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NEWS 2006 |
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Cari atleti Naturaider,
Lo Staff Naturaid ha terminato il montaggio in
DVD del film “3°NATURAID MAROCCO 2006”.
Il video da veramente prova di ciò che
quest’anno è stata la gara: un’impresa estrema che ha messo tutti
nella situazione di conoscere il proprio limite. Maurizio è
riuscito a riprendere i momenti particolari della gara di tutti i
concorrenti. Ci sono diverse interviste, riprese di paesaggi e
popolazione locale, di situazioni sulla pista e nei posti di
controllo. I momenti più spettacolari vengono mostrati in immagini
molto suggestive della durata totale di circa 45 min.
Chi fosse interessato alla prenotazione del DVD
può contattare lo Staff Naturaid: info@naturaid.com
Il prezzo per il DVD è di Euro 30,00 spedizione
inclusa.
Sportivamente
Lo Staff Naturaid |
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Ore 22:40 30 novembre
Ho
scelto una foto in bianco e nero perché sono un maledetto
nostalgico.
rimanere attaccato ai ricordi mi aiuta a comprendere il
significato di una passione sportiva autentica e lontana da chi
cerca di svenderla o strumentalizzarla magari con una bandiera di
un tifo senza senso.
situazioni epiche e autentiche fatiche. occhi in cui vedo la mia
gara e le testimonianze di altri venti protagonisti che mi hanno
reso partecipe con sofferenze, con paure ed energie che lentamente
lasciavamo per strada.
a qualcuno potrà sembrare presuntuoso, ma la voglia di essere
arrivati è pari alla voglia di andare di cercare ancora magari di
perdere ma alla fine di arrivare
grazie a tutti
Sebastiano
“…il ciclismo è anche un fattore umano, respira un’ aria
romantica è un’ avventura di uomini ben più di una registrazione
di tempi, di classifiche, di primati…”
Beppe Pegolotti |
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Ore 16:48 29 novembre
Ciao amici di gara…… dopo aver letto e riletto le
vostre impressioni sono qui a rivivere i magici momenti
marocchini.
Son passati diversi giorni dalla immersione nella “nostra civiltà”
ma il cuore è ancora laggiù, pronto per essere ripreso nel
prossimo naturaid.
Appena arrivato al traguardo mi son detto mille volte “mai più”
!!... ma son bastati solo alcuni giorni per farmi cambiare idea ed
ora sarà un anno di attesa per la prossima avventura.
Le emozioni sono state fortissime e hanno sicuramente cementato
vecchie e nuove amicizie, accomunandoci nel gustare momenti di
gioia, nell’affrontare sofferenze e insicurezze sempre presenti,
ma comunque consapevoli che quello che stavamo per fare, aveva il
sapore dell’unicità per i posti che attraversavamo, per le genti
che vedavamo, per gli incontri sempre sorprendenti e in ogni caso
per un’avventura che rimarrà impressa in modo indelebile nella
nostra mente.
La particolarità della gara di quest’anno poi è stata che, pur
percorrendo le stesse piste, ognuno ha vissuto la propria storia e
arrivare poi al traguardo e sentire i racconti di ciascuno è stata
una sorpresa incredibile, che ci ha coinvolto tutti dai primi
arrivati agli ultimi.
E’ con questo spirito che voglio anch’io raccontarvi la mia gara :
Reduce dall’esperienza dello scorso anno, ho coinvolto il mio
amico Rino a partecipare ad una prova si impegnativa, ma ricca di
panorami incantevoli, di incontri imprevedibili, di compagni
d’avventura che già in parte conoscevamo e specialmente di caldo e
di sole.
Prepariamo così i bagagli impegnandoci in calcoli matematici per
le calorie da portare, per i vestiti da prevedere, per le
attrezzature e i pezzi di ricambio necessari.
Nel giorno che precedeva la partenza della gara gli zaini e le
borse delle bici, il tutto accumulato accanto al letto, venivano
continuamente rivoltati, togliendo qualcosa, pentendosi poi e
rimettendola dentro, aggiungendo qualcos’altro che sembrava
impossibile aver dimenticato. Finalmente son le tre del mattino,
suona la sveglia e si parte. Pronti…. via!!.
Il pentimento iniziale per aver messo troppe cose nella borsa
scompare appena inizia a piovere e appena il freddo si fa sentire.
Sarà provvisorio… siamo in Marocco!!!
Vai Rino, pedala, che ci scaldiamo.
Arriviamo al primo cek point infreddoliti, bagnati, con i freni
della bici consumati; l’acqua, il terriccio e il peso della bici,
dopo pochi chilometri fan si che i pattini urlino nei cerchioni.
Un tè caldo, una zuppa e si parte.
Son pochi i momenti di tregua che la pioggia ci concede, ma arriva
sera, cala il buio, scompaiono le nuvole e la luna piena ci
illumina.
Arriviamo alle 9,00 di sera al cp. 2, tentiamo di asciugare la
roba bagnata stendendola sulla terrazza dell’albergo.
Assieme a Paolo e Daniele ci immergiamo in una gustosa “tagine”
che viene divorata in un istante.
Stiamo per finire la cena che arriva la Ausilia, Olga, Giacomo e
Stefano.
Un saluto, un racconto veloce della giornata vissuta e si va a
letto.
Non tutti però perché l’Ausilia e gli amici partono subito per il
cp. 3.
Sveglia alle cinque, colazione e alle ore sei siamo in sella.
Si alza il sole, qualche tratto di nebbia ci avvolge, ma la
giornata luminosa ci carica e così in poche ore arriviamo al cp.
3.
Ci troviamo con Mauri e con il gruppo dell’Ausilia svegliati da
poco e pronti per ripartire anche loro.
Siamo alle stelle, la giornata è meravigliosa e il sole ci infonde
la carica necessaria per volare.
Lascio Ausilia e la compagnia a malincuore perché vorrei pedalare
con loro, ma con Rino abbiamo deciso che dobbiamo vivere il più
possibile questa gara di giorno, per riempirci gli occhi e la
mente di questi luoghi e specialmente perché le difficoltà con la
luce del giorno si risolvono più facilmente.
La salita ci impegna e alla fine dell’asfalto, diversamente dal
pantano trovato da chi ci ha preceduto, troviamo una pista
sterrata pedalabile; le ruspe ce l’hanno spianata fino alle
baracche dei lavori.
Rino sta spingendo a testa bassa, pedalata regolare e su!! Queste
montagne hanno salite interminabili!!
Ci si ferma a pranzare; crackers e prosciutto sono le calorie
necessarie per pedalare.
Sono le due del pomeriggio quando inizio a preoccuparmi per dei
nuvoloni neri che si alzano da sud. Dai Rino, acceleriamo che
perlomeno il temporale ci prenda dopo il passo.
Ma il cielo in brevissimo tempo si oscura, iniziano i primi tuoni
a farci tremare, si scaricano i primi granelli di tempesta per poi
smettere subito.
Mi convinco che il peggio è passato, ma il colore del cielo si
mantiene nero.
Incito Rino, anche se mi accorgo che è quasi al limite. Siamo
ancora in pantaloni corti e maglietta. Ci fermiamo un attimo per
metterci una giacca impermeabile.
Arriviamo al passo quando il temporale si sta scatenando, tuoni,
tempesta e pioggia ci assalgono.
Sotto un albero cerco dei guanti, son tutti bagnati dal giorno
precedente, ne ho solo un paio di cotone che alle prime gocce di
pioggia diventano inservibili.
Leggo il road book e vedo che a venticinque chilometri c’è un
guado “difficile”…. e questo in condizioni normali!!!
Non c’è tempo per pensare, si deve andare avanti, fa troppo freddo
e la paura di passare il guado al buio mi stà assalendo.
Anche se sarà un torrente in piena sarà indispensabile vedere dove
si poggiano i piedi.
Ma la pista si rivela dapprima un torrente, poi un letto di fango,
acqua e tempesta ed infine un manto bianco di sola tempesta.
Troviamo Paolo disperato che sta cercando di pulire le ruote che
non ne vogliono sapere di girare in quel fango.
Ci avverte che più avanti c’è Daniele anche lui in difficoltà per
il freddo e il fango.
Lo raggiungiamo e continuiamo assieme.
Siamo pieni di acqua e fango e spingiamo sui pedali, mentre la
sera inizia a scendere.
Trovo un pastore e gli chiedo se ha un riparo per la notte. Mi
risponde seccato, non ne vuol sapere.
Accendo le luci, si è fatto buio, vado avanti, si deve andar giù,
anche se sono ormai certo che il guado sarà impossibile.
Dal fondo del canyon che c’è alla nostra sinistra si sente il
rumore di un torrente impetuoso. Speriamo che non sia quello.
Attraversiamo due guadi impegnativi, qualcuno è convinto che
almeno uno sia quello descritto nel road book, ma oramai mi son
messo il cuore in pace, il guado da fare è quello in fondo al
canyon; impossibile attraversarlo ora. Ogni tanto mi fermo, ma
dopo un minuto tremo dal freddo, torno indietro per incitare Rino
ad accelerare, non mi rendo conto che mezz’ora in più o in meno
ormai ha poca importanza!! … ma sto tremando in continuazione,
sono ancora con i pantaloni corti, senza copriscarpe, con i miei
guantini di cotone fradici, con l’acqua in tutto il corpo.
Pedalo, tremo dal freddo e vado giù pedalando da solo. La pista a
tratti non si vede, siamo immersi in un letto bianco di tempesta.
Mi vengono in mente le belle uscite invernali, in mezzo alla neve,
lo scricchiolio della neve fresca sui pedali ti eccita, non hai
problemi, sei ben vestito e sai che tra qualche chilometro c’è un
bivacco o un rifugio.
Qui invece mi aspetta una notte mai provata, mai nemmeno
immaginata in vita mia!
Come mi coprirò se ho tutti i vestiti bagnati?? Il sacco a pelo
sarà asciutto dopo tutta quest’acqua? Le mani e i piedi che non
sento più dal dolore come li riscalderò?? Cosa metterò sotto il
sacco a pelo per non appoggiarlo sullo strato di tempesta spesso
5/6 centimetri? E se continua a piovere come faremo? Penso e
pedalo, pedalo e tremo!! Sono solo le otto di sera e non so come
faremmo ad arrivare alle sei del mattino in quelle condizioni.
Daniele è l’unico convinto che il guado si può fare. Paolo non si
vede, spero ci stia seguendo.
Ormai sento che il guado è vicino, siamo stremati, ma continuiamo
a pedalare.
Ad un tratto STOP!! STOP!! Non ci credo!! C’è una casetta ai lati
della pista! E’ anche bella, diversa dalle case dei pastori. E’
chiusa!!
Mi fermo tutto eccitato urlando a Rino e Daniele : “Io mi fermo
qui, abbattiamo la porta ed entriamo”. Nel far ciò ho già
appoggiato la bici vicino alla porta d’ingresso, ho aperto lo
zaino, le borse della bici e ho tirato fuori tutta la roba da
vestire.
Sto termando, mi sono spogliato completamente. Mi infilo qualche
capo più asciutto degli altri. Mi accorgerò poi che mi sono messo
cinque maglie!!.
Rino intanto sta esplorando la costruzione e mi urla che dietro
c’è un fienile, che possiamo riposare là. No… devo andare
all’interno, su un luogo chiuso dove possa scaldarmi…. Continuo a
tremare, devo buttar giù la porta d’ingresso.
Zitti, zitti…. sento dei cani che abbaiano sulla collina sopra di
noi.
Iniziamo ad urlare, qualcuno ci risponde e in poco tempo siamo
attorniati da bambini e da un adulto.
E’ un miracolo!! Cerco di farmi capire. Non serve parlare, penso
che abbiano già visto la disperazione nelle nostre facce.
Raccolgo tutti i miei vestiti che mi son levato, messi a terra a
mò di tappeto e pieni di acqua e fango li infilo nello zaino. Ci
indicano di seguirli! E’ fatta!!
Prendono le bici e le portano su un pollaio posto sul retro della
costruzione. Ma dov’è Paolo? E tu Daniele cosa fai? Io e Rino non
abbiamo dubbi, dobbiamo seguire i nostri “salvatori”.
Daniele è certo di passare il guado e di arrivare al cp, riparte.
Io e Rino seguiamo i bambini su per un sentiero fangoso e dopo
pochi minuti arriviamo ad alcune costruzioni poste in cima ad un
colle.
Si apre una porta. Siamo salvi, sono al colmo della felicità!!
Tappeti per terra, una stufa calda e un’accoglienza commovente.
Subito le donne riempiono la stufa di legna, che diventa
incandescente.
La stanza è piccola e piove dal tetto.
Ci fanno sedere sui tappeti, attorno ad un tavolino dove arriva
subito una scodella di mandorle e il tè fumante.
Mi scotto la lingua ma il bicchiere con il tè viene continuamente
svuotato.
Mi accorgo improvvisamente di una sete e fame che prima non
sentivo.
Ci presentiamo. Il nostro salvatore si chiama Alì Fasan, padre di
sette figli, con una moglie, due cognati e un’amico venuto dal
paese vicino, che dista a circa una ventina di chilometri.
Ci presenta tutta la famiglia, ed io cerco di fargli capire com’è
la mia. Anche se ci capiamo poco, parliamo in continuazione.
Apro lo zaino e dono qualche cioccolata e biscotti ai figli, con i
quali cerco di scherzare e di ricordarmi i loro nomi.
Apro una confezione di albicocche disidratate e le mangiamo tutti.
Non riesco a spiegarmi che domani dobbiamo proseguire per il paese
del cp., non mi ricordo il nome.
Rino, allora assieme ai bambini torna giù dalle bici per prendere
il road book e le boracce, visto che la sete è sempre intensa. La
stanza si fa bollente, continuo a parlare e a spogliarmi, finchè
resto con l’ultima maglietta.
Assieme ad Alì e ai suoi cognati, tendiamo un filo attraverso la
stanza dove cerco di mettere i nostri vestiti ad asciugare. Ma non
posso.
Alì mi chiede di sedermi ed è sua moglie e sua figlia che prendono
i nostri vestiti pieni di sudore, pioggia e fango e li stendono ad
asciugare.
Si apre la porta e chi si vede? Daniele e Paolo.
Quando Rino è arrivato alle bici li ha trovati giù alla casa.
Daniele mi racconta che arrivato al guado e visto che era
impossibile attraversarlo, è tornato a cercare Paolo chiamandolo,
cercandolo con il fischietto, finchè l’ha trovato per la pista,
tremante e impaurito, e arrivando così alla casa a fianco della
pista.
Anche per loro si compie il rito dell’accoglienza e rivivo le cose
che quand’ero entrato le avevo fatte meccanicamente. Appena
entrati vengono fatti sedere sui tappeti e un bambino mette ai
loro piedi un catino e una brocca, versa dell’acqua calda per
lavarci le mani ed il viso.
Siamo tutti seduti attorno al tavolo, continuiamo a conversare, i
bambini vanno e vengono dalla stanza, la moglie e la figlia ogni
tanto aprono la porta per vedere dentro, spariscono e poi arrivano
con altro tè e altra legna.
All’improvviso altro lavaggio alle mani per tutti e subito dopo la
moglie arriva con una profumatissima tagine e con due enormi
pagnotte.
Alì divide il pane per tutti, prende la carne di montone dalla
tagine e la divide.
Non esistono posate e tutti intingiamo il pane finchè non siamo
sazi.
Agli angoli della stanza stanno in disparte i suoi due cognati,
vestiti e imbacuccati perché erano stati fuori a controllare le
capre.
Mi accorgo, con una stretta al cuore, che i nostri avanzi della
tagine diventano la loro cena. Non ho parole.
Io e Alì intanto continuiamo nel nostro dialogo; lui per farmi
capire che ha mangiato bene continua a ruttare guardandomi, finchè
riesco a capire qual è il senso dei suoi rutti e mi adeguo
imitandolo e facendolo così felice.
Gli chiedo di fare qualche foto ed il suo indirizzo per
mandargliele.
Si mette in posa, lui e la sua famiglia, finchè prende carta e
penna e inizia a scrivere sotto lo sguardo curioso dei figli.
Si ferma alla prima lettera del suo nome scritta malamente e poi
mi consegna carta e penna dettandomi il suo indirizzo.
Apre un cassetto e dentro una bustina consumata e gelosamente
custodita mi dà un documento con la sua foto per copiare, ma è
scritto in arabo.
Gli do un foglietto con il mio indirizzo, lo piega e lo ripiega
ponendolo in mezzo al suo documento di riconoscimento. Scherziamo
persino con la foto del Re, unica foto appesa alle pareti assieme
ad una foto di Alì fatta diversi anni fa.
Iniziamo così a “giocare” scrivendo su un foglio i nomi di tutti,
le età, alcune parole degli oggetti presenti nella stanza, finchè
arriva la moglie con un vassoio di mele coloratissime. Alla fine
il “rais” (così si faceva chiamare Alì) si alza, apre un
cassettone sul fondo della stanza e ci consegna due coperte a
testa. Capiamo che è l’ora di dormire.
Ci stringiamo il più possibile verso il fondo della stanza per
lasciar più spazio possibile per loro, ma noto che solo il suo
ospite venuto da Boutferda si prepara nell’angolo opposto un
giaciglio.
Alì e la sua famiglia ci salutano e stanno per uscire, gli faccio
segno che c’è spazio per tutti ma lui chiude la porta e se ne va.
Rimaniamo soli iniziando a scambiarci le nostre sensazioni su
questa calorosa ospitalità, così lontata dai nostri principi.
Spegniamo le lampade e cerchiamo di dormire.
Non si può… la mente torna la fuori….. Dove sono gli altri??
L’Ausilia e la Olga ?? gli avevo promesso che le avrei aspettate!
E Giacomo, Stefano, Patrik, la Franca, la Elena, dove saranno?? Mi
auguro che abbiano avuto la nostra fortuna , che si siano
rifugiati sulle baracche dei lavoratori, oppure che abbiano
trovato un riparo in qualche altra parte.
Sento i miei compagni respirare affannosamente, so che non stanno
dormendo neanche loro e son convinto che i pensieri corrano nella
stessa direzione. Dopo un’oretta, Paolo, che dorme al mio fianco,
sta male e vomita tutto quello che ha mangiato.
Mi alzo ed esco per vedere se trovo qualcosa da pulire e rimango
di pietra nel vedere Alì, i suoi cognati e i suoi figli più
grandi, dormire rannicchiati con delle coperte, sotto il porticato
infangato.
I più piccoli e le donne stanno dormendo in cucina e la tosse del
più piccino ci accompagnerà per tutta la notte.
Alì mi da un catino, pulisco, invito ancora Alì a dormire al caldo
con noi ma non c’è verso. Mi corico ancora con la convinzione che
neanche il più altruista di noi si sacrificherebbe in questo modo
per dare ospitalità ad un estraneo.
Cerco di dormire, ogni tanto parlo con Rino che sento sveglio,
sono troppe le emozioni, i pensieri, le paure. Paolo poi continua
a star male, prendo le mie gocce per dormire che porto sempre con
me, ma non fanno alcun effetto.
Prima dell’alba sento dei rumori all’esterno.
Alì si è svegliato. Ci alziamo anche noi, anche se l’ospite che ha
dormito con noi, avrebbe ancora voglia di rimanere sotto le
coperte. Iniziamo così a prepararci i vestiti, riempiamo gli zaini
con la roba finalmente asciutta, finchè si apre la porta ed entra
Alì con il tavolino, il tè caldo seguito dalla moglie con la
colazione : un piatto di olio e una gran pagnotta di pane.
Alì la divide e iniziamo tutti ad intingere il pane nell’olio;
arrivano anche le uova sode mentre fuori sta albeggiando.
Ci apprestiamo a partire, ho l’animo in tumulto, non so come
ringraziare.
Mi avvicino ad Alì con un po’ di soldi in segno di riconoscenza,
mi guarda offeso non li vuole! Cerco di spiegargli che è un
piccolo segno, un regalo per i suoi figli, finchè riesco a
infilarglieli nel taschino della giacca.
Scattiamo le ultime foto e con un grande abbraccio saluto Alì, la
moglie e tutti i figli.
Lasciamo la casa di Alì assieme all’ospite che tornerà con noi al
paese, sono commosso, mi giro e vedo Alì e tutta la sua famiglia
che ci salutano, è un’immagine che mi porterò dentro per sempre.
Scendiamo a prendere la bici alla casetta lungo la pista. Mentre
ci prepariamo per ripartire, da dietro una porticina sento una
voce che ci chiama, apro e trovo Stefano dentro il suo sacco a
pelo con la faccia stravolta, apro la porta di fianco e trovo
Patrik anche lui appena svegliato.
Ci raccontano la loro avventura, sono arrivati alla casa alle
quattro del mattino sfiniti.
Li salutiamo e partiamo verso il guado.
L’acqua è calata, anche se la corrente è ancora forte.
Ci aiutiamo per attraversarlo. Paolo è il più provato, mentre sto
aiutandolo a passare tenendo la bici per la ruota davanti sento
uno strattone, mi giro e lo vedo galleggiare agganciato alla ruota
della bici, l’ospite di Alì che è dietro di lui lo aiuta a
rialzarsi e ad attraversare.
Siamo sulla sponda opposta, vediamo sulla collina la casa di Alì e
le montagne attorno ancora tutte imbiancate dalla tempesta della
sera precedente.
Ma c’è il sole, partiamo io e Rino con Alì Fasan nel cuore fino al
cp. 4, mentre Daniele e Paolo si fermano a lavare la bici al
torrente e procedono più lentamente. Al cp. 4 ci troviamo tutti.
Ci fanno impressione le tre ambulanze ferme al villaggio….. per
fortuna sono rimaste senza lavoro!!!
Breve sosta per un tè, una frittata e via…. si riparte tutti
quattro assieme verso il cp. 5.
Pedaliamo sereni, anche se i discorsi ed i pensieri sono tra quei
tappeti, tra quelle mura, tra quel calore che ci è rimasto addosso
come una seconda pelle.
Al pomeriggio ci sorprende un altro temporale alla base del passo
per Imshil.
Siamo inzuppati ma pedaliamo in asfalto, non corriamo più alcun
pericolo. Arriviamo al cp. 5 che è già buio. Paolo è sfinito e
decide di ritirarsi.
Decidiamo in ogni caso che ci meritiamo una bella mangiata e una
dormita prima di partire per il traguardo, saltando il cp. 6.
Mi sveglio al mattino e nel firmare la partenza nel registro mi
accorgo con immenso piacere e con un po’ di invidia che Ausilia e
Giacomo sono risorti…. Dopo una notte all’addiaccio, sono passati
dal cp. 5 e hanno proseguito per il cp. 6.
Grande temperamento, forza e un carattere non comune!!
Ormai abbiamo deciso, la nostra gara l’abbiamo già vinta, partiamo
per il cp. 8 e poi verso il traguardo.
La giornata finalmente è calda, limpidissima, la nostra andatura
quasi turistica.
Dopo il cp 8 nell’altopiano prima del traguardo, un cane da gregge
ci attacca, l’ultimo della colonna è Daniele, che si sbilancia e
cade.
Qualche piccola escoriazione e le schegge sulla sua “Montura” ci
danno l’occasione per rivolgere qualche gesto di rabbia verso la
casa del pastore li vicino.
Esce una donna con in mano una corda rotta, seguita subito dal
padrone che si avvicina e cerca di scusarsi, facendolo capire in
qualche modo.
Dopo alcuni attimi di tensione ci invita dentro casa per il tè.
Entriamo in casa, ci fa accomodare su soffici tappeti, cerchiamo
di parlare, ma qui è più difficile capirci! Lui continua a
scusarsi finchè entra nella stanza la famiglia con un gran piatto
di kus-kus.
Ne mangiamo un po’ perché avevamo già fatto il pieno al cp. 8; è
quasi offeso perché non mangiamo, arrivano anche tre mele enormi e
coloratissime; le divoriamo.
Ma dobbiamo andare, non prima di aver bevuto l’ultimo tè.
Ho ancora davanti agli occhi il momento del commiato, con l’ultima
foto fatta alla famiglia, il loro ultimo saluto con gli sguardi
che continuavano a chiederci scusa.
Ripartiamo, finchè cantando, arriviamo al traguardo, forse
rammaricati per il cp. mancato, ma comunque felici e soddisfatti.
Le emozioni non son finite…. si ascoltano i racconti di tutti, le
avventure vissute… per concludere alla grande con l’arrivo degli
stoici Ausilia e Giacomo e la cena finale, dove i volti pur
segnati dalla fatica, lasciavano tutti trasparire la gioia e la
soddisfazione di essere là, di aver concluso un’esperienza unica.
Non posso concludere senza ringraziare il mio prode compagno Rino,
amico di tante battaglie che pensavo finite.
I suoi silenzi, le sue approvazioni, la sua disponibilità infinita
hanno consolidato un legame già con solide radici, ma ora
cementatosi profondamente.
Un grazie poi a tutto il gruppo per aver condiviso momenti di
allegria a momenti di rabbia, di sconforto, di ansia, ma tutti
consapevoli che quello che stavamo vivendo godeva dell’unicità,
era stato coniato solo per noi.
Tanti di voi li conoscevo e sapevo il loro valore che ora si è
moltiplicato.
Altri li ho conosciuti in questa occasione apprezzandone
l’entusiasmo, la forza di volontà e in particolare l’altruismo.
Olga sei stata un esempio per tutti noi.
Un grazie va senza dubbio a te Maurizio che hai, come sempre,
fatto il possibile per farci rivivere le emozioni che tu stesso
hai provato quando hai scoperto questi luoghi; peccato che il
maltempo abbia cercato di complicarti un po’ le cose…., ma
conoscendoti forse l’avevi già prenotato tu quel temporale!!!
Continua a scoprire nuove vie, ti seguiremo!!!
E infine, anche se non mi leggerai mai, un grazie a te Alì e alla
tua splendida famiglia.
In quelle poche ore hai saputo farmi capire che quelle che
consideravo le priorità nella vita, non avevano alcun valore.
L’accoglienza, l’ospitalità, la semplicità, sono le cose che mi ha
dato e che cercherò di portarle con me.
Ciao Alì e se il prossimo anno, Maurizio mi farà ancora passare
per quella pista, aspettami, sarò lì ad abbracciarti.
Livio |
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Ore 13.23 21 novembre
I 2 svizzeri che hanno partecipato
alla gara ci mandano un articolo in tedesco. |
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Rang
1 und 2 bei 55 Stunden Nonstop rennen in Maroko
Reto Koller und Sämi Burkart
folgten der Ausschreibung eines Rennens in Maroko. 700 km mit
11.000 Höhenmeter, in möglichst kurzer zeit zu bewältigen.
Das ganze mit einem
voll bepackten Bike mit 21 Kilo Gewicht.
Im vergangenen
Frühling war im deutschen Bike Magazin ein bericht über ein
Nonstop rennen bei welchem die Siegerzeit bei 56 Stunden lag. Im
internet auf der Seite des Italienischen Veranstalters Maurizio
Doro unter www.naturaid.com , fanden sie weitere Informationen.
Gepäck: Kleider essen Schlafsack Getränk, müssen selbst
transportiert werden. Wasser kann mann alle 60 bis 120 Kilometer
Nachfüllen. Nach 88 Stunden ist Zielschluss. Der Sieger hatte nur
vier Eineinhalbstündige pausen gemacht. Ein fast unvorstellbares
unternehmen schien das zu Sein. Was eine Gruppe Italiener und ein
deutscher Reporter schon geschafft hatten Sollte doch für sie auch
möglich sein. Mit der Hoffnung einfach nur ins Ziel zu kommen
Reisten sie nach Maroko.
Am fünften November
Trafen sie fünfzehn Italiener fünf Italienerinnen und ein Franzose
in Marakesch am Flughafen. Gemeinsam reiste man in Bussen zum
Start Ort Azilal, am Fuse des Atlasgebirges. Nach einem
Angewöhnungstag mit Velo zusammenbauen, Streckeninformationen
Einschreibung, Materialkontrolle und Gemeinsamem Essen Startete
das Rennen Am Dienstag Früh um fier Uhr. Es musste auf eine
Alternativrute gewechselt werden, Da die geplante Stecke über den
Atlas in die Sahara, wegen der vielen Regenfälle nicht passierbar
war. 560 Kilometer und 11000 Höhenmeter Standen nun bevor.
Maroko.
Wetter Land
und Leute.
Ein kaum
vorstellbares natur Erlebniss bot sich den Teilnehmern. Die
Strassen Pisten und Pfade führten über liebliche hügelige
Landschaften, steinige Gebirgsketten, über braune Erde mit tiefen
Wasserfurchen, an mehrfarbigen Erdschichten vorbei. Tosenden
Wassefälle, riesige tiefblaue Seen mit vielen armen, Ganze Thäler
und Felder welche nur aus Wasser bestanden. Schaf und Geisenherden
Tromedare und Hüner. Dann immer und überal traf mann wieder
Menschen, zu fuss auf oder mit Eseln. Zum Gruss hoben sie die
hand, nickten mit dem kopf, oder manche sagten Bon Jour Die tiefer
gelegenen Dörfer sind aus Lehm gebaut und sind kaum zu erkennen in
der gleichfarbigen Umgebung. Im Gebirge sind teils grosse
steinerne Häuser wie Burgen. Wo Häuser sind gibt’s auch viele
Hunde welche laut bellen und einige jagen einem auch ausdauernd
hinterher.
Fürs Rennen entschlossen sich die
beiden Freunde getrennte zu Fahren. Da Für Sämi wegen einer
Magenverstimmung ein Start gar erst in frage Stand.
Er fuhr erst mit den
hintersten los und konnte sich im verlauf des Rennens immer mehr
erholen. Reto Koller übernahm von Anfang an mit dem vorjahres
Zweiten Raffaele Verzella die Führung .82 Kilometer und gegen 2000
Höhenmeter bei Schnee und regen hatte man beim ersten Posten
hinter sich. Hier konnte man sich vor einem Unterstand an einem
Feuer etwas wärmen. Es
gab Suppe Tee Und Nutellabrot. 96 Kilometer Später, gab es in
einem Restaurant ein kleines Omlett zu ergattern. Weitere 42
Kilometer Später Die Ueberraschung. Reto und Raffael hatten bis zu
Posten drei schon zwei Stunden Vorsprung. Auf dem weg zu Posten
vier fuhren sie in die Nacht. Gelangten nach einem zwei stündigen
Aufstieg in eine schlammige Strasse und die Bikes waren so mit
schmutz verklebt, das für sie nur der weg zurück möglich war. Sie
mussten mit Wasserkesseln mühsam die Bikes vom Schmutz befreien.
Sieben Fahrer (auch Sämi) waren nun zu ihnen aufgerückt. Bei einer
Berberfamilie gab es Suppe Taschil und Tee. Man wickelte sich bis
in die Morgendämmerung in Wolldecken und versuchte es von Neuem.
Auch allen andern war nach dem Aufstieg klar, dass es hier in der
Nacht kaum ein durchkommen gegeben hätte. Mit tragen und Stossen
verbrachte man gegen zwei stunden bis man durch den schlimmsten
Morast durch war. Nach einer langen technisch schwierigen Abfahrt,
folgte eine etwas ungewohnten Flussdurchquerung. Bei Posten vier
gab es wieder die Möglichkeit bei einer Berberfamilie eine Suppe
zu essen. Reto und Raffael gönnten sich nur eine kurze Pause und
machten sich für weitere 67 Kilometer und 2000 Höhenmeter auf den
Weg. Nun fuhr man bald wider in die Nacht hinein. Wieder setzte
starker regen und Hagel ein. Die Strassen verwandelten sich in
strömende Bäche und man konnte oft im Wasser und Schlamm nur noch
vermuten auf dem richtigen weg zu sein. Im Hotel in der Bergstatt
Imichil Gab es Gasbeleuchtung und zwei warme Holzofen. Reto und
Raffael wärmten sich bei Suppe und Tee eineinhalb Stunden auf. Bis
zu dieser Zeit war noch niemand zu ihnen aufgerückt. Sie buchten
ein Zimmer. Dann fuhren sie 35 Kilometer und 500 Höhenmeter zum
Wendepunkt in Agudar und alles zurück. Doch auch nach diesen Fünf
Stündchen durch die Nacht, war nichts mit Schlafen im gebuchten
Zimmer. Sämi hatte sich im Hotel kurz aufgewärmt und folgte mit
drei stunden Rückstand. Auch Sebastiano mit Mauro und Später
Daniele folgten in dieser Nacht. Es ging um die ersten fünf Plätze.
Sämi war eine halbe Stunde gemütlich wie immer unterwegs, als
Mauro mit Sebastiano an ihm vorbei schossen. Nach einer weile
fühlten sie sich in Sicherheit. Da kein licht mehr von hinten kam.
Als ihnen in einem Dorf hunderte von Meter Hunde hinterher gejagt
wahren, fuhr Sämi ohne licht an ihnen vorbei. Es hatte aufgehört
zu regnen und teils beleuchtete der Mond die im Wasser glitzernde
Berglandschaft. Man fuhr nun durch drei Steinerne dunkle
Bergdörfer. Immer auf der Suche nachdem richtigen weg. Die die
Piste verlor sich oft in Riesigen Wasserebenen. (Reto und Raffael
riefen einmal als sie nur noch Wasser um sich hatten hallo in die
Nacht hinaus und es erschien aus dem nichts jemand und zeigte die
Richtung). Es begann nun weis zu werden, die Umgebung ,aber man
fühlte sich so Warm, „mit Ausnahme der nassen Füsse“. Unter den
Reifen oder beim durchwaten von Schlamm krachte nun die oberste
Eisschicht Leise. Dann endlich die blaue Tür im Steinhaus mit dem
Namen Hotel Ibrahim. Der Wendepunkt. Sämi Unterschrieb nur Schnell
und kehrte um. Die Verfolger machten eine kurze Pause. Auf dem
Rückweg kreuzten die drei den aufsteigenden Daniele. Fünf
Kilometer vor dem Hotel in Imichil, überholten Mauro und
Sebastiano Sämi. Er war daran Seinen Sechsten platten zu
Reparieren. Diesmal ein zerschnittener Pneu. Der Velomech hatte
sich mit den leichtesten erhältlichen Reifen an den Start Gewagt.
„Ob er es wieder versucht?“ Mit zehn Minuten Rückstand traf er im
Hotel ein, zog sich trockene Socken an füllte die Wasserflaschen,
As etwas aus dem Profiantsack, legte sich fünf Minuten vor den
Ofen und dann war er wieder auf dem weg. Noch 140 Kilometer und
zwei tausend Steigungsmeter Standen bevor. Mauro und Sebastiano
Schauten dem geschehen ungläubig zu und folgten eine Stunde Später.
Die Führenden Reto und Raffael gönnten sich auch keine Lange
pause. Sie hatten sich um halb drei, Zweieinhalb Stunden vor Sämi
auf den weg gemacht. Reto Kämpfte bei der Thalabfahrt in der
Dunkelheit mit starker Müdigkeit, bis in ein hinterherjagender
Hund zu Sturz Brachte. Danach ging es gut. Nach dem letzten Posten,
62 Kilometer vor dem Ziel Trennte Sämi nur noch eine Stunde von
den Führenden. Mit 54 Stunden und 33 Minuten gelangte Reto mit dem
Italiener Raffael als erstes ins Ziel. 30 Minuten später hatte es
auch Sämi geschafft und wurde als zweiter Gewertet. 100 Minuten
später folgten Mauro und Sebastiano und viel später noch einige
wenige. Zehn Minuten vor Zielschluss (88 Stunden) gelangte auch
die einzige sich noch im rennen befindende Frau Ausilia Vistarini
ins Ziel. Die Nässe die Kälte und der Schlamm machten die dritte
Ausführung vom Natutaid zum Schwierigsten Rennen. Nicht einmal die
Hälfte erreichte Regulär das Ziel. Doch bei der Siegerehrung waren
alle wieder eins und man freute sich und Lachte über das verrückte
erlebte. |
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Ore 13.59 20 novembre
"Qualsiasi cosa tu possa fare o sognare di
poter fare, incominciala!
Il coraggio ha in se' il genio, il potere e la magia: inizia ora.-
Goethe"
La mia prima
uscita in MTB risale al giorno di Pasquetta del 2005.
L'ostacolo piu' difficile da superare in preparazione del Naturaid
e' stato ….
Trovare il coraggio di chiedere a Salvatore (il mio capo..)
un'altra settimana di ferie.
La mia partecipazione a quest'avventura e' legata ad una scommessa
con una grande persona, la mia Amica Franca.
Franca: per ora hai vinto tu.. continuo a fare il tifo per te e ad
invidiare il tuo coraggio e il tuo buon umore, mi saranno da
esempio e guida per sempre.
Ausilia: sei il pulcino piu' forte tenace e fragile che abbia mai
conosciuto in tutta la mia vita.Sei straordinaria!
Ringrazio il mio Angelo Custode, che mi ha guidato in discesa, sul
fango, nella pioggia, che ha fatto smettere di abbaiare tutti quei
cani nella notte.. la ringrazio soprattutto per avermi fatto
cosi' matta da accettare di fare un altro passo molto piu' lungo
della gamba, iscrivendomi all'ultimo momento al 3o Naturaid del
Marocco.
L’inseparabile coppia Franca/Elena ha percorso 400 km su 7200 mt
di disl totali, dal CP 3 in poi in compagnia di Donatella: e'
stato bello proseguire fino alla fine, INSIEME.
Ringrazio tutti i partecipanti al 3o Naturaid 2006 per essere
stati li' "con me", intercettando per caso la mia strada e facendo
di me una persona piu' ricca,consapevole
E .. impaziente di riprovarci ancora!
.jpg)
Mauri: come sempre.. e' tutta colpa tua.. non mi stanchero' mai di
ripeterlo!!
Vi abbraccio tutti dal profondo del mio cuore
Elena"
Ore 18.52 20 novembre
Questa la dedico Ad
Alba:
Ciao Maurizio e ciao cari compagni d'avventura,
Dopo una settimana di vita quotidiana ancora non riesco ad
abituarmi alla realtà. Non è facile passare
da un mondo all'altro in così poco tempo...
Mi mancate, tutto mi manca. Continuo a vagare alla ricerca di una
risposta che dia un senso a tutto questo.
Mi sento strano. Sicuramente entusiasta,
felice, appagato... E penso che lo rifarei domani. Ma non è tutto...
No.
Quasi mi sembra che quella persona che arranca nel fango fosse
un'altra!
Mi piacerebbe un giorno condividire con voi I pensieri e le
sensazioni provate, capire insieme che
senso dare a queste fatiche.
Cosa ho imparato... Cosa ci vogliono insegnare queste prove?
Ognuno avrà la sua visione ovviamente! A me
però viene sempre più facile paragonare la
bicicletta, e I suoi lunghi percorsi, al lungo (si spera! :))
percosro della vita. Non voglio fare
filosofia ma un pensiero che sento e che anche se
intimo voglio condividere con voi.
Abbiamo un percorso indicativo, ma le sorprese non mancherenno:
salite, sterrati e magari anche un po' di
fango.
In certi momenti sembra che la salita non debba finire mai... Sono
stanco e ho male un po' da tutte le parti.
C'è freddo e I miei piedi sono bagnati.
Ma sto imparando che le salite finiscono, basta continuare a
muoversi, anche piano come insegna maurizio,
ma sicuramente finiscono. è scritto! Anche I
tratti di fango non sono eterni e prima o poi un po' di
asfalto arriverà a darci coraggio! loro le
salite, il fango, il freddo, hanno già perso perchè
non possono muoversi. Noi invece si, noi ci muoviamo e
prima o poi la salita spianerà!.
Questo è un pensiero che insieme ad altri mi ha fatto sperare che
al prossimo dosso, oltre la prossima curva
la situazione sarebbe migliorata. Mi
piacerbbe poter portare questa "filosofia" nel quotidiano.
Ma non basterebbe solo questo, Solo non basto... voglio
sinceramente ringraziare MAURIZIO E TUTTI
VOI perchè siete stati importantissimi compagni
di viaggio e senza il vostro entusiasmo probabilmente sarei
ancora nella melma! Un grazie a chi ha
pedalato, dormito, mangiato, sorriso, pianto,
sofferto, sperato, gioito con me.
Un grazie altrettanto enorme a chi mi ha seguito da casa (o dal
lavoro), il saprevi con me è stata un'altra
risorsa fondamentale per tirare avanti!!!!!!
Come sempre grazie di cuore alla mia famiglia che con la sua mail
di incoraggiamento è riuscita a commuovermi...
Un Grazie pari ai precedenti anche a Maria Elena per aver
sopportato le mie "paranoie" pre-gara!...
Sono stato pallosissimo!
Che dire ragazzi...
Siamo fortunati!!!
A proposito: ma chi è Alba?
è una tartarughina di mare che ho avuto il piacere e il privilegio
di veder sbucare dalla sabbia durante una
bellissima alba (da qui il suo nome) nel
sud estremo del peloponneso (nel mani).
Beh, nei momenti di sconforto ho pensato alla grande fatica che
anche lei ha dovuto sopportare prima di
poter raggiungere il suo mare...
Grazie Alba per la bellissima lezione.
Un abbraccio a tutti voi e grazie!
Giacomo |
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Ore 19.10 19 novembre
E'
passata una settimana non sembra vero ma
7 giorni fa eravamo tutti a "divertirci"
in mezzo alle montagne dell'Atlante marocchino.
Ognuno di noi si è fatto la "sua
storia" e se la porterà dentro di sè, ma
anche altre "23 storie" si sono intrecciate e fuse ed hanno
lasciato un segno, un'esperienza, una
scelta, un ricordo, un'amicizia in questo Naturaid 2006
grazie a tutti Voi
Paolo
pedalategentepedalate
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Ore 11.16 18 novembre
Ma...cosa ci fa un
patacca milanese ciclista al Naturaid in Marocco...?
La risposta è semplice: un corso di sopravvivenza.
Così all'alba del 5 novembre sto patacca, all'anagrafe Stefano
T.Fabrizi, si presenta in aeroporto ignaro di ciò che lo stava
aspettando.
Aveva infatti preparato con precisione maniacale tutto il
materiale senza tralasciare i dettagli: da una bici full
superleggera in tinta con i completini Assos bianchi e neri, alle
calorie calcolate al grammo
costituite essenzialmente da barrette e polveri sintetiche
accompagnate dalla tabella comparativa caloria/peso, al GPS
dell’ultima generazione Garmin con l’illusione di sapere dove
trovarsi anche in mezzo al nulla…
Una cosa non aveva però considerato…che quell’avventura poteva
nascondere degli imprevisti e come tali dovevano far parte
dell’equipaggiamento a costo di qualche chilo in più da portarsi
appresso.
Tutto era filato liscio per 26 ore quando con incredulo entusiasmo
avevo raggiunto il gruppo di testa in compagnia dell’ intrepida
Ausilia e della tenace Olga.
Erano le 6 di mattina e il gruppo si apprestava a partire.
Il mio entusiasmo era al massimo, ma avevo bisogno di
recuperare per cui decisi di aspettare Patrick mentre Ausilia ed
Olga ripartivano di buon mattino.Lo strappo in salita dal CP 3 mi
costò l’errore fatale, perché decisi di sganciarmi da Patrick,
Michele e Giacomo tenendo un ritmo alto di andatura: volevo andare
avanti e più veloce… a tutti i costi. Arrivai all’inizio dello
sterrato stremato ed affrontai il sentiero che la pioggia aveva
trasformato in un fiume denso di fango; la bici non ne voleva
sapere di andare avanti nè indietro…il freddo aveva cominciato
prendere il posto della stanchezza al punto che decisi di
ritornare sui miei passi e ripartire il giorno successivo dal CP
3. Patrick mi incoraggiò a stare in gruppo con loro…Niente da
fare.
Passai la notte al CP 3 in piacevole compagnia di Elena, Franca e
di Donatella con sue sventure. Non dimenticherò mai l’esclamazione
bonaria e beffarda di Franca che sorpresa della mia presenza disse:
“Te la sei filata con il mio pezzo di grana e la mia cioccolata
alla partenza ed ora ti trovo qui… ben ti sta…Mi avevano avvertito:
mai fidarsi delle promesse di un uomo…figurati di un patacca
milanese…”
Notte in bianco....e lo strappo con la jeep mi costò la squalifica.
Fu la vista di Ausilia e Giacomo che passarono la notte
all’addiaccio che mi diede una scossa di adrenalina al punto da
continuare la gara o meglio l’avventura con loro. I loro visi
segnati dalla sofferenza erano simbolo di tenacia e di coraggio
nel voler continuare senza mollare.
Mai arrendersi…Maurizio mi aveva avvertito.
Ognuno di noi ha fatto la propria gara, contro il tempo, contro le
avversità atmosferiche, contro la sete e la fame, portando sè
stessi al limite delle proprie possibilità, sperimentando
l’imprevisto come valore delle proprie attitudini psico-fisiche.
Per tutto il resto del percorso non ho avuto particolari problemi,
perché il raggiungimento del limite l’avevo ormai esperito. Da
quel momento è iniziata realmente la gara per me,
nell’accettazione non passiva della sconfitta, ma il
riconoscimento della propria condizione e la valorizzazione di
quei fattori che apparentemente negativi possono trasformarsi in
grande positività.
L’entusiasmo di accompagnare al traguardo Giacomo e Ausilia è
ancora vivo dentro di me, perché ho vissuto con loro gran parte di
questa gara sofferta e desiderata fino allo stremo delle loro
forze. La grinta di Giacomo…i pianti di Ausilia così veri ed
autentici, sullo sfondo uno scenario di crudo e puro realismo.
Scivolo attraverso la fitta umidità milanese con il mio cancello
urbano a due ruote svicolando nel traffico lento e appesantito da
una sottile ma densa pioggia autunnale.
La città dei patacca è paralizzata da un serpentone di auto che
procede lento come un inesorabile magma puzzolente. Scavalco
marciapiedi, imbocco contromano a manetta, così è la vita del
ciclista milanese.
Porto sulle spalle uno zaino con dentro il regalo di compleanno
per la mia nipotina avvolto nell’ultimo pezzo di telo
sopravvivenza rimasto intatto. Cerco di spiegarle a cosa mi sia
servito e cosa rappresenti per me. Le dico anche di conservarlo
ben piegato e arrotolato perché un accessorio indispensabile…
Ma...cosa ci fa un patacca milanese ciclista a Milano reduce da un
Naturaid in Marocco?
BOH…!!!
Grazie di cuore Mauri…
grazie di cuore a tutti voi Naturaider della terza edizione….
Stefano |
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Ore 12.00 17 novembre
I numeri della mia avventura.
Kilometri percorsi: ca. 329,9, su di un totale di 558.
Di questi, ca. 2,5 km con la MTB caricata in spalla per una
condizione di pista fangosa ad un livello tale da bloccare lo
scorrimento delle ruote e più di 25 km a piedi (dopo il CP 3,
dalla fine dell’asfalto).
In totale ca. 6.900 metri di dislivello in ascesa, distribuiti su
n. 16 tratti di salita prolungata, e ca. 6.600 in discesa.
Oltre 10.000 le calorie consumate.
La suola della pedula sinistra corrosa per frenare “a scarpa”,
dopo aver finito i pattini dei v-brake.
Tempo impiegato 54 h e 35 min., di cui ca. 3 h per soste
alimentari, o ai CPm e 7 h di sonno distribuite in due soste.
Mi sono ritirato a ca. 15 km dal CP 4 ca. alle ore 4 del giorno 9
novembre.
Limitarsi ad una tale descrizione, però, sarebbe come se un amante
del caffè pensasse alla tazzina vuota, escludendo il piacere che
deriva dall’assumere il relativo contenuto. In sostanza, la
descrizione numerica dice poco o nulla rispetto a quello che
questa avventura ha rappresentato per me, e per le cose che mi ha
“insegnato”.
Escludo il “parto” della decisione di iscrivermi alla gara e tutta
la fase di preparazione, non solo fisica, ma anche per la scelta e
selezione dell’equipaggiamento, del cibo, delle modalità di
trasporto dei bagagli in MTB, tutte attività che comunque mi hanno
assorbito, stimolato e divertito non poco e per molte settimane.
Mi sono adoperato alla ricerca di ogni possibile informazione sul
terreno, condizioni meteo, caratteristiche dei materiale più
opportuni e dei cibi da inserire nella dotazione obbligatoria
prevista dal regolamento. Ho ripetutamente ed attentamente
scandagliato e foto delle precedenti edizioni onde poter scorgere
ogni particolare utile alle scelte che mi apprestavo a fare.
La vera emozione è iniziata con l’arrivo da Azilal, due giorni
prima del fatidico start.
E’ cresciuta osservando l’equipaggiamento degli altri partecipanti,
durante le attività di assemblaggio e carico della MTB, con il
giro di ingaggio sui primi 9 km. del percorso, la presentazione
del road book e con la ricerca in loco di alcuni ultimi dettagli (forse
in realtà insignificanti), ma che al momento sembravano prioritari
per le ultime operazioni.
(ad esempio la ricerca di alcuni elastici per meglio fissare il
carico, culminata con l’acquisto presso un locale meccanico di 4
fasce ricavate dalla sezione di camera d’aria di camion).
Le informazioni sull’evoluzione meteo prevista, forse erano
l’elemento di maggiore preoccupazione, anche se non palesemente
manifestata.
Ed eccomi allo START qualche minuto dopo le ore 4 del mattino del
giorno 7 novembre.
Si pedala al buio uscendo dal paese ed avviene la prima naturale
ripartizione dei concorrenti in diversi gruppetti. La strada
comincia a salire e la pioggia a scendere.
Le andature sono diverse, così come lo sono gli intimi obiettivi,
i pensieri e le emozioni di ogni singolo partecipante.
Anche le difficoltà attraversate lungo il percorso, seppur forse
similari per tutti i partecipanti -almeno nel tratto di percorso
che ho compiuto-, per me sono state individuali fatiche fisiche e
mentali con cui mi sono misurato in quel preciso momento, senza
per questo voler dire che le mie siano state più o meno intense
rispetto a quelle altrui.
Per raggiungere il CP 1, in compagnia dell’agile e grintosa di
Donatella, abbiamo pedalato in salita sotto acqua, vento e freddo
fino alla fine. La discesa finale ha repentinamente abbassato di
molto la nostra temperatura corporea, anche se per quanto mi
riguarda non ad un livello di vera e propria crisi ipotermica.
L’aiuto per indossare velocemente l’adeguato abbigliamento su arti
e mani intirizzite dal freddo è stato un conforto fondamentale che
ci siamo prestati con spontaneità e rapidità; ha scaldato il corpo
ma anche l’animo.
Dopo una sosta al CP 1 , con non poche incertezze da parte mia,
compreso un forte pensiero per il ritiro, proseguo e le cose vanno
meglio.
Si pedala in salita attraversando luoghi silenziosi e maestosi
nella loro grandezza, assieme a nuovi compagni che si alternano
fianco a fianco nei chilometri che mi porteranno con Giacomo ad
arrivare al CP 2 oltre la mezzanotte e dopo un passaggio notturno
su una passerella di pietra ed un’ultima lunga salita immersi
nella nebbia. La lunga discesa finale in notturna con un paesaggio
silenzioso e bello da mozzare il fiato ci porterà al villaggio
dove è previsto il CP 2. In discesa, oltre all’aria che batte
sugli abiti, l’unico suono udibile è il freno della MTB, che si
sta esaurendo, e l’abbaiare dei cani. In discesa fa freddo.
Attraversando l’ultimo ponte prima del CP, la MTB sbanda su di una
passatoia di gomma nera distesa per terra chissà per quale motivo,
ed io cado ma senza conseguenze..
Durante il percorso tra CP 1 e 2, Donatella purtroppo viene colta
da un malessere e molto saggiamente opta per una sosta per la
notte. Ci avvisa di ciò con l’aiuto della Gestrice di una “gite
d’etape” ove decide di sostare –una ragazza francese con gli occhi
da cerbiatta che ci raggiunge lungo la pista nella notte a bordo
di una Land Rover-. Riprenderà la mattina successiva ma ci
rivedremo solo nelle vicinanze del CP 4 ca. 36 h dopo.
La sosta al CP 2 avviene presso un piccolo hotel dove mangio e
dormo per alcune ore.
Al mattino successivo, sotto un sole che fa sperare in bene,
riparto in compagnia di Giacomo e di Patrick, che si è aggregato a
noi durante la colazione.
La strada sale ancora in un paesaggio verdeggiante e poi in veloce
discesa fino al CP 3, dove incontriamo Stefano in sosta. Dopo una
pausa veloce per ingurgitare qualcosa, ripartiamo tutti e quattro
con l’obiettivo di arrivare al CP 4. Ci aspetta una prima lunga
salita su asfalto, di ca. 11 km, a metà della quale ci coglie un
temporale, non disastroso ma con vento freddo che abbassa la
temperatura. Come da road book, arriviamo a fine salita e dopo un
avvallamento approcciamo alla pista sterrata che sale ancora verso
un altro valico a ca. 2100 m. di altitudine.
Qui inizieranno i problemi....
All’inizio di questa pista sterrata incrociamo Stefano, che ci
aveva preceduto nella salita su asfalto, ma ora ha deciso di
scendere, considerando troppo onerosa l’ascesa in quelle
condizioni. Al seguito la sua MTB viene portata a spalle da un
ragazzo del luogo (probabilmente l’unico che passava), a cui a
chiesto questo supporto. Noi tre parliamo con Stefano cercando di
convincerlo ad aggregarsi e fare gruppo, ma non c’è verso.
Sono circa le ore 16.30, il cielo è percorso da nubi grigie ed
iniziano le difficoltà di progressione. Ognuno di noi tre le
affronta e le vive individualmente con concentrazione ed impegno,
in silenzio.
Proseguiamo noi tre e ci “sgraniamo” lungo la pista a distanza di
decine di metri, ognuno di noi assorbito dal proprio sforzo fisico
e dalla stanchezza, e probabilmente intimamente aggrappato a quei
pensieri che sono lo stimolo e il combustibile per proseguire.
Le ruote non girano, il fango argilloso si attacca ai copertoni
trattenendo sassi e pezzi di legno che vanno ad incastrarsi nei
meccanismi della MTB. Ognuno di noi sceglie una propria strategia
di progressione.
La mia è quella di caricarmi in spalla la MTB e di portarla con
concentrazione ma senza soste fino alla sommità del valico, ove si
scorge un fuoco ed una tenda vicino e dalle ruspe parcheggiate.
Probabilmente si tratta della “base” dei lavoratori impegnati di
giorno nelle opere di sistemazione della pista. Alcuni minuti dopo
mi raggiunge Patrick che ha deciso di pulire le ruote dal fango
ogni pochi metri piuttosto che caricarsi la MTB in spalla.
Più a valle scorgiamo Giacomo intento al trasporto della sua MTB.
Ci dividiamo; mentre Patrick cerca informazioni presso la tenda,
io scendo ad aiutare Giacomo nel trasporto delle sue borse, e così
ci ricongiungiamo tutti e tre alla sommità del valico per una
decisione.
Nel frattempo il buio è sceso, ed il fango non accenna a diminuire,
anche se la pista apparentemente inizia a scendere.
Ci avviamo lungo la pista ma il film è sempre il medesimo. Per
sdrammatizzare, lo intitoleremo “nightmare nell’alto atlante
marocchino”.
Nuovamente ci “sgraniamo” lungo la pista che migliorerà in parte e
per poco solo dopo alcuni chilometri, consentendoci almeno di
spingere le MTB.
Ca. alle ore 23.30 del 8 novembre arriviamo ad un importante bivio
dopo una lunga rampa di salita.
Da qui, secondo il road book, dovrebbe iniziare la discesa.
Ci aspetta una sorpresa; ancora lo stesso fango.
Nuovamente proseguiamo nella notte spingendo le MTB, dopo aver
provato a cavalcarle inutilmente. Ci distribuiamo lungo la pista a
distanza di qualche decina di metri l’uno dall’altro. Il fango è
lo stesso di prima; le ruote non girano e lo sforzo fisico si fa
sentire. Per fortuna ha smesso di piovere.
Ca. dopo la mezzanotte, nella progressione scorgo alla mia
sinistra una serie di lucette rosse lampeggianti appese ad uno dei
pochi alberi, a ca. 10 m. dalla pista alla mia sinistra.
Inizialmente credo di sognare e mi chiedo quali scherzi possano
fare l’immaginazione e la stanchezza. Ma le vedo ancora.
Sono in testa alla fila; mi fermo e chiamo nel buio. Una voce mi
risponde. Vado fuori dalla pista, e sotto l’albero scorgo Ausilia
ed Olga rannicchiate nei loro sacchi a pelo.
Penso ma non dico: per fortuna non piove anche se fa freddo, siamo
ca. a 2.000 m. di quota, e c’è vento. La temperatura probabilmente
non è di molto sopra lo zero.
Scambio con loro qualche frase. Anche loro hanno trovato il fango
e non riuscendo più a spingere le MTB, hanno deciso di fermarsi.
Ausilia parla di avere freddo e di non voler finire (morire !) in
quel modo. Olga è molto più tranquilla, obiettiva e non dice nulla.
Mi raggiungono Patrick e Giacomo. Parlano con loro; spunta anche
l’idea di lasciare a loro i ns. sacchi a pelo ed i teli termici.
Intendendo proseguire, non posso lasciare il mio equipaggiamento.
Dopo una breve discussione, noi tre ripartiamo con l’intenzione di
arrivare al CP 4 per dare informazioni all’organizzazione circa le
ragazze in sosta.
Verso l’una, dopo ca. un chilometro, Giacomo che chiude la fila
raggiunge a piedi me e Patrick dicendoci che non vuole lasciare da
sole le due ragazze. Quindi, intende abbandonare la sua MTB e
ritornare sotto l’albero con lo scopo di far alzare Ausilia ed
Olga e di camminare assieme a loro senza le MTB lungo la pista;
nel frattempo io e Patrick saremmo scesi verso il CP 4 il più
velocemente possibile per dare avviso e far salire una jeep che li
avrebbe incontrati lungo la pista. Questi furono gli accordi presi,
e così ci dividemmo in funzione degli obiettivi condivisi.
Io e Patrick, continuando ad incontrare fango bloccante lungo la
pista, inizialmente proviamo al trasporto delle ns. MTB dividendo
il telaio sulle spalle e le ruote una per mano; la situazione e la
fatica accumulata ci inducono, dopo un pò, ad abbandonare le MTB
lungo la pista dopo aver preso sulle spalle i nostri bagagli.
Intorno alle ore 4, dopo ca. ulteriori 12 km percorsi a piedi dopo
la separazione dagli altri, incontrando un terreno con uno strato
di grandine (che, nella notte, faccio scambio per neve), arriviamo
nei pressi del guado segnato nel road book, oltre il quale saremmo
proseguiti verso il CP 4.
Camminando nella notte con Patrick ho provato cosa significa
cedere al sonno pur continuando a muovere le gambe. Così più volte
ci siamo scontrati spalla a spalla nel silenzio.
Arrivando al corso d’acqua (che risulterà largo ca. una decina di
metri), sull’altra sponda più in alto rispetto alla linea di
attraversamento, scorgiamo i fari di una jeep ferma nel buio. Gli
occupanti hanno visto le nostre luci e rispondiamo alle loro
segnalazioni luminose. Scendiamo ancora e raggiungiamo la riva del
corso d’acqua. Maurizio –Direttore di Gara- ci chiede se vogliamo
attraversare; spieghiamo quanto accaduto lungo la pista.
Maurizio ci chiede maggiori informazioni sulla percorribilità
della pista e ci dice che siamo gli ultimi, e che tutti gli altri
sono già passati.
Indichiamo subito dove si trovano gli altri lungo la pista, MTB
comprese, e che come d’accordo cammineranno lungo la pista. Poi
spieghiamo anche che Stefano è ritornato al CP 3, che Donatella è
più indietro e che non abbiamo informazioni su Elena e Franca.
Pur non essendo in condizione di ipotermia, ma molto stanchi, io e
Patrick decidiamo di non guadare nella notte e, dopo aver
recuperato “al volo” alcune bottiglie d’acqua lanciateci al di
sopra del corso d’acqua da Maurizio, risaliamo la pista per
raggiungere a ca. 1 km le costruzioni che avevamo visto in fase di
discesa per dormine al coperto ed accendere un fuoco. Maurizio ci
da appuntamento al guado per l’indomani al sorgere del sole.
Ma di lì a qualche minuto, la jeep con Maurizio attraversa il
corso d’acqua, ci raggiunge e ci trasporta per le centinaia di
metri che ci separano dalle costruzioni. Il giovane locale
aiutante di Maurizio, ci indica una costruzione ove sul retro
possiamo accedere per la notte. La jeep e Maurizio ripartono in
direzione degli altri, che in base agli accordi presi con Giacomo
dovrebbero essere già da tempo in cammino lungo la pista verso la
direzione giusta.
Raccogliendo legna per bruciare, all’interno di un vano della
costruzione scopro, con grande sorpresa, n. 4 MTB parcheggiate.
Avviso Patrick che è poco distante. Dopo un esame del road book
appeso al manubrio, le MTB si rivelano essere di altrettanti
partecipanti al Naturaid. Ci sono le MTB ma non le persone. Dove
saranno ??
Stanchi ed affamati accendiamo il fuoco e ci corichiamo dentro i
nostri sacchi a pelo avvolti nei teli termici.
Ca. alle ore 6.30 mi sveglio sentendo delle voci all’esterno del
locale in cui sono steso. Faccio un primo richiamo, un secondo ed
un terzo; la porta si apre e mi appare il viso di Livio e gli
altri 3 bikers. Mi spiega che erano giunti infreddoliti al guado
prima di noi e, non potendo proseguire dopo aver cercato soccorso,
sono stati ospitati nella casa di un pastore berbero che si trova
sulla sommità della collinetta alle spalle del nostro ricovero di
fortuna. Hanno ricevuto una grande ospitalità da questa gente.
Di li a poco avviene un altro miracolo !!!!
Rientra la jeep con Maurizio; all’interno c’è Olga, sul tetto le
nostre MTB. Giacomo ed Ausilia, invece, hanno deciso di proseguire
!!!! E’ proprio vero che i miracoli avvengono di notte,
considerando la situazione e le parole con cui ci eravamo separati
da loro poche ore prima.
A quel punto Maurizio mi fa presente che il trasporto della MTB di
per sè implica l’esclusione dalla gara, anche se posso proseguire
“fuori gara”.
Da qui la mia avventura assume contorni forse meno avventurosi ma
non per questo meno educativi, istruttivi, profondi e stimolanti
per molti aspetti, non solo tecnici ma anche umani e relazionali.
Con Patrick e Olga decidiamo di proseguire con la jeep fino al CP
4 per farci un the caldo. Da li decidiamo di arrivare con la jeep
direttamente fino al CP 8 ( saltando quindi i tratti CP
4-5-6-7-8). Dal CP 8 riprendiamo nuovamente le MTB, dopo una
pulizia dei mezzi presso il locale meccanico circondati da una
folla di ragazzini curiosi, per pedale sul tratto di ca. 62 km
fino alla fine del Naturaid.
E’ chiaro e sono consapevole che non tutte queste circostanze, e
le sensazioni che ho provato, possono essere ben descritte e
quindi comprensibili per che legge.
Per questo motivo il mio racconto è particolarmente oggettivo e
scrupoloso. Così facendo, chi legge potrà forse meglio avvicinarsi
ed intuire quanto ho provato.
Alcune sensazioni sono destinate a restare inespresse, ma di
sicuro mi aiuteranno in futuro ad affinare la capacità di
valutazione di persone e contesti.
Pedalare e camminare nel silenzio gestendo al meglio il proprio
sforzo fisico e mentale, offrire e cercare con spontaneità e
lucidità il conforto reciproco con i compagni di percorso,
imparare a scegliere in autonomia anche quando questo può sembrare
egoistico, riflettere sulle possibili conseguenze di ogni
iniziativa da assumere sul campo a fronte di imprevisti, sono gli
importanti elementi che questa avventura mi fatto considerare
nella giusta prospettiva.
Per chi come me ama l’impegno fisico e mentale, e sa trarre dalla
fatica profonde soddisfazioni, è stata un’avventura unica, intensa,
quasi primitiva ma ricca di stimoli ed irresistibile fascino.
E’ stato un piacere incontrare e conoscere ogni partecipante al
Naturaid, che saluto con simpatia. Un particolare ringraziamento
va Raffaele e Bruno per “l’intimo” supporto post arrivo.
Un grazie all’inossidabile (e severo) Direttore di Gara Maurizio
Doro, sceneggiatore, registra e produttore di questo episodio di
vita.
Un sincero e profondo abbraccio a Olga e Patrick con cui ho
condiviso una parte di questo percorso, non solo fisico.
Michele Naccarato
Concorrente n. 310
Naturaid Marocco 2006 |
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Ore 14.36 16 novembre
Ciao a tutti i
Naturaider 2006…..dopo il rientro i giorni stanno passando con la
sensazione strana di sentirmi fuori posto ovunque e con
chiunque.Le emozioni e le sensazioni che ho vissuto sulla
mia pelle e nella mente sono ancora troppo
intense per riviverle parlando e
raccontando. Così ho preferito non scrivere subito e custodire
gelosamente ogni mio intenso ricordo,fissandolo il più
profondamente
possibile nel mio cuore. Diventerà tutto quanto un cioccolatino da
gustare nei momenti difficili o amari della vita.
Vi saluto, Vi penso e
Vi ringrazio….
Olga..grazie perché mi hai fatto conoscere la forza vera
dell’amicizia nella notte più lunga della mia vita;
Maurizio…grazie perché sai trasmettere a
chi hai vicino energia pura e un sorriso che ti
ricarica…perché mi hai dato la possibilità di vivere questa
avventura;
Giacomo…grazie
perché dalla notte della 24H di Cremona ci abbiamo sempre
creduto,dando tutto ciò che potevamo dare;
Stefano….perché
prima del CP8 sono stata poco gentile e tu hai saputo capire.
Negli ultimi 26 km era la tua luce rossa che seguivo e che
mi ha portato all’arrivo;
Franca….grazie
perché la vita è fatta di scelte e quasi mai facili e la bici ci
aiuta a diventare più forti,ma non decide per noi,,,il tuo buon
umore è così speciale;
Elena..grazie
perché le parole che ci siamo scambiate mi hanno fatto scoprire
una persona così
bella dentro …abbiamo dei gatti speciali…..
Livio…grazie perché
dopo aver vissuto le emozioni delle 24H,arrivare ai CP e vedere il
tuo nome,
mi rassicurava e mi dava la forza di non tirarmi indietro ;
Rino..grazie perché
non avrei mai avuto la forza di smontare e rimpacchettare la mia
bici all’arrivo ad Ait Ishak e tu lo hai fatto senza che nessuno
te lo chiedesse;
Mauro…grazie per il
tuo sorriso..ti avevo conosciuto attraverso le parole di Elena e
ho trovato la persona speciale che conoscevo attraverso un
racconto;
Donatella..grazie
perché penso che ci saranno altre belle occasioni per pedalare
insieme;
Patrick… merci
perché è stato bello arrivare con te al CP2….il tuo “Oh Jesus” non
me lo dimenticherò più;
Seba…grazie perché
guardando il tuo profilo sulla bici sembra che non si debba far
fatica pedalando;
Sami ….thank you
because your smile is so beautiful……singing in the rain……;
Daniele e Reto…perché
a voi star dietro proprio non piaceva!!!scherzo siete fortissimi;
Paolo…grazie perché
ci hai fatto una bella compagnia e dato un po’ di forza nella
cavalcata finale con i tuoi sorrisi dalla jeep;
Silvio,
Mirko, Daniele perché avete fatto
fare un figurone ai Tour de Pance!
Michele…perché
anche senza forze hai dimostrato di che pasta sei fatto;
Raffaele e Bruno….perché ,belin,siete davvero dei gran naturaider.
“La vita è simile ad una tela vuota;diventa ciò che tu ci dipingi
sopra”
Ausilia
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Ore 17.30 15 novembre
Ciao
Maurizio leggo con ammirazione la
bellissima prova di tutti voi,tempo inclemente percorso super
impegnativo vi hanno temprato nella vostra grande
avventura,congratulazioni a te organizzatore e cuore della
manifestazione,una abbraccio a tutti i magnifici atleti
Stefano
GamperOre 19.25 15 novembre
Ciao
Maurizio,
volevo ringraziare tu e tutti i partecipanti, per la bellissima
esperienza che mi hai dato la possibilità di vivere.
Comunque è stata un'esperienza molto profonda, ho toccato con
mano il vero valore della vita..... e credimi non è una frase
fatta; trovarsi al buio in mezzo al bosco sotto l'acqua, senza
vederci da qui a lì, con i cani che ti vengono giù dalla
montagna per il solo fascio di luce che intravedono, per di più
con la cacaiola.... eppure scoprire che i berberi popolo povero
al punto di arare i campi con il mulo e l'aratro di legno!!!!,
ti possono offrire tutto pur non avendo niente. Ti offrono il
fuoco, il loro pane, il tè..... fai tu da solo il paragone con
la disponibilità verso gli altri di questo mondo... e mi
crederai se ti dico che quando ho lasciato il villaggio berbero
mi è venuto le lacrime agli occhi.
Tornerò in Marocco e sono contenta di cosa ho vissuto.
Grazie ancora a tutti, e che tutti noi si possa ricordare la
nostra esperienza per vivere con saggezza i nostri giorni
immersi nel vuoto stress del benessere.
Un abbraccio sincero.
Donatella
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È terminato alle 19: 50 del 10 novembre
2006 con l'arrivo di Ausilia Vistarini e Giacomo Stefanelli il 3°
NATURAID MAROCCO.
Sotto
lo striscione Naturaid nel piazzale dell'Hotel Transatlas sono
arrivati gli ultimi 2 concorrenti rimasti in gara scortati dalle
jeep strombazzanti e con i lampeggianti accesi. Noi tutti eravamo
lì ad aspettarli con il cuore in gola, facendo il tifo per loro e
sperando che arrivassero nel tempo utile di 88 ore per entrare in
classifica. I tempi calcolati erano incerti davano 50% di
possibilità di riuscita, infatti il tempo stimato del loro arrivo
variava dalle 19:55 alle 20:20.
E' stata una grande gioia per noi vederli arrivare, ci siamo
emozionati vedendo sui loro volti e nei loro sorrisi la fatica, la
contentezza, il dolore, ma soprattutto la grande determinazione e
il grande rispetto all'obiettivo che si erano imposti. Il pianto è
stato liberatorio e Ausilia appena arrivata si è accasciata al
suolo, l'adrenalina l'ha accompagnata fin sotto lo striscione poi
l'ha abbandonata e hanno preso il suo posto i sentimenti, le
sensazioni, i pensieri, i ricordi. I compagni hanno applaudito a
lungo questo momento mentre Giacomo con gli occhi lucidi
raccontava la "sua gara-avventura".
E' stato veramente un grande Naturaid, una gara resa estrema dalle
pessime condizioni atmosferiche che l'hanno caratterizzata per
tutte le 88 ore, mettendo veramente a dura prova tutti gli atleti.
22 biker partenti e 11 arrivati, è la dimostrazione che il
percorso era veramente impegnativo e gli atleti hanno dovuto
affrontare degli imprevisti eccezionali, come grandine, neve,
vento, freddo. Fortissimi acquazzoni hanno reso le piste argillose
delle vere e proprie paludi dove si sprofondava fino alla caviglia
tanto che la scarpa restava incollata quando si cercava di fare un
passo. Bisognava spingere o portare la bici in spalla perché il
fango che s’infilava e s’incastrava tra il cambio e la forcella
bloccava il movimento delle ruote.
Ci sono stati dei momenti dove
l’andare avanti era diventato quasi una sfida alle proprie
capacità; camminare nel fango per qualche ora di notte con la bici
sulle spalle per qualcuno è stato veramente una grande impresa al
limite. Poi, quando venivano a mancare le forze, si adottava la
progressione a “bruco” per superare gli acquitrini più difficili.
Andare a “bruco” significava portare avanti prima le borse per
2-300 m, poi la bici e avanti così cercando di uscire da questa
situazione di grande incertezza. Qualcuno ha ceduto
psicologicamente e si è ritirato. Altri hanno resistito e, per
recuperare, si fermavano qualche ora nel sacco a pelo sotto
qualche grosso albero al riparo dalla grandine. Ognuno gestiva le
proprie conoscenze e le proprie forze. Alcuni sono stati aiutati
dalle popolazioni berbere che vivono sparpagliate insieme al loro
bestiame sulle montagne. Venivano accolti nelle loro povere case e
nonostante non riuscissero a comunicare si creava comunque una
grande intesa. Per loro il cibo e il posto per dormire era
assicurato.
I berberi sono gente povera,
ma gente con grande educazione e dignità: non hanno nulla, ma ti
offrono tutto.
Le situazioni che ogni
concorrente ha vissuto erano completamente differenti, chi era
avanti o dietro di diverse ore magari non ha incontrato la
grandine o la pioggia ma ha guadato piste decine e
decine di volte con l’acqua fredda fino alla coscia; altri hanno
guadato piccoli torrenti e magari affrontato le piste di notte
sotto la grandine; altri ancora hanno dovuto rinunciare ad
attraversare un torrente impetuoso e hanno passato la notte in un rifugio berbero.
Il Naturaid è un unico evento, ma i concorrenti erano 22 e 22 sono
state le gare, ognuno ha vissuto una situazione completamente
differente, la sua e unica gara, nessuno ha pensato alla vittoria,
ma l’obiettivo per tutti era arrivare alla fine di questa
Avventura.
Ognuno ha avuto la sua gara e ognuno ha avuto la sua
vittoria.
Sono contento di aver dato vita ad un evento estremo come il
Naturaid; io che sono un appassionato ed esperto di questo tipo di
gare gioisco nel veder crescere di anno in anno l'entusiasmo che
circonda questo appuntamento. Sicuramente il Naturaid è entrato di
diritto e fa parte nel mondo delle gare estreme, ha dimostrato di
crescere bene ed essere un buon principe che ha imparato dalla
regina indiscussa delle gare più estreme al mondo con la MTB: la "IDITA
IMPOSSIBLE" che si svolge in Alaska.

Grazie a tutti gli atleti per aver
partecipato e provato questo 3°NATURAID MAROCCO.
E grazie a tutti quelli che ci hanno seguito
e sostenuto in questi giorni.
Maurizio Doro
Direttore di Gara
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Ore 16.15 14 novembre
Ciao ragazzi,
mi sono venuti i brividi leggendo i vari resoconti e se da una
parte non ho invidiato i momenti di fatica, freddo e
sofferenza, dall'altra ho invidiato lo spirito di gruppo che
si crea durante queste indimenticabili esperienze e quella
indefinibile cosa che ti cresce dentro e che ti rimane per
molto molto tempo dopo averle vissute.
Complimenti ancora, spero di abbracciarvi presto.
Vezz
Ore 13.08 14 novembre
ANCHE SE UN Pò
IN RITARDO ANCORA I MIEI COMPLIMENTI A TUTTI, SO CHE QUELLI
DEL TOUR SONO GIA' A RIVA E VEDRO' DI RINTRACCIARLI. CIAO EL
MILANES ANDREA.
Ore 12.12 14 novembre
Caro Maurizio,
grazie ancora per la bellissima esperienza in Marocco, ho
sempre creduto in te e nelle tue decisioni sin dall'inizio, e
stata dura non
lo nego... ma se alla fine siamo arrivati dove siamo arrivati
è stato grazie
a te, che ci hai dato la possibilità di capire dove è il punto
tra, la vita
normale o quotidiana che sia e dove inizia l'estremo... Un
ringraziamento
speciale anche a Bruno e Silvio che nei momenti difficili mi
hanno
aiutato... Grazie a presto
Mirko "Mago G" Riva del Garda
Ore 11.37 14 novembre
IL TOUR DE
PANCE 6969 DI RIVA DEL GARDA RINGRAZIA MAURIZIO PER LA
BELLISSIMA AVVENTURA-ESPERIENZA IN UN MONDO FANTASTICO E
SILENZIOSO DOVE PEDALANDO SI RITROVA SE STESSI E GLI ALTRI
PARTECIPANTI PER LA COMPAGNIA E L'AIUTO DIMOSTRATO DA TUTTI.
AL PROSSIMO NATURAID.....
Silvio "el verdurer" Riva del Garda
Ore 9.11 14 novembre
RINGRAZIO CON
TUTTO IL CUORE MAURIZIO PER LA FANTASTICA AVVENTURA CHE HO
PROVATO, LE SENSAZIONI NEL PEDALARE DI NOTTE IN UN MONDO, CALMO
E TRANQUILLO, RILASSANTE E NON FRENETICO COME IL NOSTRO.
RINGRAZIO I MIEI AMICI DI AVVENTURA, BRUNO E MIRKO PER LE
BELLISSIME EMOZIONI E SITUAZIONI CHE ABBIAMO PROVATO ASSIEME E
TUTTI I PARTECIPANTI PER LO SPIRITO DI AVVENTURA TROVATO IN
TUTTI LORO. SICURAMENTE CI RIVEDREMO IL PROSSIMO ANNO.
GRAZIE MAURIZIO
Silvio "el verdurer" Riva del Garda.
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Ore 8.56 13 novembre
Ciao!
Complimenti a tutti i Naturaider reduci dal
Marocco! Siete mitici!!!!! Un abbraccio particolare a Elena!
Grazia naturaid India 2006 |
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Ore 10.07 12 novembre
Vivi complimenti al "verdurer" SILVIO e ai suoi
compagni MIRKO DANIELE e PAOLO e a tutti gli altri concorrenti per
la fantastica avventura!!!!! Marco |
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Ore 22.00 11 novembre
Primo messaggio di
ringraziamento dal Marocco:
CARI AMICI CHE
DURANTE QUESTA PROVA CI AVETE SOSTENUTO VI RINGRAZIAMO CON
TUTTO IL CUORE. E STATA VERAMENTE DURA, UNA COSA ALLUCINANTE IL
POTER PENSARE DI AVER FATTO TUTTO QUESTO; ABBIAMO PASSATO DI TUTTO
FREDDO ACQUA
FANGO NEVE, NON ABBIAMO TRALASCIATO NIENTE; RINGRAZIO I MIEI DUE
BAMBINI CHE MI HANNO SOSTENUTO DURANTE LA NOTTE E IL GIORNO
PEDALANDO PER 67 ORE, E RESTANDO SEMPRE IN CONTATTO; QUESTO
RISULTATO LO POSSO DEDICARE A LORO PERCHE' LI SENTIVO SEMPRE
VICINI A ME, E UN BACIO A MIA MOGLIE CHE ANCORA UNA VOLTA MI
SOPPORTA IN QUESTE DEMENZIALI AVVENTURE.
CIAO A DOMANI DA SILVIO. MIRKO. TONELLI E DANIELE |
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Ore 21:00 11 Novembre
Classifica aggiornata con le
posizioni d'arrivo ufficiali.
Pochi arrivi come testimonianza di gara dura e
sicuramente la più estrema al mondo nel suo genere.
Per ora un PICCOLO ESEMPIO DI GRANDE CORAGGIO E GRANDE
SPORTIVITA':
Ausilia dopo essere svenuta per la gran fatica al traguardo e dopo
un pianto liberatorio la prima cosa che ha fatto ha ringraziato la
sua amica Olga per averle dato energia e stretta nel sacco a pelo
nel momento più difficile della gara quando Ausilia aveva il suo
sacco
tutto bagnato.
Un grande plauso a queste parole che testimoniano la grandezza di
spessore di Olga
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Ore 21 11 Novembre
Ancora complimenti :
BRAVI, BRAVI BRAVI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Nonostante le fatiche avete portato a termine una bella impresa.
Complimenti ancora perchè vi siete messi in gioco in una cosa che
non avete mai fatto. Bravi non solo ai 4 RIVANI, MA ANCHE A tutti
i partecipanti e una nota di attenzione anche all'organizzazione.
Ai 4 del tour de pance buon ritorno e ci vediamo a Riava.
Ciao El Milanes Andrea.
complimenti a tutti gli arrivati e soprattutto ai rivani
il tuna è in forma?
digli di riposare che poi si torna a casa
Tipografia Tonelli |
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Ore 18.00 11 Novembre
Finalmente su fhotogallery le prime foto della gara.
A breve aggiornamenti anche
della classifica. |
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ore 22.17 10 novembre
Iniziano ad arrivare i primi complimenti:
Complimenti a tutti, ve lo meritate.
Stefano (Leoni cicli) |
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10 Novembre
Alla 19.50 con l'arrivo di Giacomo
Stefanelli e la grande Ausilia Vistarini
si è concluso il
3° Naturaid Marocco.
Vedi evento in
diretta
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10 Novembre I messaggi della giornata:
Ormai i nostri mitici rivani
sono alle ultime fatiche, spero che gli ultimi chilometri li
passino almeno all'asciutto. Non mallate ragazzi che ormai è quasi
finita. Ciao Andrea di Riva.
x Frenga: .......preparo el cuciarin?
Grazia
Messaggio per Bruno e Lele FORZA RAGAZZI !!!! Il Team Super Bike
Spotorno è con voi non mollate!
Vai Pippo!!!!!
Fabrizio
PER DONA:
Ciao tutto ok? Ti stiamo seguendo e da quello che ci arriva solo
il fatto di averci provato è una grande prova!!!!! Non è
sicuramente una sconfitta il fatto che ti sia dovuta ritirare ...rimani
sempre una potenza!!!!
A presto un saluto da tutti noi!!!
Elena & C.
Ciao Dona!!
Siamo sicuri che sei stata bravissima e ti aspettiamo presto!!
Laura, Chiara, Stefano Chiara e Paola
Sto seguendo la gara della mia amica olga. sono orgogliosa di
essere la sua compagna di bici anche se le differenze sono
abissali.Carissima, vai forte e qui siamo tutti in attesa del
taglio del traguardo. stai pedalando nonostante l'assenza del tuo
"personal trainer" e dei biscotti al ciocolato... ti vogliamo
benee non vediamo l'ora di riabbracciarti.
ciao anto
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Ore 20.00 9 Novembre
Nuovi aggiornamenti in " evento in diretta
" e "classifica"
Nuovi messaggi arrivati alla nostra mail:
messaggio per Bruno
Damonte da Davide Giribaldi presidente del "Bruno Damonte fun's
club!" :
Cappo... pedala pedala che un altr'anno vengo anche io.... NON
MOLLARE!
p.s. la tua epic qui è in buone mani...!
a presto!
Davide
Bravi ragazzi, siete grandi. Vi ho seguito tutti i giorni. Al
ritorno si festeggia.
Un particolare a chi conosco che sarebbero. Silvio Duchi, Paolo
Tonelli e Mauro Miorelli.
Ovviamente un grande abbraccio a Maurizio. Ciao a tutti
Roger
PER PAOLO
Forza cambia i freni e vai!
Però mangia e mettiti la canottiera di lana.
TI SEGUIAMO IN OGNI MOMENTO
Ciao A tutti
Tipografia Tonelli
Anche se un pò in ritardo, oggi vi mando due righe, la gara
continua anche se leggo non con poche diffilcoltà. Mi dispiace per
il mal di shiena del Benoni, però vedo che i nostri mitici Rivani
non mollano. Se riusciamo vi manderemo un pò di sole per farvi
asciugare le ossa, Maurizio se ti ricordi e hai tempo salutameli e
digli che al ritorno sbaraccheremo un pò. Ciao Andrea
ausi...sei..grande
dany peppers
Per il naturaider Reto e Sämi! wiiterhin vel Erfolg uf de
Marokanische Trails! Mir verfolge das ganze natürlich au und
drücked euch alli Düme! Gruss Montagsbiker Fi-Gö |
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Ore 16.00 9 Novembre
Oggi alle 10.43 i primi
arrivi all'ultimo chek point. Raffaele Verzella e tagliano il
traguardo di questa faticosissima gara.Non sappiamo se hanno
finito insieme,attendiamo infatti notizie. Di pomeriggio si
attendeva anche l'arrivo di Mauro Miorelli e Sebastiano Favaro.
Intanto gli altri concorrenti continuano sperando di arrivare al
termine nel tempo stabilito
Lo staff Naturaid
Intanto continuano ad arrivare
messaggi e saluti di incoraggiamento :
Caro
Maurizio, questa volta l'hai fatta veramente bella intendo la gara!
Ma in Marocco non c'è sempre il sole?
Vi seguiamo tutti i giorni per vedere l'andamento della gara e
come va Paolo "Tuna"
In bocca al lupo a tutti
Ciao
Tipografia Tonelli
Carissimi amici, seguo la vostra fatica e, ovviamente quella di
Giacomo con grande "tensione"! Mi scopro a domandarmi come state,
che difficolta' vi si parano davanti, insomma sono li' anch'io!
Carissimo Giacomo, so che sarai stanchissimo, che qualche volta
,forse, ti potrà venire voglia di piantare tutto! Sono momenti di
grande dubbio, ma con il coraggio che ti ritrovi, vedrai,
passeranno. e se cosi' non fosse, non fartene un cruccio; tutti ti
pensiamo sempre, con la mamma e la Carlotta ci domandiamo spesso:
e Giacomo cosa starà facendo? UN abbraccio a Maurizio, che
ringrazio sempre per tutto ciò che mi ha permesso di vedere e
fare, uno strucotto alla carissima Franca ( lascia stare
Giacomino!. . . ) A presto e . . . . duri i banchi!
Giuseppe
Forza ragazze fatevi onore! Vorrei tanto essere lì con voi!
Grazia Naturaid India 2006
Forza Dona, siamo tutti con te!
Non sarà un malanno a fermarti: ricorda che ogni difficoltà
rappresenta il trampolino verso nuove opportunità!!!
Cerca di rimetterti presto e ......... alla prossima "avventura".
Gianni Baldini
Forza Franca non arrenderti....ti seguiamo e ti spingiamo....no
molar!!!!!!
Un abbraccio URU alias Miri Maddy Samu
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08 -11-2006
Ed ecco i messaggi che sono arrivati oggi per
gli atleti NATURAIDER :
Un saluto ed un abbraccio a Franca ed
Elena, che spero mi farà vedere tutte le foto che sta facendo!!!
Forza ragazze!!
Sandro
Dai ragazze sono con voi, vi invidio e vi ammiro....alla prossima
ci saro' fisicamente pure io
...per ora solo con il cuore
Lorenza Menapace
per Olga, non avevo dubbi sulla tua preparazione e serietà, un
grande in bocca al... cammello!
Fai vedere come sono le donne di... montagna!!!
ciao, Nene
Complimenti a tutti gli atleti, ma
soprattutto a quei quattro folli del Tour de Pance.
Mirco non farti beccare.
Ciao da Stefano (Leoni cicli)
Leggo volentieri le Vostre peripezie, un caloroso abbraccio a
tutti Voi,
principalmente però alle ragazze,
Ciao buona avventura
Sandro Ducoli
24ore Val Rendena A.S.D.
Per il naturaider Silvio Duchi alias Verdurer:
tieni duro non mollare!!!!!!!!!!!!
Da parte di Marco & Gianni
A tutti gli atleti del tour de pance:
Forza ragazzi tutta la busa e' con voi!!!!!
Tenete duro!!!!!!!
Arrivederci a presto!!!!!!!!!
Marco
VEDO CON PIACERE CHE ANCHE IL SILVIO è PASSATO, SPERO CHE GLI
ALTRI DUE DEL TOUR DE PANCE SIANO IN PROSSIMITA' DEL C.P..
SPERO ALMENO CHE RIESCANO AD IMMAGAZZINARE UNA BELLISSIMA
ESPERIENZA E CHE ALLA FINE DELLA LORO AVVENTURA CI FACCIANO
PARTECIPI DELLE LORO AVVENTURE.
SE LI VEDI MAURIZIO SALUTAMELI E DIGLI CHE LI SEGUO TUTTI I GIORNI
E MI PROMETTO DI SCRIVERE DUE PAROLE PER TUTTA LA DURATA DELLA
GARA. Andrea di Riva del
Garda
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08 -11-2006 Nuovi
aggiornamenti in
"evento in diretta".
Nuovi arrivi, vedi "classifica"(Alcuni chek point
mancano per problemi di comunicazione con lo Staff Naturaid in
Marocco)
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07-11-2006
Per il tour de pance: Sono sempre io,Andrea di Riva,che
cerco di incitare i miei amici del tour de pance, vedo che Mirko è
già passato, un grosso forza agli altri tre, dai ragazzi che c'è
la potete fare, io almeno cerco di pensarvi sempre e darvi un
sostegno minimo morale.
Ciao Andrea .
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07-11-2006
Per
Silvio Duchi:
Ciao Maurizio sono
Andrea..................il mio papi è ancora vivo?! Hai capito di chi parlo,vero?!..................del Silvio!!!!Come
è messo....?!Se lo vedi un bacione da
me e Nicola.......grazie mille e buona avventura
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07-11-2006
Il
3°Naturaid Marocco è iniziato,per gli aggiornamenti vai in
"evento in diretta".
Primi arrivi ai chek point, vedi "classifica".
Prime foto dal Marocco,vedi " news fhotogallery" |
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07-11-2006
La Naturaider Daniela manda un saluto a
Franca Visintin impegnata nel 3°Naturaid:
SONO COMODAMENTE SEDUTA IN UFFICIO MA IL MIO PENSIERO E' IN
MAROCCO. HO APPENA CURIOSATO NEL SITO MA NON CI SONO ANCORA
AGGIORNAMENTI SULLE POSIZIONI. MAURI DATTI DA FARE!! I NATURAIDER
PEDALANO E TU BATTI LA FIACCA, CHE NON SIA MAI! UN INCORAGGIAMENTO
A TUTTI PARTECIPANTI MA UN PENSIERO PARTICOLARE ALLA GRANDE
FRANCA. TIENI DURO CHE TI STO PREPARANDO UN BEL PROGRAMMINO PER
QUANDO TORNI.....
"QUANDO IL GIOCO SI FA DURO I DURI INCOMINCIANO A GIOCARE!"
E VAI......DA IENA A IENA!
DANIELA |
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06-11-2006
Andrea di Riva del Garda scrive: Mauri fai un saluto a quei 4 disperati di
Riva che stanno facendo la gara e digli che alcuni del tour de
pance sono con loro spiritualmente. Ciao Andrea.
Ecco una loro prima foto in Marocco:
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06-11 2006
Ciao a tutti voi che ci seguite, ci troviamo ad Azilal, un
piacevole villaggio a nord prima della imponente catena montuosa
dell'Alto Atlante.Come sapete nelle scorse settimane il tempo era
dei peggiori e in moltissime zone di montagna ci sono state delle
catastrofi che hanno messo in ginocchio
molti villaggi alcuni dei quali spazzati via dalle alluvioni e con
loro anche le piste che li collegavano. Un pensiero di solidarietà
da tutto il gruppo dei Naturaider và a queste popolazioni che si
stanno prodigando per riportare i loro villaggi alla vita di
sempre.Ho cercato tutte le possibili varianti per superare queste
montagne,ma purtroppo inutilmente, tutti i passaggi sono
impraticabili.Un' unica possibilità era arrivare fin verso Agudar
sulle montagne in prossimità delle frane e smottamenti e ritornare
sulla stessa pista per 85 km per poi fare
un'altra deviazione tra bellissime colline desertiche abbassandosi
fino a circa 800 m e concludere la gara nella
zona di AIT ISHAK. Il percorso è stato ridotto, ma
sicuramente non è da sottovalutare perchè i km sono "solo 558" ma
il dislivello è di ben 11.000. Sarà un grande impegno perchè si
percorreranno piste dove il fondo è ancora coperto da colate di
fango e sassi in alcuni punti e in più le previsioni danno brutto
tempo. Ieri il gruppo è arrivato puntuale in areoporto e con 2
minibus li attendevo per il trasferimento a 180 km. Il gruppo si è
fermato per la pausa pranzo ed è stata la prima occasione per
assaporare il profumo e il gusto del tajine con il montone.
All'hotel in una grande sala gli atleti hanno montato le loro bici
e abbiamo cominciato le prime verifiche. La stanchezza e la
tensione dei meno esperti si legge sui loro volti, ma anche
l'entusiasmo di provare un'esperienza unica. Mangiamo spaghetti
per cena mentre il mio computer fa girare il film della gara dello
scorso anno. Tutti guardano con attenzione e qualcuno lo vuole
rivedere alcune volte. Questa mattina le ultime verifiche. Tutti
hanno il materiale obbligatorio stabilito... promossi.Grande gioia
e voglia di testare subito la bici. Le camere sono un'officina ed
è bello vedere tutti gli atleti che si aiutano e fanno amicizia e
si consigliano. A gruppi partono per la prima salita, il test è
cominciato e anche la loro avventura. Domani mattina alle 4:00 la
partenza. La tensione cresce, le emozioni verranno.
Io sono pronto e voi?
Ci siamo, buona avventura.
Ciao
Maurizio Doro
Direttore di Gara
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05/11/2006
Oggi gli atleti sono arrivati in Marocco e ad attenderli lì
Maurizio con grandi novità. Il percorso infatti è stato modificato
a causa degli alluvioni dei giorni passati che hanno distrutto
diverse piste per cui non è più possibile arrivare sino al
deserto. Per ora sappiamo che chek point sono 8 e si arriva a AIT
ISHAK dopo aver percorso 558,2 Km. |
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3-11-2006
Maurizio è riuscito finalmente a mettersi in
contatto con noi e questa sera da una piccolo villaggio ci ha
mandato un resoconto di questi giorni in Marocco.
Lo Staff Naturaid
31-11-2006
Ciao a voi atleti Naturaider,
L'avventura è veramente cominciata anche per me. A Marrakech, ho
incontrato il mio amico-autistaho-guida Mehdi Mohamedi che mi
guiderà alla ricerca di nuove piste. Qui ho comperato 150
bottiglie d'acqua da 1,5 litri, purtroppo abbiamo perso tempo
perchè,
incredibile, nei grandi magazzini non ne avevano a sufficienza,
così abbiamo dovuto comperarne in diversi.
La strada è veloce e dopo 180 km arriviamo ad Azilal. Una bella
cittadina che io ho conosciuto ben 3 volte. Ci fermiamo al solito
locale per mangiare prima di partire per l'esplorazione e facciamo
il programma per i prossimi giorni consapevoli che gli imprevisti
sulle piste non si possono calcolare e prevedere. Stabilito
l'hotel di partenza azzeriamo conta chilometri e GPS. Veniamo a
conoscenza che molte piste sono quasi impraticabili e le
informazioni che vengono dai villaggi berberi non sono precise e
varie.
Per prima parte del percorso ci accompagna anche un ragazzo che
parla oltre all'arabo pure vari dialetti berberi e conosce bene le
montagne e piste di questa regione e ci sarà utile per capire
meglio le varie
situazioni. Sono molto contento perchè sono convinto che sarà una
bella avventura per tutti. La pista è molto speciale e larga,
procediamo bene e io aggiorno di volta in volta il Road Book. Non
vi dico molto ma i paesaggi sono esaltanti, superiamo 2 passi
oltre i 2700 m e siamo incantati dalle vedute, neppure il mio
amico era mai stato da queste parti. A volte la pista è difficile
per frane e smottamenti provocati dalle piogge violente della
scorsa settimana. Incontriamo alcuni camion e ci dicono che la
pista è interrotta in prossimità di un villaggio perchè è crollato
un ponte. Decido così di continuare ma deviare su un'altra pista
anche se è tardi.
Percorriamo una pista molto stretta che percorre gole
meravigliosamente selvagge, sono le 19:10 e siamo già nel buio.
Buchiamo. Siamo proprio in un tratto dove c'è un burrone profondo,
dobbiamo fare attenzione anche al fango che ci sporca
completamente mentre cambiamo la ruota. Riusciamo a fare tutto
velocemente perchè il nostro Land Croiser Toyota è attrezzato bene
e dopo circa 20 minuti ripartiamo. La pista è impegnativa ma a me
piace, chissà se divertirà anche voi bikers?
Purtroppo questo non lo saprò mai perchè arriviamo in un punto
dove la pista corre parallela al torrente e le sue acque hanno
spazzato
via parte della strada e depositato melma. A fatica riusciamo a
girare il 4x4 e a raggiungere un Gitè D'Etape, una sorta di
rifugio.
A mezzanotte siamo davanti ad un piatto di spaghetti e patate.
Ciao
Maurizio Doro
Direttore di Gara
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1-11-2006
Ciao a voi
atleti Naturaider,
.jpg)
Ci alziamo alle 6:30 perchè sappiamo che la strada è in pessime
condizioni, c'è la ruota da riparare e non vogliamo perdere troppo
tempo. Poco dopo siamo alle
prese con un ponte franato, non si passa.Solamente un'alternativa
su un piccolo ponte vecchio zigzagando tra le rocce e terra, ma
che è stato fatto bloccare dal capo del villaggio per sicurezza.
Sappiamo che alcuni viaggiatori non sono passati e sono dovuti
tornare indietro con la loro jeep. Non abbiamo alternativa, non
chiediamo niente e nessuno ci vede, solamente qualche anziano che
consiglia Mohamedi. Spostiamo i grossi sassi che bloccano il
vecchio passaggio e con manovre delicate e lente l'esperto
Mohamedi scende tra le rocce e sale sul vecchio ponte senza
parapetti. Ci siamo, siamo passati, ridiamo e ci diamo grandi
pacche sulle mani perchè abbiamo evitato di ritornare e farci
quasi 250 km. Oltre il ponte un piccolo villaggio riusciamo a
riparare con la camera d'aria la ruota bucata che viene pompata
con una pompa da 2 giovani. Qui il giovane che ci accompagna ci
lascia e si ferma da amici e aspetta un camion per continuare. Nel
pomeriggio mi ritrovo a percorrere la stessa pista che lo scorso
anno avevo previsto per la gara ma che ho dovuto evitare perchè la
pioggia e la neve caduta il giorno prima l'avevano resa
impraticabile. Purtroppo ora è stata asfaltata e rende la salita
più comoda, ma non preoccupatevi perchè oltre i 2000 m ritroviamo
una pista selvaggia e il paesaggio desertico è meraviglioso.
Colline, con sparpagliati grossi alberi contorti e dalla
vegetazione fitta favorita dalla continua potatura naturale
provocata dalle capre che ne mangiano le gemme, sembra un giardino
gigantesco con moltissimi bonsai. La pista è difficile e a volte è
poco visibile perchè la pioggia ha
scaricato il materiale fatto di sassi e argilla. Incontriamo
diversi pastori e nomadi berberi. E' una valle dove i berberi
portano il bestiame e si trasferiscono d'estate quando nel deserto
fa troppo caldo. In un pianoro incontriamo anche dei dromedari.
Siamo a 2000 m. E' un regalo che mi viene dato da questa avventura,
ma sicuramente anche a voi vi verrà dato. Continuiamo a salire
verso una montagna, ma quando scendiamo una brutta sorpresa ci
aspetta, un grosso solco ci taglia la strada, è troppo largo e non
possiamo passare. Fortunatamente facciamo solamente poche decine
di metri in retromarcia e riusciamo a girarci. Tutto da rifare! e
il tempo passa! Non sono preoccupato, conosco il territorio perchè
l'ho percorso 5 anni fa e ricordo che una pista taglia la montagna.
Devo solo focalizzare e riconoscere qual'è utilizzando la cartina
e vecchi schizzi raccolti qua e la. Mohamedi non mi può aiutare,
perchè non è mai stato qui. Lui può solamente comunicare con i
nomadi perchè conosce un po il berbero che gli ha insegnato la
mamma. Fortunatamente nel ritorno proprio su una deviazione stanno
passando 2 pastori, uno ha in mano una testa ancora sanguinante di
una capra, ha sacrificato l'animale per la cena della sua e altre
famiglie della sua comunità. Siamo proprio fortunati siamo sulla
deviazione giusta al momento giusto e i 2 pastori ci confermano
che la pista porta a Boutferda. Ragazzi che posto primitivo,
vedrete che incontri, che gole, che torrenti, che pista.
Arriviamo ancora con il buio e nella piazza intorno a noi si fa
festa, non riesco a contare le decine di bambini e adulti che
circondano noi e la macchina. Se non fosse che sono qui con
Mohamedi, avrei paura. (Voi non preoccupatevi perchè è come se vi
conoscessero già).Ci portano delle sedie e la conversazione
continua in un angolo della piazza. Mohamedi spiega della gara e
chiede informazioni. Una discussione così chiassosa e confusa che
a me sembra quasi un litigio. Ognuno grida con forza e gesticola
animatamente e a scatti. Ci portano del te
e si stringono attorno ancor più quando mostro, al capo del
villaggio, le foto della mia Compagna e di mio figlio Andrea
di 9 mesi. Un'accoglienza, questa a cui noi non siamo abituati.
Poi una famiglia insiste perchè passiamo la notte da loro, ci
accompagna a casa e ci accomoda in una grande
stanza.Chiacchieriamo tutta la sera con il capo famiglia e ci dice
che lui ha 8 figli e l'anziano presente è il papà che ha 110 anni.
Una persona molto segnata in viso da una vita dura, ma ancora
molto attivo e indipendente. La memoria e la voce pronta e ci
racconta che ha fatto la guerra con i francesi quando occupavano
il Marocco. Mi addormento mentre dalla piccola finestra vedo la
luce forte della luna che è quasi piena.
Ciao
Maurizio Doro
Direttore di Gara |
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2-11-2006
Ciao a voi
atleti Naturaider,
Un nuovo giorno, una nuova avventura.
La gomma riparata ieri questa mattina
era a terra. Perciò la prima cosa da fare è stata quella di
rimettere quella vecchia e consumata (classico per la ruota di
scorta.) Arrivare a Imilchil è stato abbastanza facile, ma ci
siamo resi conto
che in questa zona ha proprio piovuto molto e ha fatto molti danni.
La strada in parte asfaltata è sporca di fango e alcuni tratti
sono franati.
Sono un po preoccupato perchè la pista che sta per venire ricordo
che è si spettacolare, ma percorre valli e montagne dove le
frane sono frequenti. Grandissime
pozzanghere ci fanno deviare dalla pista, e nei piccoli villaggi
vediamo molti uomini alle prese con badili e secchi che sistemano
le loro abitazioni fatte di sassi paglia e argilla. La pioggia le
ha come sciolte. Oggi abbiamo fatto molta strada velocemente e
arriviamo ad Agoudlarper pranzare alle 13:00 al piccolo hotel
dell'amico Ibrahim. Mi accorgo subito che qualche cosa è cambiato
nella costruzione: mi dice tristemente che le 2 camere superiori
sono crollate sotto 4 giorni di pioggia intensissima e senza sosta.
E' una situazione così disastrosa che
lui non ricorda sia mai successa in passato. Chiediamo
informazioni sulla situazione delle piste che oltrepassano l'Alto
Atlante. Ci dice che le piste per le Gole Du Todra, sono devastate
e non si riesce a passare con i mezzi a motore.
Forse la pista che scende verso le Gole
Du Dades è praticabile, ma da qualche giorno non arriva nessuno da
la per cui non si sa nulla.
Sto creando un'avventura per voi e io la cerco
per me, mi eccita l'idea, sono abituato al peggio e decido di
affrontare quelle piste tra le montagne fino a 2900 m di
altitudine. Dalla mia documentazione precedente ci sono 66 km di
pista difficile e so che sarà un grande impegno tracciarla, ma
ancor più percorrerla con la jeep. Cominciano i guai quasi subito,
ci infiliamo tra due colli dove è scesa una colata di ghiaia larga
almeno 500 m . Io ricordavo la pista poco visibile gli anni scorsi,
ma così è veramente cancellata. Sono almeno 4 km di di salita
sulla colata, Penso a voi che non la conoscete e che magari la
farete di notte. Onestamente sono un po invidioso perchè mi
piacerebbe essere al vostro posto e poter fare questa gara che sta
diventando la più dura e difficile del mondo. Il mio pensiero è li,
devo cercare di dare informazioni facili da interpretare e sicure
per darvi un Road Book sicuro perchè solamente su quello potete
contare. Mohamedi è spaesato e mi chiede cosa fare, lui non è mai
stato qui. Sono contento, lui ha in mano una macchina importante,
mi segue cecamente, ascolta le mie indicazioni e decisioni, è
segno che in questi giorni si è creata una bella sintonia, ha
avuto il tempo e modo di conoscermi, sicuramente do grande fiducia
e si fida. Lo sto portando nelle difficoltà, ma anche lui mi dice
che si sta divertendo, non è il solito lavoro.
Non si riconosce per nulla la pista, la 4x4 sale tra i solchi
fatti dall'acqua che sta scendendo, a volte affiora la pista e si
rafforza la mia convinzione di continuare, a volte passano diverse
centinaia di m e credo di esagerare, ma Mohamed quasi non si
accorge della difficoltà e continua senza dir nulla anche quando
io smonto, metto dei sassi nei canali e mi abbasso avanti alla
macchina per vedere se tocca sotto e faccio segni di avvanzare,
andare a sinistra o andare a destra. Qualche volta scendiamo
insieme e cerchiamo il passaggio migliore.Finalmente siamo fuori
dalla colata ma sono tanti i km di incertezza, mi sento come un
alpinista che sta facendo una scalata difficile e ha
appena fatto un passaggio estremo, sa
che non può più tornare indietro oramai le decisioni sono state
prese. Anch'io
per voi: passerete di qua se volete vivere la vera avventura ma
sarete solo voi a deciderlo, e se ci riuscirete sarà un'ulteriore
premio per me, vorrà dire che vi ho dato
un vero aiuto per vivere questo evento. Ho visto che ci sono le
possibilità per farlo, non è
come l'alpinista che vede un appiglio lontano,
non sa se terrà e si lancia per prenderlo.. spera di aver fortuna.
No qui l'appiglio è nella mano, siamo sicuri, preparati, basta
solo mantenere la lucidità e la calma.
L'altopiano mi da serenità, i piccoli
solchi non mi spaventano, si può proseguire sulla pista e la vedo
salire verso la cima a 2900 m.
Pioviggina e fa freddo ma il fondo è molto solido. Sulla cima
smonto un attimo dalla jeep per fare la "flesh" con la bomboletta
su una grande pietra. La pista scende velocemente sono sereno, è
quasi fatta, mancano ancora 20 km e poi siamo sicuri al 100%
andremo verso il deserto. Ricordo che la pista del fondovalle in
una gola costeggia pari pari un fiume..... è la mia preoccupazione...
che non dico a Mohamedi. Scendiamo piano e su un cambio di
pendenza si crea un grosso canale che ci spaventa, nelle vicinanze
ci sono 2 giovani pastori che ci aiutano a riempirlo di sassi e a
superarlo.... un preavviso? Facciamo un tornante ed usciamo
all'aperto sulla valle. Che sorpresa.... il fiume è larghissimo e
ha invaso tutta la pianura. Mohamedi procede lentamente, io fisso
in fondo verso la gola, piano piano i piccoli dettagli si fanno
sempre più chiari man mano che ci avviciniamo. Fine di questa
avventura. Scendiamo dalla Toyota e ci avviciniamo all'acqua che
ha tagliato con forza la pista invadendola per almeno
20 m. L'acqua è alta e forte, troppo
alta e troppo forte. Sono sereno, ho già deciso appena l'ho vista,
questa volta hai vinto tu, la mia "natura". Non voglio rischiare e
nessuno di noi lo vuole fare, arrivare fin qui in gara e poi
rinunciare sarebbe come fare la fine del topo, sarebbe troppo
umiliante ritornare sui propri passi per 45 km. Non andremo nel
deserto certo, ma nella mia testa c'è ancora un'altra
possibilità... l'avventura continua. Un
pastore ci chiede un passaggio al suo villaggio, in una valle
laterale a 5 km, non c'è bisogno di dirlo, lui sa che siamo in
difficoltà. E' tardi tra poco sarà buio e ci toccherà dormire in
macchina. Lui questo lo sa benissimo.
Lui è abituato a camminare e la
sua sensibilità e normalità lo porta a
invitarci a dormire e a
mangiare a casa della sua famiglia.
Ciao
Maurizio Doro
Direttore di Gara |
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3-11-2006
Stefano
Fabrizi (314) scrive:
Ride to Live, Live to Ride.
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2-11-2006
La preparazione della
Naturaider Franca Visintin:
Ciao Mauri,
qui tutto bene, l'emozione cresce....e mancano pochi giorni alla
partenza e all'inizio della gara.
Come mi sono allenata? Diciamo che fino all'ultimo, fine agosto,
la mia partecipazione sembrava solo un'illusione. E' stato un anno
caratterizzato da parecchi pb di salute e quindi ho pedalato
pochissimo durante l'estate.Poi mi sono fatta trascinare
dall'entusiasmo di Giacomo (compagno di viaggi e avventure
ciclistiche) e ho deciso di aderire. La preparazione atletica...sono
andata molto di istinto. Ho pedalato molto i week-end aggiungendo
km su km e dislivelli ad ogni uscita. Purtroppo gli impegni
lavorativi, particolarmente intensi in questi mesi, non mi hanno
consentito di darci dentro durante la settimana, fatto salvo per
una manciata di allenamenti. Il mio obiettivo è quello di arrivare
alla fine, non ho mire di classifica e spero solo di riuscire a
portare a termine questa impresa un pò matta. So per certo che i
maestosi paesaggi marocchini che incontrerò durante la gara mi
ripagheranno della fatica e del disagio di questa impresa.
A presto.
Franca
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2-11-2006
Silvio
Duchi
a pochi giorni dalla partenza scrive:
IL TOUR DE PANCE E' CON LA TESTA IN MAROCCO
I risultati
ottenuti al Tour de Pance. I numeri della ciclo-terapia di quest'anno
hanno evidenziato grossi risultati in termini di perdita di peso,
anche se non distribuiti democraticamente su tutta la superficie
del corpo, in alcuni casi, hanno ridato un minimo di autostima
alle persona in questione, e lo abbiamo riscontrato anche nel
vedere il compiacimento delle loro consorti. Ma lo abbiamo detto
più volte, la bicicletta è un bellissimo mezzo, come lo è il
T.d.p., e proprio come ad un bambino a cui vengono levate le
rotelle alla bici, così si potrà sentire uno che ha appena
terminato il tour, disorientato inizialmente ma in seguito felice
di restare in equilibrio da solo. Questo equilibrio servirà' a
tutti noi ad affrontare il Marocco ed a riscoprire le proprie
sensazioni in un territorio fantastico. UN SALUTO A TUTTI I
PARTECIPANTI DAL TOUR DE PANCE 6969 DI RIVA DEL GARDA, CHE SIA
PER TUTTI VOI UN'OCCASIONE DI DIVERTIMENTO E GIOIA.
Ciao Maurizio stiamo per arrivare
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01-11-2006
Da un breve messaggio di
Maurizio sappiamo che ha iniziato a fare la ricognizione per il
Naturaid 2006. Il tempo per fortuna è migliorato e le piste ora
sono più percorribili …..700 Km sono comunque tanti, segnare punto
per punto tutto il percorso sarà un duro lavoro, ma l’entusiasmo
di Maurizio è alto per cui siamo sicuri che riuscirà nel suo
intento…
Seguiteci su Naturaid.com, il sito verrà aggiornato con nuove
News..
Lo staff Naturaid
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01-11-2006
la Naturaider
Elena
Boscherini
scrive:
LENTAMENTE di Pablo Neruda
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca, il colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore ed ai
sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice
sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un
sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si
lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di
iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che non
conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che
essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
splendida felicità.
E noi lentamente ci prepariamo a partire… per la nostra durissima
avventura!
Nelle parole di Neruda ci siamo anche noi, chi in un verso chi
nell’altro: di certo tutti assolutamente sicuri che e’ bel lungi
da noi la schiavitu’ all’abitudine o l’attaccamento alle certezze
che ci impedisce di vivere i nostri sogni..
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30-10-2006
un saluto dal Naturaider
Livio
Ciao grande Mauri..
anche quest'anno ci sarà da soffrire!!!!...Sto
comunque preparandomi con questa convinzione: TU ALLUNGHI IL
PERCORSO.... IO AUMENTO CON GLI ANNI ... (vedremo chi si stancherà
prima!!!!!).... e quindi.... vedrò di gustarmi questa edizione
rivivendo le emozioni vissute ..... sapendo che dovrò
immagazzinare più immagini possibili per sopravvivere perlomeno
fino alla edizione del 2007....
Infatti, come è successo in quest'ultimo anno, le ansie e il caos
quotidiano, si sono attenuate vagando con la mente a quanto
immagazzinato con il NATURAID 2005....
Per la preparazione spero di iniziare a pensarci visto che il
lavoro mi lascia poca tregua....
Quest'anno poi posso fare affidamento sulla presenza di un
compagno e amico con il quale condividerò questa esperienza... e
ti assicuro che aver lui vicino mi dà
tranquillità...
Ti parlo di Rino detto "COPPI", battezzato dai naturaiders "ETABETA"....
perchè ad ogni problema ha la soluzione immediata... Sono certo
che insieme faremo una gara stupenda...
pensando sicuramente di arrivare entro il tempo limite ...
possibilmente prima degli altri!!!!!
La sfida è aperta!!!!... SAREMO I VETERANI DA TENER D'OCCHIO!!!!
potremo riservare qualche sorpresa!!!!!..... Tieni sempre conto
che la somma dei nostri anni dà 111...(diconsi
centoundici)!!!! Intanto aspettando la partenza con ansia ... ti
ringrazio per l'occasione che nuovamente mi
dai... e ti saluto con un ASPETTAMI A MARRAKESH...!!!!!
Approfitto anche per salutare tutti gli altri concorrenti, e....
per mandare un bacio alle coraggiose e graziose naturaider....
ciao a tutti da
LIVIO
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30-10-2006
Silvio
del gruppo "Tour de
Pance" scrive:
Ciao Maurizio come ti va in Marocco? Oggi il
Tour de Pance ha effettuato altri allenamenti in tenuta da
combattimento, saliti verso S.Barbara Valle di Gresta scesi a Arco
proseguito fino a sarche e ritorno.
Stasera meritata pizza tutti assieme e con Mauro. Aspettiamo news
dal marocco. Ciao e buon lavoro.
Silvio
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30-10-2006
Cari atleti Naturaider,
è incominciata la nostra avventura.Sono giunto ieri sera a
Marrakech, con non pochi imprevisti, la mia
partenza iniziale era da Milano poi all'ultimo momento è stata
spostata da Verona, e da qui oltre un'ora di ritardo.
Ma noi siamo abituati alle avventure e agli
imprevisti.All'aeroporto trovo un taxi per il centro della città
dove mi aspettano amici, e chi lo guida? Un
ragazzo che corre in bici da strada, nella categoria elite della
federazione ciclistica marocchina.Parliamo molto e lui è molto
entusiasta di raccontarmi che si allena 4 volte la settimana,
percorre circa 120-150 km ogni volta. Mi fa anche notare che si
veste bene, con camicia, giacca e pantaloni, in
un completo elegante nero. Al Riad,
nella Medina dove alloggio, arrivo aiutato da due studenti di
Essauira che si trovano qui in vacanza. E' buio e le motorette
sfrecciano pericolose tra le piccole e strette viuzze. Giriamo per
un pò perchè alcune vie sono chiuse per
lavori e dobbiamo fare dei giri in questo pittoresco labirinto.
Quando arrivo, tutto sudato peril grande bagaglio che porto sulle
spalle e le varie borse che mi impegnano le braccia, c’è l'amico
Yassine che mi accoglie e mi prepara un tè alla menta. Mi dice che
qui in Marocco la scorsa settimana ha piovuto moltissimo e ci sono
stati delle alluvioni che hanno provocato anche diverse decine di
morti in alcune zone del Marocco. Alcune
nostre piste sono per il momento impraticabili perchè c'è molto
fango. Avrei dovuto partire questa mattina per la ricognizione del
percorso, ma mi consigliano di aspettare ancora un giorno dato che
le piste sono ancora bagnate.Fortunatamente è da qualche giorno
che fa bel tempo e sembra debba durare per un po’.
Speriamo, perchè la nostra gara è già molto dura e non
abbiamo bisogno che anche il tempo ci crei problemi.
L'entusiasmo è alto e non vedo l'ora di essere sulle piste per
cominciare la mia avventura e preparare la vostra.
Dai che ci siamo.
.jpg)
A presto per altre news.
Ciao
Maurizio Doro
Direttore di Gara
Seguite il sito www.naturaid.com, che verrà aggiornato in diretta
con i tempi di passaggio ai chek point e news.
Comunicato Stampa
Lo Staff Naturaid |
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30-10-2006
Impressioni e consigli della
Naturaider Elena Boscherini
Caro Mauri,
Purtroppo non posso salvare il mio piano di allenamento pre
NATURAID, restera' segreto... come il percorso di gara!!
Consiglio invece a tutti un'interessante lettura pre-gara: "Preparazione
mentale agli sport di resistenza, P.Trabucchi": trattasi di solida
base del mio allenamento personale, su questo aspetto punto quasi
tutto!!!!
Attendo fiduciosa notizie su previsioni atmosferiche, temperatura
stimata il quota e quand'altro sia utile per fare le valige.
Durante lo scorso week end ho perfino fatto un mini corso di
topografia ed orientamento, con un po' di buona volonta' e
spaginando appunti e dispense dovrei riuscire a non dimenticare
come si usa la bussola o addirittura come si calcola un azimut,
quindi... TUTTO (RIGOROSAMENTE) SOTTO CONTROLLO!!!!
Ci vediamo in Africa, mi raccomando col percorso...
Elena |
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29-10-2006
I bikers del
gruppo "Tour de
Pance" mandano un
saluto:
"Ciao maurizio la nostra
preparazione lo sai. si esce la sera alle 20 si gira
in lungo e in largo per la Busa, quello che basta per
ambientarsi alla notte. Bellissimo giro la Ponale
(sul lago di Garda) con il giro totale del
Lago di Ledro.
Adesso siamo pronti, stasera si replica fino a sabato che
impacchettiamo le bici ed arriviamo da te. Dacci qualche news sul
tempo in alta montagna. Ciao
e buon lavoro-viaggio.
"Tour de Pance"
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28-10-2006
3° NATURAID MAROCCO 2006
Marocco! E’ ancora in questa splendida terra africana che si
svolgerà il 3° NATURAID organizzato dall’atleta estremo Maurizio
Doro (www.mauriziodoro.it).
Dal 5 al 12 Novembre 23 atleti temerari cercheranno di
attraversare percorrendo circa 700 km e 10.000 m di dislivello in
tappa unica e in completa autosufficienza il tragitto che dal nord
dell’Alto Atlante, precisamente da Azilal, li porterà fino ad Agzd
nel palmeto della Draa Valley.
Il tempo massimo consentito per completare questa gara estrema è
di 88 ore.
Questi atleti, di cui 5 intrepide donne, cavalcheranno la loro
bicicletta attraversando le montagne dell’Alto Atlante, l’antico
massiccio vulcanico del Sarhro ricco di insediamenti Berberi,
distese desertiche e polverose piste percorse da muli e dromedari,
in completa autonomia, portandosi dietro tutto ciò che è
necessario per la loro sussistenza (viveri, fornello per cucinare,
sacco a pelo, bussola, lampade per pedalare di notte, ecc.)
l’acqua verrà distribuita dall’organizzazione ogni 50-80 km.
Ma chi sono questi uomini? Sono forse dei Rambo, dei super-eroi?
NO, sono solo persone che oltre ad amare lo sport ed aver compiuto
altre imprese nella loro carriera, hanno deciso di avvicinarsi ad
una gara, la prima e unica nel suo genere a livello mondiale, dove
vivranno a stretto contatto con la natura e con le meraviglie che
ogni giorno ci riserva.
Persone abituate a vivere il classico quotidiano cittadino,
dovranno fare i conti con la solitudine e questa sarà anche
un’occasione per scoprire i propri limiti.
Una particolarità per questa edizione, oltre che essere presenti
degli svizzeri e un francese con notevole esperienza di gare
estreme nel mondo, è la partecipazione di 5 donne, una vera novità
per il gentil sesso una presenza così numerosa ad una gara estrema
di questo tipo. Ragazze che per la prima volta si cimentano in una
prova simile, ma contando sull’entusiasmo alimentato dai viaggi
fatti con la loro bici in varie parti del mondo e gare di lunga
durata come le 24 ore di MTB cercheranno di portare a termine il
loro obiettivo! Sarà una “gara-avventura-viaggio” che impegnerà
questi atleti non solo dal punto di fisico, ma soprattutto sarà la
loro psiche ad essere messa a dura prova in cui la strategia è un
elemento fondamentale. Non è facile trovarsi a pedalare in zone
sconosciute, al gelo notturno dei monti fino a 2900 m di
altitudine, al caldo torrido di giorno nelle zone desertiche, in
mezzo a tanta polvere cercando di riposare il meno possibile per
riuscire a rispettare i tempi che ognuno si è proposto per
concludere la gara!
Alla fine comunque saranno tutti consapevoli e felici di aver
partecipato a un’ evento unico al mondo e soprattutto di aver dato
vita ad un evento che si chiama 3°NATURAID MAROCCO.
www.naturaid.com
Seguite il sito www.naturaid.com, che verrà aggiornato in diretta
con i tempi di passaggio ai chek point e news.
Comunicato Stampa
Lo Staff Naturaid |
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18-10-2006
cari atleti Naturaider
Benvenuti
a questa 3a edizione del Naturaid Marocco. Quest’anno la distanza
da percorrere No Stop è di ben 700 km. E’ questo che affascina i
biker e cercano il personale confronto con l’avventura:
l’autosufficienza e la sfida di riuscire a portare a termine
questa gara unica al mondo, nel tempo stabilito di 88 ore.
Un ben
arrivato alle 5 ragazze, che hanno dimostrato subito molta
decisione e convinzione nell’accettare questo nuovo appuntamento.
Sono ragazze
che amano fare viaggi-avventura nel mondo come Franca Visintin
e Elena Boscarini che fanno parte del gruppo Natured, (vedi
www.mauriziodoro.it).
Ausilia
Vistarini e Olga Maffei, famose
nell’ambiente delle 24 ore di MTB in solitaria, dove spesso
salgono sul podio lasciandosi alle spalle molti concorrenti uomini.
Attratta dalle
zone desertiche anche Donatella Bragagni, viaggiatrice
solitaria che percorre all’anno più di 15.000 km: CAMMINO DI
SANTIAGO DI COMPOSTELA IN AGOSTO 2006, RADMARATHON SOLDEN ANNI
2005 E 2006, PRESTIGIO ITALIA ANNO 2005.
Un benvenuto particolare a Mauro Miorelli e
Raffaele Verzella che partecipano per la 3a volta a questa
gara avventura. Grazie per la vostra fiducia. Mauro è
l’organizzatore della 1° gara di triathlon con la MTB a Riva del
Garda ed ora è diventata un appuntamento importante in Italia, ha
partecipato alle precedenti edizioni del Naturaid accompagnando le
prime coraggiose donne.
Raffaele è un
famoso biker di grande esperienza che ha partecipato alle gare di
MTB più significative in Italia e nel Mondo: 11 Iron Bike, 1
transalp, 1 Libike, 1 Kenia, 24 h Finale solitario, 2 Naturaid
Marocco. Raffaele è anche l’organizzatore di una gara che si
svolge in Liguria. Sarà una interessante sfida tra loro.
Ancora sulle piste del Marocco Livio
Torresan, dopo aver partecipato al 2° Naturaid Marocco si
ripresenta quest’anno con grande entusiasmo. E’ reduce dalla
vittoria alla 24 ore di MTB in Sicilia tra i solitari e si è così
aggiudicato la speciale classifica CAP che assegna il 1° posto
come miglior solista nelle 24 ore in Italia. Quest’anno sarà un
Naturaider da battere.
Si presentano
alla 3a edizione anche 2 biker svizzeri Reto Koller e
Samuel (Sämi) Burkart,
sono appassionati di viaggi e gare in
MTB, provano per la prima volta una gara speciale con l’obiettivo
di vivere intensamente questa avventura.
Mi fa grande
piacere che abbia accettato l’appuntamento con il 3° Naturaid
Marocco e do il benvenuto a PATRICK HAMEAU un ragazzo
francese di 34 anni, che ama la vita lo sport e l’avventura. Un
grande esperto in gare aventure in multi sport e di orientamento,
ha partecipato alle gare più impegnative e importanti nel mondo:
X ADVENTURE SERIES 2001 - 21 iéme
DESERT CUP 2000 - 39 iéme
RIO ECO CHALLENGE 2001 - 10 iéme
RAID GAULOISE 2002 - 36 iéme
CORSICA RAID 2002 - 14 iéme
DESERT CUP 2003 - 11 iéme
MARATHON DES SABLES 2005 - 170 iéme
OMAN ADVENTURE 2005 - 13 iéme
Una gara,
spero questa, che arricchisca il suo curriculum e che la sua
esperienza possa portare a noi un bagaglio in più per affrontare
le nostre altre avventure.
Ciao e ben
tornati anche a Bruno Damonte, Sebastiano Favaro, Daniele
Modolo, biker conosciuti nel mondo delle gare a tappe e amanti
dei viaggi-avventura, che si presentano per la seconda volta al
Naturaid Marocco, ricchi dell’esperienza acquisita precedentemente,
saranno sicuramente competitivi e uomini da temere.
Un saluto e un
augurio di buon divertimento a chi si presenta per la prima volta:
Michele Naccarato, Giacomo Stefanelli, Stefano Fabrizi,
Fervorino Bortoluzzi, Silvio Duchi, Marchi Mirko, conosco
questi ragazzi e vi garantisco che sicuramente qualcuno
sorprenderà i più “esperti”.
Sono proprio
contento di avervi tutti in questa gara-viaggio-avventura-estrema
BENVENUTI.
Tra breve
partirò per il Marocco per fare la ricognizione-esplorazione. Sarà
un divertimento anche per me.
Vi aspetto.
Ciao sportivamente
Maurizio Doro
Direttore di Gara |
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22-6-2006
cari atleti Naturaider
Dalla Germania un'importante
articolo apparso sulla più autorevole rivista europea di Mtb: BIKE
MAGAZINE
L'articolo è stato tradotto
dal tedesco all'italiano dalla Naturaider Violetta
Buona lettura
Maurizio
Doro
Direttore di Gara
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REPORTAGE: MAROCCO
“Chi perde tempo, perde la corsa..”- 650 km non-stop, 8
check-points e un’inutilizzabile mappa del tragitto: chi ha
bisogno di più di 80 ore per attraversare il Marocco con Naturaid,
riceve il cartellino rosso (squalificato). Può accadere di tutto…alla
fine di questo sì tratta…
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Il suo inglese è “hmhm” come lui annuisce
dispiaciuto.Allora Maurizio, il direttore di gara (capo corsa)
lascia parlare le sue mani.”Look”-“guarda”!due dita erette
indicano i suoi occhi.”Road!” (la strada, il sentiero) -il suo
indice si allunga verso la strada.”Pfffft”-Maurizio butta il suo
braccio verso avanti. Aha! In caso di dubbio si deve andare sempre
avanti..Però la cosa più importante, Maurizio si era quasi
dimenticato di dirci: “Danger !” e il suo indice si posiziona
eretto davanti al suo naso, gli occhi si chiudono finché diventano
due fessure. “Dogs”, rrar, rrrar, rrar..nel tentativo di imitare
un cane, Maurizio scopre i canini. I cani selvaggi qui non sono
una rarità, ci mancava solo questo. Alla fine del suo discorso
Maurizio ci fa il riassunto : “race – no problem!”. Pfft e rrrar:
tutto qui!
Sono le cinque passate di mattino.Il
massiccio montuoso Atlante dovrà essere subito attraversato.650 km
da percorrere in 80 ore è l’essenza del regolamento della
corsa.Non sono previsti pernottamenti, niente cartelli informativi
e niente assistenza sanitaria.Un commando in missione -in questo
momento, purtroppo, divento veramente consapevole di ciò che vuol
dire Naturaid! Mi aggroviglio insieme agli altri 15 matti sulla
linea di partenza.Le bici sono cariche di tutto il necessario per
la sopravivenza: barrette e polveri energetiche, sacco a pelo e
coltellino svizzero.Laccio emostatico per fermare un’eventuale
emorragia in caso di ferimento agli arti, un paio di metri di
carta igienica, pacchetti di sigarette da usare come moneta di
cambio…non si sa mai…E una mappa del tragitto con le spiegazioni
in italiano messa a nostra disposizione dall’organizzatore della
corsa, Maurizio.Il problema è che l’unica parola in italiano che
so è “ cappuccino “che però non c’è tra le spiegazioni…
Naturaid – girovagare dentro la natura,
sarebbe la traduzione libera (in tedesco). Il nome suona molto
carino anzi troppo carino per quello che ci si presenta
davanti.Questo lo dobbiamo all’organizzatore e direttore di gara e
al suo modo di essere. Maurizio Doro, 42 anni, pelle olivastra,
pizzetto e cronometro di polso multifunzione ha già visto tutto il
mondo.Oppure meglio: lo ha conquistato.Durante la gara Iditarod,
Maurizio che normalmente fa l’elettricista, si è torturato,
attraversando l’Alaska in MTB, in solitaria. 19 giorni a meno 40
gradi centigradi, ignorando spesso e volentieri le coordinate.
Maurizio ama questo tipo di brutale duello con la Natura.In fondo
è questa la sua religione!Con Naturaid, Maurizio ha elaborato la
sua definizione di quella che deve essere l’AVVENTURA perfetta:
attraversare in completa autonomia una selvaggia catena
montuosa.Le regole sono dure, ma semplici: ogni 80 km esiste un
check-point dove vengono consegnate due bottiglie d’acqua.In 80
ore bisogna raggiungere il traguardo oppure sei squalificato ( nel
miglior caso!!!).Chi è sfigato, ultima cosa che sente è “rarr,
rarr, rarr, !Può capitare di tutto! E’ questo il nocciolo!
Il sole del mattino compare timoroso sopra
la catena montuosa. Maurizio, arrampicato sul suo fuoristrada
inizia contare alla rovescia per l’inizio della corsa. Si parte.
Solo che senza troppa grinta.Più di 10 kg pesano sulle bici e il
tempo stringe.Ho una paura tremenda di perdermi nel buio (
sbagliare la strada nel buio).Il mio piano: di giorno pedalare (
su 200 km al giorno) e dormire di notte.Questa è la variante di un
“uovo mole “(in tedesco vuol dire persona mite, non duro), lo so.
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Per primo, non lo devo svelare a nessuno
poi in questo modo potrei comunque arrivare in tempo, anche se nel
quarto giorno.Entro sta notte vorrei arrivare al check-point no 4
che si trova al km 242.
Sto pensando che questa è la distanza che
percorro normalmente in una settimana. E non ci arrivo sempre.
Allora, si pedala! Ogni minuto conta!
Quattro giorni? Il
dentista si è messo a ridere!
Mi aggrappo alla ruota di dietro dei due
ciclisti che sono davanti a tutti. Alla fine sono italiani e
possono leggere la mappa.Però un “lattante” come me è l’ultima
cosa che vogliono avere dietro quei due: Raffaelle Verdello(50
anni) agente immobiliare (?) e il suo amico Vittorio Serra (52
anni) dentista.Loro vogliono vincere. Vogliono vincere loro stessi,
gli altri, la montagna, il tempo…tutto.E da soli. Raffaelle si
difende della mia presenza con un movimento della mano come io
fossi un insetto fastidioso.Però quando gli svelo il mio piano per
i quattro giorni, decidono di accettarmi come accompagnatore.Piano
piano riusciamo a capirci. Quattro giorni? Un piccolo sorriso
compare sui loro visi. Quei due vogliono finire la corsa in 40
ore…devono anche, poiché le loro scorte di viveri sono state
calcolate per questa tabella di marcia.Ieri sera hanno calcolato
per ore, ogni singola caloria. 40 ore? Sento lo stomaco che si
stringe.
Prima della corsa ho pensato a lungo al
motivo che mi ha portato qui. Con chi o cosa devo lottare…con gli
altri concorrenti?sicuramente no.Sarei più che contento se
arrivassi sano e salvo al finish. È il mostro interno (la paura
e il panico) che ci fa tremare il culo ogni volta che ci troviamo
davanti ad una prova come questa. Perché nella nostra civile vita
quotidiana gli istinti primari scompaiono, si sfumano. Perché il
telecomando, le scale mobile e le auto ci fanno impigrire i
muscoli. Perché ognuno di noi si considera un povero pappa molla …incapace
di muoversi al di fuori delle comodità della nostra vita…è
semplice.
Nella nostra ordinata e comoda società puoi
rischiare di subire una scarica di adrenalina semmai quando si va
a caccia di offerte, occasioni e punti bonus.
Prima, la natura era il nemico maggiore
degli esseri umani.Oggi ci difendiamo con i condizionatori e il
riscaldamento termoautonomo.Viviamo nel più totale confort.
Avventure come Naturaid rappresentano
l’estremo, l’ultimo confine, di quello che riusciamo ancora
trovare nella civiltà moderna.Ogni maratona si svolge, si corre
anche per questo motivo.
“Un’esperienza cosi ti è utile anche nella
vita normale di ogni giorno.Essa ti da forza e fiducia in te
stesso …” mi dice Elena Marchi, 29 anni, segretaria. È l’unica
donna che partecipa.
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Il miglior momento della corsa deve essere
quando paura e dubbio scorrono via dal corpo con il sudore.Tramite
le ghiandole sudoripari.
In questo preciso momento anche il
contenuto dello stomaco di Raffaelle scorre fuori.Dalla gola.
Arriva pallido-ricotta al check-point, si
spreme un tubo di Power –gel nella gola e anche se le gambe fanno
fatica a sostenerlo, vuole già partire per la prossima tappa. E’
la personificazione della maschilità nella sua pura forma…
E’ già buio quando insieme ai due, proseguo
per il quarto check-point (il mio traguardo per oggi pensato tra
me e me) ….abbiamo comunque percorso fino adesso più di 192 km.
Con una deviazione di 40 km per colpa di una nevicata improvvisa.
Vado.Avanti, solo con il piano temporale della corsa e la mappa.
Non c’è sguardo per indietro.Potrei anche piangere…Vittorio il
dentista, si lascia superare…Pedala stoico, ogni tanto si soffia
il naso e mastica “mangime per gli studenti”.Il tipo è una
macchina: ottima bici, ottima condizione fisica (corpo). Lui non
va in bici, lui si muove come una macchina.Nello stesso modo, “
Dr. Vittorio” oltre risanare le rovine dentale dei suoi pazienti,
a portato al termine il Master europeo di maratona in MTB. Verso
le 22 mi fermo.Fa molto freddo, sono –8 gradi centigradi.Per oggi
mi bastano quasi 268 km percorsi e un’altitudine di 4500
metri.Mastico una barretta energetica gelata e salto nel sacco a
pelo.
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ANCHE LA LUNA VIENE
VENDUTA COME UN LUSSO
Marocco- il mito delle mille e una notte.
Maurizio a scelto consapevolmente le tribune del Naturaid.Sono
pochi i paesi in qual è possibile spiccare un salto indietro nel
tempo, mantenendo comunque la minima distanza (di un fazzoletto)
della civiltà europea.Da nessun’altra parte del mondo ti senti
estraneo e nello stesso tempo benvenuto come in Marocco.Mescolio
d’Africa, Oriente ed eredità coloniale francese, Marocco è il
posto perfetto per le avventure come Naturaid. Maurizio
ha”annusato” più di un anno le tracce del Naturaid. Una spedizione
che parte da Marrakesh, sale sull’Atlante e si ferma alle prime
dune di Sahara. Cime incipriate di neve, canyon polverosi, alte
colline e deserto pietroso colorato da qualche piccolo
insediamento berbero- è il distillato ad alta concentrazione di
quello che offre questa terra.Non è una coincidenza che si deve
andare in bici anche di notte per restare nel tempo. Ci ha
spiegato molto orgoglioso Maurizio che la luna piena è ideale per
pedalare di notte. Nel “suo” Iditaroad si è goduto volentieri
questo lusso: 19 giorni a meno 40 gradi centigradi.
All’orizzonte: curve.Curve e solo curve.Sta
per finire la seconda giornata quando incontro nei pressi del
quinto check-point l’ungherese Laszlo Kovacs (30) ed il suo
compagno, l’italiano Sebastiano Favaro (29).Anche se i due hanno
pedalato tutta la notte continuano a trovarsi dietro a 4 ore
distanza dei primi, però vogliono continuare, senza sostare.
Laszlo, gesticolando chiede se può avere un tappeto per le
preghiere che a lui servirebbe per fare qualche esercizio di yoga.
Il marocchino, che non riesce a capire tutto, lo guarda
preoccupato e si tiene stretto al petto il tappeto: è comunque la
cosa più preziosa che possiede. Per un mussulmano una richiesta
del genere è come sarebbe per un cristiano se a costui fosse
chiesto di prestare la Bibbia per far riposare le gambe.
IL PROSSIMO ERRORE
POTREBBE ESSERE L’ULTIMO
Continuiamo a pedalare in tre ed
attraversare le dune.Io ho male da per tutto: le ginocchia, la
schiena, il sedere , a parte le dita : sono anestetizzate. (
addormentate)
Quando arriva il buio vorrei trovarmi
vicino al km 450 , tra i check-point 6 e 7.In quel perimetro
dovrei trovare un posto per riposarmi.Noto che Laszlo e Sebastiano
avanzano faticosamente. Però , loro vedono la cosa diversamente:
“prenderemo i vecchiotti!”..continua a fantasticare Laszlo dicendo
che secondo i suoi calcoli , Dr Vittorio dovrebbe finire la corsa
verso mezzanotte.Andiamo a fatica!Il tempo stringe , il sole
scende .Ci sono ancora 30 pesanti km fino al prossimo check-point.Cambio
i rapporti per fare meno fatica e vado avanti.Solo , per un altro
paio di km.Poi , il crepuscolo sveglia dentro di me una sensazione
fino adesso sconosciuta: stupore e panico (?)…Sono in alta
montagna completamente solo, senza cellulare ( non c’è rete),
senza mezzi di orientamento, solo con un’inutilizzabile mappa.
Ogni errore può essermi fatale. Un brutto ,brutto sentimento!!! Mi
trovo sulla giusta strada? E’ questo: l’esperienza estrema, limite,
per la quale mi trovo qui!!! Però, me la sono immaginata più
romantica! Adesso sento lontano anche dei cani e mi ricordo
Maurizio mentre ci spiegava : “rarr,rarr,rarr,”.

Troppa tensione ….non è per me! Sono un
“pappa molle” , e allora?
Mi fermo ed aspetto per minuti senza fine.
Quando vedo lampeggiare le luci di Laszlo e Sebastiano, mi
attraversa un’indescrivibile sentimento di sollievo. Due ore più
tardi mi trovo nel sacco a pelo. Rosicchiare delle barrette
energetiche, poi a dormire! I pantaloni (per la bici) mi sono
diventati stretti. Non importa, mancano ancora 190 km. Andrà tutto
bene.
Il terzo giorno: l’ultimo. Almeno per
me…Non ho la più pallida idea dove si trovano gli altri
concorrenti. Non so cosa mi può ancora capitare. So solo che :
oggi smetterò di rosicchiare barrette energetiche , dormire
vestito (da bici) nel sacco a pelo. I pantaloni luridi mi danno
prurito. Tutto ciò che indosso puzza. Pedalerò verso Agdz , la
località che rappresenta la fine della gara, indipendentemente di
quanto tardi farò. Alle 6.30 riparto , e sono di nuovo da solo.
Sebastiano e Laszlo sono partiti verso mezzanotte, per cacciare i
vecchiotti.
I “vecchiotti “ hanno attraversato da tanto
tempo le montagne . Come era stato detto : manca poco fino alla
fine. Poco prima del traguardo si fermano per un’ora e fanno una
cosa fuori dal normale: discutono su chi debba vincere la gara.
Solo nella prima notte di gara hanno avuto un inseguitore. Siccome
entrambi i concorrenti hanno partecipato con la stessa
determinazione , i due vogliono regolarsi tra di loro il titolo di
vincitore della gara.
Quindi , Raffaele monta il suo fornellino e
mette su il tè. Finocchio. Attorno i tre , disposti come gli
indiani , discutono e scambiano argomenti e alla fine decidono che
Vittorio debba vincere. Comunque , lui non ha mai vomitato, non si
è mai lasciato superare , si è sempre trovato davanti a tutti.
Sono tutti d’accordo. Salute! Allora , è Vittorio! Mentre si
discute la vittoria , io pedalo ancora 50 km prima del traguardo e
sorpasso Laszlo e Sebastiano. Loro mi chiamano adesso “The
Machine” ! Sempre con il crepuscolo raggiungo finalmente il punto
turistico Agdz. Il quarto , credo , vedendo Maurizio agitato che
mi indica con la sinistra e mostra con la destra 4 dita. Però ,
questi dettagli mi lasciano indifferente. Birra? Chiedo io e mi
metto davanti una bottiglia virtuale. Maurizio capisce e indica
l’albergo : Pffft! Sempre avanti ! |
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14-4-2006
Benvenuti cari atleti Naturaider
Stà per avviarsi l'evento 3° NATURAID
MAROCCO, per il prossimo novembre una novità in assoluto per
quanto riguarda le gare estreme di endurance in MTB
700 km in tappa unica.
Sono arrivate le prime iscrizioni e sperando di
ripetere il successo della 1a e 2° edizione vi auguro tanti auguri di
buone gare.
Sportivamente
Maurizio
Doro
Direttore di Gara
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23 02 06
entra nella PHOTO GALLERY 2005 di
Georg
Grieshaber
Photo-editor BIKE Magazin
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