altitudine, al caldo torrido di giorno nelle zone desertiche, in mezzo a tanta polvere cercando di riposare il meno possibile per riuscire a rispettare i tempi che ognuno si è proposto per concludere la gara!
Alla fine comunque saranno tutti consapevoli e felici di aver partecipato a un’ evento unico al mondo e soprattutto di aver dato vita ad un evento che si chiama 3°NATURAID MAROCCO.
www.naturaid.com

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Comunicato Stampa
Lo Staff Naturaid



18-10-2006

cari atleti Naturaider

Benvenuti a questa 3a edizione del Naturaid Marocco. Quest’anno la distanza da percorrere No Stop è di ben 700 km. E’ questo che affascina i biker e cercano il personale confronto con l’avventura: l’autosufficienza e la sfida di riuscire a portare a termine questa gara unica al mondo, nel tempo stabilito di 88 ore.

Un ben arrivato alle 5 ragazze, che hanno dimostrato subito molta decisione e convinzione nell’accettare questo nuovo appuntamento.

Sono ragazze che amano fare viaggi-avventura nel mondo come Franca Visintin e Elena Boscarini che fanno parte del gruppo Natured, (vedi www.mauriziodoro.it).

Ausilia Vistarini e Olga Maffei, famose nell’ambiente delle 24 ore di MTB in solitaria, dove spesso salgono sul podio lasciandosi alle spalle molti concorrenti uomini.

Attratta dalle zone desertiche anche Donatella Bragagni, viaggiatrice solitaria che percorre all’anno più di 15.000 km: CAMMINO DI SANTIAGO DI COMPOSTELA IN AGOSTO 2006, RADMARATHON SOLDEN ANNI 2005 E 2006, PRESTIGIO ITALIA ANNO 2005.

Un benvenuto particolare a Mauro Miorelli e Raffaele Verzella che partecipano per la 3a volta a questa gara avventura. Grazie per la vostra fiducia. Mauro è l’organizzatore della 1° gara di triathlon con la MTB a Riva del Garda ed ora è diventata un appuntamento importante in Italia, ha partecipato alle precedenti edizioni del Naturaid accompagnando le prime coraggiose donne.

Raffaele è un famoso biker di grande esperienza che ha partecipato alle gare di MTB più significative in Italia e nel Mondo: 11 Iron Bike, 1 transalp, 1 Libike, 1 Kenia, 24 h Finale solitario, 2 Naturaid Marocco. Raffaele è anche l’organizzatore di una gara che si svolge in Liguria. Sarà una interessante sfida tra loro.

Ancora sulle piste del Marocco Livio Torresan, dopo aver partecipato al 2° Naturaid Marocco si ripresenta quest’anno con grande entusiasmo. E’ reduce dalla vittoria alla 24 ore di MTB in Sicilia tra i solitari e si è così aggiudicato la speciale classifica CAP che assegna il 1° posto come miglior solista nelle 24 ore in Italia. Quest’anno sarà un Naturaider da battere. 

Si presentano alla 3a edizione anche 2 biker svizzeri Reto Koller e Samuel (Sämi) Burkart, sono appassionati di viaggi e gare in MTB, provano per la prima volta una gara speciale con l’obiettivo di vivere intensamente questa avventura.

Mi fa grande piacere che abbia accettato l’appuntamento con il 3° Naturaid Marocco e do il benvenuto a PATRICK HAMEAU un ragazzo francese di 34 anni, che ama la vita lo sport e l’avventura. Un grande esperto in gare aventure in multi sport e di orientamento, ha partecipato alle gare più impegnative e importanti nel mondo:
X ADVENTURE SERIES 2001 - 21 iéme
DESERT CUP 2000 - 39 iéme
RIO ECO CHALLENGE 2001 - 10 iéme
RAID GAULOISE 2002 - 36 iéme
CORSICA RAID 2002 - 14 iéme
DESERT CUP 2003 - 11 iéme
MARATHON DES SABLES 2005 - 170 iéme
OMAN ADVENTURE 2005 - 13 iéme

Una gara, spero questa, che arricchisca il suo curriculum e che la sua esperienza possa portare a noi un bagaglio in più per affrontare le nostre altre avventure.

Ciao e ben tornati anche a Bruno Damonte, Sebastiano Favaro, Daniele Modolo, biker conosciuti nel mondo delle gare a tappe e amanti dei viaggi-avventura, che si presentano per la seconda volta al Naturaid Marocco, ricchi dell’esperienza acquisita precedentemente, saranno sicuramente competitivi e uomini da temere.

Un saluto e un augurio di buon divertimento a chi si presenta per la prima volta: Michele Naccarato, Giacomo Stefanelli, Stefano Fabrizi, Fervorino Bortoluzzi, Silvio Duchi, Marchi Mirko, conosco questi ragazzi e vi garantisco che sicuramente qualcuno sorprenderà i più “esperti”.

Sono proprio contento di avervi tutti in questa gara-viaggio-avventura-estrema BENVENUTI.

Tra breve partirò per il Marocco per fare la ricognizione-esplorazione. Sarà un divertimento anche per me.

Vi aspetto.
Ciao sportivamente
Maurizio Doro
Direttore di Gara


22-6-2006

cari atleti Naturaider

Dalla Germania un'importante articolo apparso sulla più autorevole rivista europea di Mtb: BIKE MAGAZINE

L'articolo è stato tradotto dal tedesco all'italiano dalla Naturaider Violetta

Buona lettura

Maurizio Doro

Direttore di Gara


REPORTAGE: MAROCCO

“Chi perde tempo, perde la corsa..”- 650 km non-stop, 8 check-points e un’inutilizzabile mappa del tragitto: chi ha bisogno di più di 80 ore per attraversare il Marocco con Naturaid, riceve il cartellino rosso (squalificato). Può accadere di tutto…alla fine di questo sì tratta…

 

Il suo inglese è “hmhm” come lui annuisce dispiaciuto.Allora Maurizio, il direttore di gara (capo corsa) lascia parlare le sue mani.”Look”-“guarda”!due dita erette indicano i suoi occhi.”Road!” (la strada, il sentiero) -il suo indice si allunga verso la strada.”Pfffft”-Maurizio butta il suo braccio verso avanti. Aha! In caso di dubbio si deve andare sempre avanti..Però la cosa più importante, Maurizio si era quasi dimenticato di dirci: “Danger !” e il suo indice si posiziona eretto davanti al suo naso, gli occhi si chiudono finché diventano due fessure. “Dogs”, rrar, rrrar, rrar..nel tentativo di imitare un cane, Maurizio scopre i canini. I cani selvaggi qui non sono una rarità, ci mancava solo questo. Alla fine del suo discorso Maurizio ci fa il riassunto : “race – no problem!”. Pfft e rrrar: tutto qui!

Sono le cinque passate di mattino.Il massiccio montuoso Atlante dovrà essere subito attraversato.650 km da percorrere in 80 ore è l’essenza del regolamento della corsa.Non sono previsti pernottamenti, niente cartelli informativi e niente assistenza sanitaria.Un commando in missione -in questo momento, purtroppo, divento veramente consapevole di ciò che vuol dire Naturaid! Mi aggroviglio insieme agli altri 15 matti sulla linea di partenza.Le bici sono cariche di tutto il necessario per la sopravivenza: barrette e polveri energetiche, sacco a pelo e coltellino svizzero.Laccio emostatico per fermare un’eventuale emorragia in caso di ferimento agli arti, un paio di metri di carta igienica, pacchetti di sigarette da usare come moneta di cambio…non si sa mai…E una mappa del tragitto con le spiegazioni in italiano messa a nostra disposizione dall’organizzatore della corsa, Maurizio.Il problema è che l’unica parola in italiano che so è “ cappuccino “che però non c’è tra le spiegazioni…

Naturaid – girovagare dentro la natura, sarebbe la traduzione libera (in tedesco). Il nome suona molto carino anzi troppo carino per quello che ci si presenta davanti.Questo lo dobbiamo all’organizzatore e direttore di gara e al suo modo di essere. Maurizio Doro, 42 anni, pelle olivastra, pizzetto e cronometro di polso multifunzione ha già visto tutto il mondo.Oppure meglio: lo ha conquistato.Durante la gara Iditarod, Maurizio che normalmente fa l’elettricista, si è torturato, attraversando l’Alaska in MTB, in solitaria. 19 giorni a meno 40 gradi centigradi, ignorando spesso e volentieri le coordinate. Maurizio ama questo tipo di brutale duello con la Natura.In fondo è questa la sua religione!Con Naturaid, Maurizio ha elaborato la sua definizione di quella che deve essere l’AVVENTURA perfetta: attraversare in completa autonomia una selvaggia catena montuosa.Le regole sono dure, ma semplici: ogni 80 km esiste un check-point dove vengono consegnate due bottiglie d’acqua.In 80 ore bisogna raggiungere il traguardo oppure sei squalificato ( nel miglior caso!!!).Chi è sfigato, ultima cosa che sente è “rarr, rarr, rarr, !Può capitare di tutto! E’ questo il nocciolo!

Il sole del mattino compare timoroso sopra la catena montuosa. Maurizio, arrampicato sul suo fuoristrada inizia contare alla rovescia per l’inizio della corsa. Si parte. Solo che senza troppa grinta.Più di 10 kg pesano sulle bici e il tempo stringe.Ho una paura tremenda di perdermi nel buio ( sbagliare la strada nel buio).Il mio piano: di giorno pedalare ( su 200 km al giorno) e dormire di notte.Questa è la variante di un “uovo mole “(in tedesco vuol dire persona mite, non duro), lo so.

Per primo, non lo devo svelare a nessuno poi in questo modo potrei comunque arrivare in tempo, anche se nel quarto giorno.Entro sta notte vorrei arrivare al check-point no 4 che si trova al km 242.

Sto pensando che questa è la distanza che percorro normalmente in una settimana. E non ci arrivo sempre. Allora, si pedala! Ogni minuto conta!

Quattro giorni? Il dentista si è messo a ridere!

Mi aggrappo alla ruota di dietro dei due ciclisti che sono davanti a tutti. Alla fine sono italiani e possono leggere la mappa.Però un “lattante” come me è l’ultima cosa che vogliono avere dietro quei due: Raffaelle Verdello(50 anni) agente immobiliare (?) e il suo amico  Vittorio Serra (52 anni) dentista.Loro vogliono vincere. Vogliono vincere loro stessi, gli altri, la montagna, il tempo…tutto.E da soli. Raffaelle si difende della mia presenza con un movimento della mano come io fossi un insetto fastidioso.Però quando gli svelo il mio piano per i quattro giorni, decidono di accettarmi come accompagnatore.Piano piano riusciamo a capirci. Quattro giorni? Un piccolo sorriso compare sui loro visi. Quei due vogliono finire la corsa in 40 ore…devono anche, poiché le loro scorte di viveri sono state calcolate per questa tabella di marcia.Ieri sera hanno calcolato per ore, ogni singola caloria. 40 ore? Sento lo stomaco che si stringe.

Prima della corsa ho pensato a lungo al motivo che mi ha portato qui. Con chi o cosa devo lottare…con gli altri concorrenti?sicuramente no.Sarei più che contento se arrivassi sano e salvo al finish.   È il mostro interno (la paura e il panico) che ci fa tremare il culo ogni volta che ci troviamo davanti ad una prova come questa. Perché nella nostra civile vita quotidiana gli istinti primari scompaiono, si sfumano. Perché il telecomando, le scale mobile e le auto ci fanno impigrire i muscoli. Perché ognuno di noi si considera un povero pappa molla …incapace di muoversi al di fuori delle comodità della nostra vita…è semplice.

Nella nostra ordinata e comoda società puoi rischiare di subire una scarica di adrenalina semmai quando si va a caccia di offerte, occasioni e punti bonus.

Prima, la natura era il nemico maggiore degli esseri umani.Oggi ci difendiamo con i condizionatori e il riscaldamento termoautonomo.Viviamo nel più totale confort.

Avventure come Naturaid rappresentano l’estremo, l’ultimo confine, di quello che riusciamo ancora trovare nella civiltà moderna.Ogni maratona si svolge, si corre anche per questo motivo.

“Un’esperienza cosi ti è utile anche nella vita normale di ogni giorno.Essa ti da forza e fiducia in te stesso …” mi dice Elena Marchi, 29 anni, segretaria. È l’unica donna che partecipa.

Il miglior momento della corsa deve essere quando paura e dubbio scorrono via dal corpo con il sudore.Tramite le ghiandole sudoripari.

In questo preciso momento anche il contenuto dello stomaco di Raffaelle scorre fuori.Dalla gola. 

Arriva pallido-ricotta al check-point, si spreme un tubo di Power –gel nella gola e anche se le gambe fanno fatica a sostenerlo, vuole già partire per la prossima tappa. E’ la personificazione della maschilità nella sua pura forma…

E’ già buio quando insieme ai due, proseguo per il quarto check-point (il mio traguardo per oggi pensato tra me e me) ….abbiamo comunque percorso fino adesso più di 192 km. Con una deviazione di 40 km per colpa di una nevicata improvvisa. Vado.Avanti, solo con il piano temporale della corsa e la mappa. Non c’è sguardo per indietro.Potrei anche piangere…Vittorio il dentista, si lascia superare…Pedala stoico, ogni tanto si soffia il naso e mastica “mangime per gli studenti”.Il tipo è una macchina: ottima bici, ottima condizione fisica (corpo). Lui non va in bici, lui si muove come una macchina.Nello stesso modo, “ Dr. Vittorio” oltre risanare le rovine dentale dei suoi pazienti, a portato al termine il Master europeo di maratona in MTB. Verso le 22 mi fermo.Fa molto freddo, sono –8 gradi centigradi.Per oggi mi bastano quasi 268 km percorsi e un’altitudine di 4500 metri.Mastico una barretta energetica gelata e salto nel sacco a pelo.

ANCHE LA LUNA VIENE VENDUTA COME UN LUSSO

Marocco- il mito delle mille e una notte. Maurizio a scelto consapevolmente le tribune del Naturaid.Sono pochi i paesi in qual è possibile spiccare un salto indietro nel tempo, mantenendo comunque la minima distanza (di un fazzoletto) della civiltà europea.Da nessun’altra parte del mondo ti senti estraneo e nello stesso tempo benvenuto come in Marocco.Mescolio d’Africa, Oriente ed eredità coloniale francese, Marocco è il posto perfetto per le avventure come Naturaid. Maurizio ha”annusato” più di un anno le tracce del Naturaid. Una spedizione che parte da Marrakesh, sale sull’Atlante e si ferma alle prime dune di Sahara. Cime incipriate di neve, canyon polverosi, alte colline e deserto pietroso colorato da qualche piccolo insediamento berbero- è il distillato ad alta concentrazione di quello che offre questa terra.Non è una coincidenza che si deve andare in bici anche di notte per restare nel tempo. Ci ha spiegato molto orgoglioso Maurizio che la luna piena è ideale per pedalare di notte. Nel “suo” Iditaroad si è goduto volentieri questo lusso: 19 giorni a meno 40 gradi centigradi.

All’orizzonte: curve.Curve e solo curve.Sta per finire la seconda giornata quando incontro nei pressi del quinto check-point l’ungherese Laszlo Kovacs (30) ed il suo compagno, l’italiano Sebastiano Favaro (29).Anche se i due hanno pedalato tutta la notte continuano a trovarsi dietro a 4 ore distanza dei primi, però vogliono continuare, senza sostare. Laszlo, gesticolando chiede se può avere un tappeto per le preghiere che a lui servirebbe per fare qualche esercizio di yoga. Il marocchino, che non riesce a capire tutto, lo guarda preoccupato e si tiene stretto al petto il tappeto: è comunque la cosa più preziosa che possiede. Per un mussulmano una richiesta del genere è come sarebbe per un cristiano se a costui fosse chiesto di prestare la Bibbia per far riposare le gambe.

IL PROSSIMO ERRORE POTREBBE ESSERE L’ULTIMO

Continuiamo a pedalare in tre ed attraversare le dune.Io ho male da per tutto: le ginocchia, la schiena, il sedere , a parte le dita : sono anestetizzate. ( addormentate)

Quando arriva il buio vorrei trovarmi vicino al km 450 , tra i check-point 6 e 7.In quel perimetro dovrei trovare un posto per riposarmi.Noto che Laszlo e Sebastiano avanzano faticosamente. Però , loro vedono la cosa diversamente: “prenderemo i vecchiotti!”..continua a fantasticare Laszlo dicendo che secondo i suoi calcoli , Dr Vittorio dovrebbe finire la corsa verso mezzanotte.Andiamo a fatica!Il tempo stringe , il sole scende .Ci sono ancora 30 pesanti km fino al prossimo check-point.Cambio i rapporti per fare meno fatica e vado avanti.Solo , per un altro paio di km.Poi , il crepuscolo sveglia dentro di me una sensazione fino adesso sconosciuta: stupore e panico (?)…Sono in alta montagna completamente solo, senza cellulare ( non c’è rete), senza mezzi di orientamento, solo con un’inutilizzabile mappa. Ogni errore può essermi fatale. Un brutto ,brutto sentimento!!! Mi trovo sulla giusta strada? E’ questo: l’esperienza estrema, limite, per la quale mi trovo qui!!! Però, me la sono immaginata più romantica! Adesso sento lontano anche dei cani e mi ricordo Maurizio mentre ci spiegava : “rarr,rarr,rarr,”.

Troppa tensione ….non è per me! Sono un “pappa molle” , e allora?

Mi fermo ed aspetto per minuti senza fine. Quando vedo lampeggiare le luci di Laszlo e Sebastiano, mi attraversa un’indescrivibile sentimento di sollievo. Due ore più tardi mi trovo nel sacco a pelo. Rosicchiare delle barrette energetiche, poi a dormire! I pantaloni (per la bici) mi sono diventati stretti. Non importa, mancano ancora 190 km. Andrà tutto bene.

Il terzo giorno: l’ultimo. Almeno per me…Non ho la più pallida idea dove si trovano gli altri concorrenti. Non so cosa mi può ancora capitare. So solo che : oggi smetterò di rosicchiare barrette energetiche , dormire vestito (da bici)  nel sacco a pelo. I pantaloni luridi mi danno prurito. Tutto ciò che indosso puzza. Pedalerò verso Agdz , la località che rappresenta la fine della gara, indipendentemente di quanto tardi farò. Alle 6.30 riparto , e sono di nuovo da solo. Sebastiano e Laszlo sono partiti verso mezzanotte, per cacciare i vecchiotti.

I “vecchiotti “ hanno attraversato da tanto tempo le montagne . Come era stato detto : manca poco fino alla fine. Poco prima del traguardo si fermano per un’ora e fanno una cosa fuori dal normale: discutono su chi debba vincere la gara. Solo nella prima notte di gara hanno avuto un inseguitore. Siccome entrambi i concorrenti hanno partecipato con la stessa determinazione , i due vogliono regolarsi tra di loro il titolo di vincitore della gara.

Quindi , Raffaele monta il suo fornellino e mette su il tè. Finocchio. Attorno i tre , disposti come gli indiani , discutono e scambiano argomenti e alla fine decidono che Vittorio debba vincere. Comunque , lui non ha mai vomitato, non si è mai lasciato superare , si è sempre trovato davanti a tutti. Sono tutti d’accordo. Salute! Allora , è Vittorio! Mentre si discute la vittoria , io pedalo ancora 50 km prima del traguardo e sorpasso Laszlo e Sebastiano. Loro mi chiamano adesso “The Machine” ! Sempre con il crepuscolo raggiungo finalmente il punto turistico Agdz. Il quarto , credo , vedendo Maurizio agitato che mi indica con la sinistra e mostra con la destra 4 dita. Però , questi dettagli mi lasciano indifferente. Birra? Chiedo io e mi metto davanti una bottiglia virtuale. Maurizio capisce e indica l’albergo : Pffft! Sempre avanti !


14-4-2006

Benvenuti cari atleti Naturaider

Stà per avviarsi l'evento 3° NATURAID MAROCCO, per il prossimo novembre una novità in assoluto per quanto riguarda le gare estreme di endurance in MTB 700 km in tappa unica.

Sono arrivate le prime iscrizioni e sperando di ripetere il successo della 1a e 2° edizione vi auguro tanti auguri di buone gare.

Sportivamente 

Maurizio Doro

Direttore di Gara


23 02 06

entra nella PHOTO GALLERY 2005 di

Georg Grieshaber
Photo-editor BIKE Magazin