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NEWS 2007
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17/12/07
La mia avventura
Naturaid. ( del Naturaider Mauro)
.jpg)
Negli
ultimi mesi il mio pensiero spesso è andato in AFRICA, in
Marocco, sulle piste dell’Alto Atlante, tra canyon e gole, sul
massiccio vulcanico del Saharo, i vulcani, nelle distese
desertiche, nella valle del Draa… Ho visualizzato e programmato la
mia avventura cercando di non tralasciare nulla, devo caricare
sulla mia bici l’essenziale: i ricambi, l’abbigliamento, il cibo,
il materiale obbligatorio, e tutto quello che può risultare
fondamentale in qualsiasi situazione… Negli ultimi giorni mi sono
risparmiato e ho mangiato fin troppo, ho un sacco di voglia di
pedalare, spero mi basti per i quasi 700Km e i 12000m di
dislivello che mi aspettano… in autosufficienza... Per la
quarta volta mi preparo al via…
Lunedì
22 ottobre 2007, siamo ad AZILAL, partenza del NATURAID 2007,
arrivano anche gli scatoloni con le biciclette. Bene, quest’anno
niente danni, preparo la mia compagna di viaggio con delle brutte
sensazioni: quella di non avere abbastanza spazio nelle borse, di
aver portato troppa roba che non serve e, allo stesso tempo, di
aver dimenticato qualcosa d'importante. Sono molto agitato
continuo a girare a vuoto, sistemo tutto il materiale cercando di
mettere ogni cosa in maniera accessibile… Maurizio (l’organizzatore
DORO) gira nelle camere del nostro albergo per catturare momenti
particolari, vede come ho preparato il mio “cavallo da corsa”
e fotografandola dice entusiasta: “... incredibile come in quattro
edizioni si siano sviluppati i prototipi delle borse e dei
materiali per un’autonomia completa di quattro giorni tra montagne
e il deserto…”. Queste parole un po’ mi tranquillizzano, le
tecniche di rilassamento e di proiezione mentale che conosco fanno
il resto…
Mercoledì
ore 4.00, partiamo in 18, tutti carichi di entusiasmo. Presto,
nella prima lunga salita rimaniamo in tre: Reto (inesauribile
macchina da guerra e da fatica di fabbricazione svizzera) Raffaele
(esperto e tenace atleta delle lunghe distanze dotato di un
incredibile fiuto per la pista giusta) ed io. Dopo il primo passo
il mattino ci fa luce, scendiamo veloci sulla pista sterrata,
Raffaele buca la ruota anteriore, Reto si ferma per aiutarlo e mi
fermo anch’io, ne approfitto per mangiare una barretta. Partiamo e
poco dopo Raffaele perde il ROAD BOOK, recuperiamo tutti i
pezzi e ripartiamo. Arriviamo al cp1 (81km), una passeggiata
rispetto all’anno scorso (quando per il freddo non sentivo più le
dita e spaventato sono “saltato di testa”), riempio il camel bag,
mangio una barretta e via. Mi sento bene, pedalo con un buon ritmo,
in salita si staccano e mi lasciano andare avanti. Alla fine della
salita metto la “ventina” scatto una foto, ne faccio una a Reto
che mi ha raggiunto e scendiamo. Verso la fine della discesa Reto
buca la ruota posteriore, la sua pompa non funziona e neanche la
mia, passa qualche minuto e arriva Raffaele e con lui riusciamo a
rimediare e ripartiamo. Lasciamo la grande pista per una che gira
a destra e si infila in una valle. Mi trovo di nuovo solo e mi
piace, i 35km di questa gola mi divertono e mi catturano, in un
tratto polveroso 2 jeep mi sorpassano e se ne vanno, poi
rallentano bruscamente, io mi avvicino troppo e mi trovo immerso
in una pozza d’acqua ferma e puzzolente fino alle ginocchia…
chilometro 153, lì ho lasciato il sensore del computer
contachilometri.
Arrivo
al villaggio nel bel mezzo del mercato e un ambulante mi indica la
strada per il cp2. Reto mi segue a 5', ci rifocilliamo riposiamo
un po’ e dopo una mezzoretta partiamo dal cp ai piedi di
quell’eterna salita che la mattina dopo farà troppe vittime. A ¾
di salita comincio a perdere colpi, più di così non posso
rallentare, mi fermo e scatto qualche foto, prendo un po’ di
carboidrati liquidi sperando in nuove energie, ma comincio ad
essere davvero stanco, non spingo più sui pedali. Reto sta
benone, sembra abbia appena finito il riscaldamento e mi aspetta…
a gesti e mugugni cerco di fargli capire di andare avanti da solo,
io proseguo come un bradipo, “Reto vai…!”, ma lui niente.
Arriviamo al passo, sono molto stanco, ci accolgono Mauri, Mattia
e Pino, ci fanno un servizio fotografico coi fiocchi, dei bambini
mi offrono delle mele che baratto con le mie nocciole. Sono
convinto di dover fare ancora 400m di dislivello, ma per fortuna
mi sono solo capito male con Reto, la salita è finita e presto
siamo sulla pista in discesa (che lo scorso anno ha visto le
fatiche di Ausilia, Olga e Giacomo). Arriviamo al guado e per non
bagnarci le scarpe scegliamo di attraversare a piedi nudi, il sole
tramonta e subito cala la luce, qualche chilometro dopo, a 5' dal
cp3 una forte nausea mi costringe a fermarmi più volte fino a
farmi vomitare. Al cp3 troviamo i nostri tre angeli custodi, sono
molto stanco, sono 16h che pedalo e ho fatto parecchio dislivello,
so cosa mi aspetta nei 105Km che mi separano dal cp4. Mi vesto più
pesante per affrontare la notte, mi stendo e faccio un micro-rilassamento,
mangio zuppa, pane e omelette. Avrei proprio la necessità di
dormire un po’, ma la “macchina da guerra” Reto vuole partire,
io provo a convincermi che questa è la scelta giusta, metto la
crema “proprio lì”, partiamo e subito incrociamo Sami e Raffaele.
Dopo una ventina di minuti, in discesa sull’asfalto Reto ri-buca
la ruota posteriore. Non ha altre camere d’aria di scorta, io
faccio luce e trovo il foro lui ripara con la pezza, e così via… i
fori sono 5 e come se non bastasse il mastice non tiene e si
staccano una dopo l’altra… Basta! Sono 50 minuti che sono fermo in
piedi a fare luce, stanchissimo, mi cade continuamente la testa,
BASTA! Lui per essere più leggero ha i copertoni sottili e le
camere d’aria in “carta velina”, io, sapendo che a pieno carico
supero il quintale, ho scelto copertoni tubeless pesanti, già
gonfiati con il fast gonfia e ripara, porto con me altre 3
bombolette fast, un copertone tubeless di scorta e camere d’aria!
Questa è una gara in autosufficienza, cosa faccio ancora qui? Lui
è parecchio irritato e io stanco e stufo, dalla bocca mi escono
solo due rudimentali vocaboli, “Reto, I’m sorry, I go”, lui
brontola, bruscamente rimonta la ruota si gira e torna a spinta
verso il cp3.
…“Caro
Tirannomauro, hai già perso più di un ora per i guasti degli altri…
d’ora in poi SOLO! Basta vincoli! Non hai scelto compagni per
questo viaggio!
Quanto
sono forti questi legami creati e non voluti che ti condizionano,
ti limitano e ti fanno allontanare da quello che ti dice il TUO
CORPO e la TUA MENTE?…
Torna
ad essere il protagonista del tuo Naturaid!”
…e
da solo proseguo, e pedalando i pensieri si susseguono, si
caricano di realtà quotidiana e paragoni con quello che è appena
successo… ai miei occhi tutto diventa più grigio. I pedali sono
sempre più pesanti ma non voglio cedere alla stanchezza, arrivo al
punto di godere di quelle piccole scariche di adrenalina che mi
danno i cani quando, abbaiando e mostrandomi i denti, mi corrono a
fianco accompagnandomi fuori dal loro territorio. Pedalo al
rallentatore, mi si chiudono le palpebre, ho una forte
nausea, le gambe sono sempre più legnose, i pensieri si fanno
sempre più negativi, proseguo a onde nel tentativo di fare meno
fatica, mi sembra di vedere delle luci… probabilmente sono gli
altri che mi stanno raggiungendo, ma non c’è nessuno. …mi sembra
di sentire in lontananza la jeep di Maurizio, ma niente, continuo
ancora un po’…ancora un po’! Non mi sono mai sentito così demolito,
si fa sempre più spazio dentro di me l’idea che mi sto facendo
male, che mi sto distruggendo, che per trovare qualche energia sto
mangiando i miei muscoli… Un muretto a lato strada è il posto
giusto per fermarmi, appoggio la bici e mi siedo appoggiando la
testa alle ginocchia, sono sfinito! …e penso …ora passa la
jeep che porta Mauri e ‘Tia al cp4…
Dopo
qualche minuto si concretizza la sagoma della jeep. “Mauri, mi sto
distruggendo, mi sto mangiando i muscoli, non posso più andare
avanti in queste condizioni”, e aggiungo un lamento tecnico per il
mio amico e collega: “Mattia, sto andando in RABDOMIOLISI! (autodistruzione
del tessuto muscolare) Maurizio: “sei solo stanco, devi dormire”.
Io prendo d’orgoglio il mio cavallo e riparto dicendo: “piuttosto
cammino!”… Dopo 200 metri la forte nausea e le gambe di legno mi
costringono a ri-fermarmi. Mauri mi affianca e io: “basta, mi
ritiro, carico la bici sulla jeep, mi porti al cp4, poi domani,
se mi riprendo, continuo la mia avventura, fuori gara naturalmente…”
e Lui: “stai straparlando… sei arrivato ad uno stato di
stanchezza mai provato, devi solo dormire un po’!”. A lato
strada c’è una casa con a lato una rientranza riparata sui tre
lati, coperta, con delle patate ammucchiate addosso ai muri.
“Questo è il posto giusto!” mi dice, io ,frastornato e rallentato,
passivamente seguo il consiglio, prendo il sacco a pelo, il camel
bag come cuscino e mi metto giù. Sto già meglio, mangio a fatica
qualche nocciola, la temperatura è ideale e c’è una splendida luna
che come una mamma veglia su di me, faccio un respiro e piombo nel
sonno più profondo…
Le
0.09, ho dormito solo un ora e mezza ma mi sento un UOMO NUOVO,
mi è tornato l’appetito e la voglia di pedalare.
Lezione
magistrale: non volevo accettare di essere semplicemente stanco
nonostante il mio organismo, da qualche ora, me lo avesse detto in
tutti i modi possibili, sono bastati 90 minuti, un solo ciclo
R.E.M., per recuperare!
Riparto
cercando di usare al meglio ciò che tiene su il casco, prendo un
buon passo cercando di non strafare, mi alimento e mi godo il
silenzio e la compagnia discreta della luna. Arrivo al passo, non
è freddo, comincio a scendere incantato dai riflessi che la mia
compagna di viaggio disegna sul lago di Imilchil.
Dopo
una decina di chilometri, nella valle che si apre dopo la grande
gola, mi trovo dove il percorso dovrebbe lasciare l’asfalto,
girare a destra su una pista che già conosco per cambiare valle.
Controllo il road book, mi dice che subito dopo il bivio c’è un
ponte, in effetti lo trovo, passo il villaggio ma poco dopo la
pista si stringe e diventa sentiero, forse ho sbagliato pista
all’uscita del villaggio… Ripercorro tutto il tratto fino
all’asfalto e provo tutte le possibilità. Il vento si fa
sempre più forte, e con forti raffiche alza polvere e sabbia. Sono
le 3.00, dopo diversi tentativi vedo una casa con le luci accese,
mi avvicino, all’interno un vecchio berbero incappucciato seduto
sul tappeto che appoggiato ad una colonna legge, busso alla
finestra, si affaccia e chiedo per la mia prossima destinazione:
“AGUDAL?”. Lui mi guarda male e scuote la testa, ci riprovo
“IBRAHIM, AGUDAL?” e Lui “THARAF THARAF” (o qualcosa del genere…)
ed io cerco di fargli capire che sono disposto anche a pagare
l’informazione con i dirham, ma Lui “THARAF THARAF” e chiude la
finestra. Seccato torno sulla strada asfaltata e verso le gole,
fino a raggiungerle, mi rigiro nuovamente e perplesso ripercorro i
miei passi fino al villaggio. Da una stradina interna arrivo ad
un’altra casa con le luci accese e vedo che all’interno ci sono
tre persone, una sta pregando. Busso, mi accorgo presto che la
casa è la stessa, sono sul lato opposto, ritrovo il berbero di
prima ma con lui ce n'è un altro che sembra più disponibile
“AGUDAL, IBRAHIM?”, vedo che ha capito e mentre dice “THARAF
THARAF” con il gesto della mano mi fa capire che ho sbagliato
villaggio devo proseguire sull’asfalto.
Nuova
magistrale lezione: mai dare per scontato di conoscere il percorso
perché sembra la valle giusta e per coincidenza c’è un ponte come
da road book. Si, è vero che se avessi avuto il contachilometri
sarebbe stato più difficile sbagliare bivio, ma quello che ho
preso io non aveva indicazioni sulla strada, mentre quello giusto,
dopo 3,5km, è abbondantemente segnalato! Sono di nuovo sulla pista
giusta, ma ho perso 2h e mezza…
Dopo
aver gustato un’alba bellissima arrivo ad AGUDAL al Camping
“IBRAHIM” il cp4. Sorpreso, oltre al Direttore di gara e al suo
fido scudiero trovo, nei loro sacchi a pelo, anche i due svizzeri
e Raffaele, colgo l’occasione e mi stendo. Dopo una ventina di
minuti i tre si alzano mangiano qualcosa e si preparano per
partire, mentre io ne approfitto per massaggiarmi un po’ gambe e
collo sapendo quello che mi aspetta. Sami mi chiede se vado con
loro, io rispondo “andate pure, mi preparo con calma”.
Apprezzo che me lo abbia chiesto ma sento che è da solo che devo
vivere quest’avventura. Comincia a piovere, sembra pioggia portata
dal vento, non si vedono nuvole. Ibrahim, da esperto della zona,
mi fa capire che la perturbazione va in una direzione diversa da
quella dove mi sto dirigendo. Lo spero vivamente, siamo a quota
2400m e devo arrivare a 2930m, 26km di pista difficile con 2
piccole discese intermedie. Prendo tempo… ne approfitto per
mettere il “coprisella in gel” che mi sono portato, questo mi
consente di cambiare l’appoggio sulla sella e la biomeccanica di
pedalata. Mangio ancora qualche nocciola e noto con piacere che
nel frattempo ha smesso di piovere. Saluto IBRAHIM, firmo il
foglio del cp e parto.
Dopo
2km inizia a piovere e più salgo più aumenta, diventa pioggia
ghiacciata e il vento me la spara contro, la “ventina impermeabile”
comincia a non essere sufficiente, scarpe e guanti sono bagnati.
Il vento si fa sempre più cattivo, io sono sempre più bagnato ma
potrebbe andare peggio, potrebbe nevicare. Subito accontentato, mi
trovo imbiancato con il vento contro, sempre più forte e sempre
più freddo. Ho le mani ghiacciate, avrei voglia di mettermi i
copri scarpe e i guanti in “wind stopper” ma poi cosa avrei
d’asciutto per la discesa? Mi tolgo i guanti ormai fradici e vedo
i polpastrelli che tendono ad un blu pallido, non mi piace, mi
spaventa, ho ancora parecchia strada e la situazione continua a
peggiorare. Subito l’inc….tura prende il posto della paura,
l’imperativo diventa PRODURRE CALORE e questo mi carica,
aumento la spinta sui pedali, continuo a muovere le dita dei piedi,
stringo le manopole con forza e apro le dita, soffio come una
locomotiva, mi sento anche un po’ “locomotiva”, ma appena comincia
ad andare meglio inizia una veloce discesa, che freddo, tiro i
freni e pedalo, spero finisca presto, non pensavo di desiderare
cosi tanto la salita! Ricomincio a salire, pedalo sempre più
forte, sto meglio, le energie non mi mancano, il sistema
LOCOMOTIVA ARRABBIATA funziona, funziona al punto di arrivare
quasi a raggiungere Raffaele, Sami, Reto è più avanti. Il terreno
si fa sempre più pesante e scivoloso, cerco di proseguire fino
quando il fango mi blocca il cambio e non posso più pedalare.
Tregua, non nevica più, anche il vento si è placato, intravedo il
passo, manca poco più di 1km, ne approfitto per cambiarmi.
Proseguo a spinta fino al passo, al riparo, in quel che resta di
un rifugio, trovo dei tedeschi con le moto da enduro che
aggiustano una ruota, un marocchino accende un fuoco all’interno,
è molto più fumo che il caldo, mi preparo per la discesa, tolgo un
po’ di fango dalla bici, “stendo il bucato” appendendo ciò
che ho bagnato alle borse, metto i copri-scarpe e i gambali e
parto. Giusto il tempo di qualche foto con i canyon sullo sfondo
e, con i denti che tengono ancora il tempo del freddo, mi rendo
conto di cosa è in grado di mettere in atto l’organismo per la
propria sopravvivenza! …in più ho capito che a volte aiuta essere
incazzati!
Poco
meno di un ora e la temperatura sale a 30°- 35°. La pista corre a
lato di un fiume circondato da campi e villaggi, poi una parte più
arida porta a MSEMRIR dove c’è il cp5. I tre che conducono la
gara sono arrivati 25’ prima di me, hanno mangiato e si stanno
preparando per ripartire. Io nel frattempo sono riuscito ad
asciugare quasi tutto e posso ri-indossarlo, riempio il camel bag
con i sali, mangio un ottima zuppa e un omelette, bevo una coca e
dopo una quarantina di minuti riparto. Il cambio mi fa brutti
scherzi, fa rumore e salta, mi fermo tolgo ancora un po’ di fango,
metto l’olio sulla catena, tutto scorre meglio e torno a pedalare.
Si,
ora mi sento proprio in gara, ho una scadenza, devo arrivare prima
dell’imbrunire sulla discesa per Boulmane Du Dades!
I
primi 50km sono su asfalto, facile, vallonato, l’ideale per i
passisti come Reto e come me, le gambe si divertono, riesco ad
essere veloce e ho voglia di pedalare. Prima del cp6 ci sono 14km
su una pista che non conosco, dal road book non sembra troppo
impegnativa, ma devo sbrigarmi ho poco tempo prima che il giorno
mi saluti. Arrivo all’imbocco della pista, stretto ed irto tra le
case, ma presto piega a sinistra e prende la direzione per uno
spettacolare altipiano. Mi diverto molto, con il sole accecante
negli occhi corro verso il tramonto, ma prima per fortuna
incontro Mauri e il cp6. Mi precipito a firmare, prendo acqua,
carboidrati in gel e vedo che i primi sono partiti da 12min, sono
le 17.32 è tardi per arrivare al passo con una visibilità decente,
devo riuscire a raggiungerli! 4km di salita costante e con una
buona pendenza mi farebbero venir voglia di pedalare agile con la
corona piccola, ma il fango secco blocca il deragliatore, poco
male, vuol dire che devo salire più veloce. Qualche centinaio di
metri più avanti intravedo la sagoma di Raffaele e ancora più
deciso, mi alzo sui pedali. A 500m dal passo raggiungo Raffaele,
che mi dice: “allora vuoi proprio vincere”, sorrido e rispondo:
“…non mi interessa la classifica, voglio solo vivere al meglio la
mia avventura! Sono salito più veloce che ho potuto per avere
ancora luce o almeno per essere assieme a voi”. Più avanti c’è
Sami che mi dice: “…domani alle 10 sei al traguardo con Reto!”, io
mi ripeto… Al passo c’è Reto che ci aspetta, riesco ad immortalare
il tramonto, ci vestiamo e cominciamo a scendere tutti assieme,
riesco ancora a vedere le indicazioni per la pista giusta al primo
bivio, poi la notte si fa scura. Sami conduce e tutti dietro, le
sue doti nella guida notturna le ho già sperimentate l’anno scorso,
“Occhi di gatto” ha un grande intuito e liscio-liscio ci porta
sulla grande strada asfaltata. Pochi km e siamo al cp7, sbaglio a
fare l’andatura, fin troppo veloce, Reto rilancia come in una gara
su strada (cosa stiamo facendo?), perplesso continuo a spingere
sui pedali e comincia a farmi compagnia un dolorino dietro alle
ginocchia, ci alziamo sui pedali sull’ultima rampa ed arriviamo al
cp7, un albergo posto sulla sommità di Boulmane Du Dades. Siamo
tutti parecchio stanchi, Raffaele mi dice che loro hanno
intenzione di mangiare qualcosa e partire subito per il cp8, io
devo riposare. Entriamo nel ristorante e subito chiedo al padrone
se posso stendermi sui lussuosi divanetti in fondo alla sala per
farmi un pisolino. Sono molto sporco e puzzo, ovviamente mi
aspetto un no, - Lui mi offre una camera - , ma io insisto, - Lui
mi fa capire che sta per cominciare la musica - , - io amo la
musica e comunque cosa sarà mai…? Mi sdraio, metto la sveglia su
1h30’ e mi metto tranquillo. Si accordano gli strumenti ed inizia
uno spettacolare concerto di musica marocchina, le percussioni la
fanno da padrone, mentre i turisti battono le mani ed esaltano il
tutto. Bello eh,… niente da dire… bella musica, ben interpretata,
forse a neanche 10 metri si è un po’ troppo vicini per apprezzarla
al meglio, ma tra un pisolino e l’altro, me la gusto pure. Mi alzo,
recupero tutti i miei pezzi ringrazio i musicisti e faccio loro un
plauso. Sono le 21.45, gli altri sono già partiti, riesco ancora a
farmi fare una zuppa e una gustosa omelette e con calma mi preparo,
non ho riposato un gran che, forse ho perso solo tempo e non
essendo proprio brillante sto continuando a perderne... Mi
disinfetto le piaghe da sella e metto una montagna di crema,
preparo il road book e faccio un errore madornale: conosco il
percorso fino al prossimo cp, quindi, (come se pesasse un quintale)
penso bene di lasciare qui il prossimo foglio.
Alle
22.33 parto dal cp7, un leggero vento contrario e la splendida
luna piena mi accompagnano nella traversata della piana arida che
conduce ai piedi del SAHRRO, le indicazioni “NATURAID” mi fanno
presto lasciare l’asfalto grezzo per una nuova pista che mi porta
oltre un villaggio, sale dolcemente e si infila in una valle. Devo
tenere gli occhi ben aperti, è bello procedere a luci spente,
riesco a vedere le tracce di chi mi precede (unica certezza che
ho), a volte affondo bruscamente in qualche breve tratto di sabbia.
Questa valle solitaria è terribilmente affascinante, ma non mi
devo distrarre, le indicazioni sul percorso sono scarse, non ho
idea delle distanze e ho avuto la bella trovata di lasciare al cp
il foglio road book, stimolante…! Continuo a salire, arrivo ad
un bivio ed istintivamente vado a destra, sto per infilarmi
in una valle, ma qualcosa non mi torna, i miei occhi stanchi non
riescono più a mettere a fuoco le tracce dei primi, torno indietro
cercando inutilmente indicazioni e provo l’altra possibilità...
Riesco ad orientarmi, so che la direzione che ho preso mi porta
sulla grande pista che già conosco e più vado avanti verso il
passo, più mi rendo conto che i primi non sono passati di qua.
Salgo ancora, arrivo al passo e comincio a scendere per diversi
chilometri fino ad incontrare la grande pista bianca che mi è nota,
più sicuro proseguo per una quarantina di minuti cercando il bivio
per NKOB. Ho già visto il profilo di queste montagne, almeno fino
a un po’ di tempo fa, la pista inizia a scendere e mentre proseguo
mi accorgo che sono in un posto nuovo. Arrivo ad un villaggio e mi
fermo, guardo la cartina del percorso, sono le 1.30 e ho la
certezza che sto andando nella direzione sbagliata… Qualcosa
dentro mi dice: “caro mauro, chi non ha testa ha gambe… gira la
bici e torna al bivio!!!”, condivido la mia decisione (alla
Bergonzoni) e torno sulle mie pedalate e dopo qualche km trovo un
bivio con un cartello bianco che indica NKOB, perché non l’ho
guardato bene prima?… Contento di essermi riportato sulla
vecchia pista che conosco, ricomincio a salire verso il passo, ma
presto cala l’entusiasmo, non la ricordavo così dura, sono stanco
e comincio a rivivere le stesse sensazioni di 28 ore fa, ho capito
che ho bisogno di fermarmi a dormire, ma non manca molto al cp8.
Lentamente, cercando la pedalata più agile possibile continuo a
salire e poco prima del passo una pista con le indicazioni
“NATURAID” s’immette sulla mia, più tardi scopro che il
“famoso bivio” era solo ad 1.1km da qui. Arrivo al passo e
proseguo per il rifugio berbero. Sono le 3.30 pensavo di metterci
meno di 3h per arrivare qua, invece ne ho spese 5 facendo più
strada e più dislivello. Stravolto mi fermo ad ammirare la
maestosità di questo massiccio vulcanico con ai piedi fantasiosi
canyon timidamente illuminati dalla luna.. Continuo a dirmi di
stare attento è una discesa molto impegnativa ed insidiosa, gli
occhi mi si chiudono, al primo tornante un cumulo di sabbia mi
sposta la ruota anteriore e cado, praticamente da fermo, sbatto il
fianco (è la terza volta in 2 mesi) e la mano destra che, già
provata dai 500km, subito si gonfia, bene, stimolante…! Scendo
lentamente le braccia sono molli, spesso devo staccare la mano
sinistra dal manubrio per liberare il dito medio che, tra una
frenata e l’altra, mi rimane incastrato. Vedo delle luci che mi
seguono quando faccio i tornanti a sinistra (solo una stella molto
luminosa riflessa all’interno delle lenti trasparenti). Verso le 4
esausto finalmente arrivo al rifugio dove è localizzato il
cp8, mi accolgono Mauri e un ottimo riso preparato dai gestori.
Sto subito meglio, mi stendo sui tappeti, non voglio fermarmi
troppo tempo, ma sento il bisogno di ricaricare le batterie.
Ancora 1h30’ e mi sveglio per uno stimolo impellente, è molto
strano non capisco bene, mi viene anche da ridere e questo
peggiora le cose, non riesco a capire se “tengo” il controllo…(da
parecchi chilometri ho problemi a stare in sella perché le piaghe
fanno fiamme e tutta la zona è molto dolorante, in più la bufera
di neve ha lasciato una certa insensibilità anteriore…) Tutto bene
o quasi non ho maturato nessuna penalità ma ho pianto tanto e non
solo dalle risate!
Mi
preparo per gli ultimi 126km, non ho intenzione di fermarmi fino
al traguardo, alle 7.00 parto, forse anche qui ho perso troppo
tempo, ma almeno ho recuperato bene. La pista che mi porta verso
il prossimo cp nel primo tratto è in una valle bellissima, una
pietraia dove si alternano paesaggi aridi, verdi oasi e campi.
Sul breve tratto in salita che porta fuori dalla valle, le
rendo omaggio scattando qualche foto, subito dopo lo
spettacolo mi toglie il fiato, pedalo sulla pista gialla che
taglia veloce un altipiano nero e rosso di lava proiettata,
chilometri e chilometri di falsopiano in discesa fino alla
cittadina di NKOB.
Qui
in un albergo subito a nord del centro abitato trovo il cp9, mi
fermo giusto il tempo di firmare il passaggio e prendere 2 litri
d’acqua, prendo fiato e mi dirigo verso il deserto.
Mancano
“solo” 90km e sono le 8.30 prendo la mia ultima razione dalla
scorta di carboidrati liquidi, mi alzo sui pedali (non posso più
sfiorare la sella!) e ricomincio a salire, 4km e mi si apre
davanti una distesa imponente. Pedalo nel silenzio assoluto rotto
solo dal crepitio delle mie ruote tra i sassi, tutto sembra
immobile, mi sento un puntino insignificante che lento avanza su
queste pigre colline di pietre. Fermo riordino le idee, sono a 2
ore dai primi e a non so quanto da chi mi segue, sto bene, ho da
bere e da mangiare e il mio cavallo è ancora in gran forma, NON
MI SERVE ALTRO! Mi abbandono a una solitudine mai provata, mi
sento sorretto come in un abbraccio, un incredibile pienezza di
vita fa vibrare ogni mia cellula… Nutro un profondo rispetto per
il posto in cui mi trovo e ho la sensazione di essere ricambiato,
immerso in questo ambiente irreale faccio qualche foto e riparto.
La pista a tratti è molto lenta, polvere, pietre e sabbia, si
alternano al terreno più compatto, devo usare la testa ed
ascoltarmi, il termometro segna 35°, anche se il caldo è ancora
sopportabile non devo esagerare, oltre all’intenso odore della
polvere, mi fanno compagnia una decina di mosche insistenti che
cercano ombra come me. Non ho idea delle distanze, sono senza
contachilometri e non ho altri punti di riferimento all’infuori
della pista che ora sale e si infila in una valle tra due costoni.
Finalmente ombra, una grande roccia mi si fa amica e approfitto di
lei, mi fermo la immortalo e mi godo la frescura, mangio qualche
mandorla e una barretta, lascio che la mia temperatura si abbassi
e riparto. Bevo a piccoli sorsi non so quanto manca, ogni
tanto do una “palpatina” al fondo del mio zainetto porta camel bag
e risparmiando mi concedo un goccino. La fatica si fa sentire, il
deserto non finisce più e il sole si sta mettendo sulla verticale.
Il paesaggio lentamente cambia e la pista mi porta, dopo
un’infinità di pietre e sabbia, oltre il greto di un fiume in
secca ad un villaggio che segna forse la fine del deserto. La
vecchia pista ora corre a lato di una nuova in costruzione che a
tratti è asfaltata e liscia, un regalo insperato che sfrutto per
qualche chilometro, in questa noia rotta solo dai dissuasori (file
di sassi che attraversano tutta la strada disposti a regola d’arte
ogni 40-50m) e dagli operai con gli schiaccia sassi. Torno sulla
vecchia pista che mi porta in un altro luogo magico: uno
spettacolare anfiteatro di pietre vulcaniche che ho già
attraversato nel 2004 e nel 2005. Sono molto stanco e sto per
finire il carburante, cerco di mangiare una barretta ma la nausea
mi rende la cosa difficile, ho molto caldo e sto centellinando
l’acqua, per fortuna un tratto asfaltato in discesa mi concede di
proseguire lentamente nonostante il vento contro. Abbandono il
tratto asfaltato per l’ultimo passo che, anche se molto modesto si
fa sentire. La discesa mi aiuta a riprendere fiato e dopo 5km di
sali-scendi arrivo esausto e con un solo sorso d’acqua al cp10, ma
SORPRESA! Il negozio dove è localizzato il cp, con tutto
quello che mi serve, è chiuso con i catenacci! Dei bambini
incuriositi si avvicinano, mi fanno capire che il gestore è andato
dall’altra parte del villaggio e sta pregando.
Sono
le 12.50, sono ospite in questa terra, rispetto una così nobile
giustificazione e aspetto… qualche foto al cp, ai bambini e alla
mia attesa e aspetto… faccio conoscenza con qualche anziano del
villaggio e con altri bambini, cerco di stare all’ombra, ho sete e
sono sfinito, provo a sollecitare e finalmente, alle 13.35, arriva
l’uomo con le chiavi dei miei desideri. Prendo l’acqua e una coca,
firmo il foglio cp, saluto il villaggio e i suoi abitanti e vado
verso il traguardo. STO BENONE, ho recuperato e sento che manca
poco, pedalo forte sempre in piedi sui pedali, non ricordo neanche
più di avere la sella! In un tratto in salita tra un villaggio e
l’altro vedo una sagoma con il volto conosciuto, è Mauri che
armato di telecamera e macchina fotografica mi segue per un po’
poi accelera. Finisce la pista sterrata, manca davvero poco, dei
ragazzini in bici mi si mettono a ruota, mi stuzzicano e mi
sfidano, io rispondo a colpi di pedale, ci divertiamo un po’ poi
loro si fermano ed io sono ormai alle porte di AGDZ, sono quasi
arrivato, alla fine del paese vedo gli striscioni “NATURAID”
ai lati di un grande arco in muratura che attraversa la strada:
IL TRAGUARDO. Mi accolgono abbracciandomi, oltre a Mauri anche
Sami e Reto, arrivati con Raffaele 1h13’ prima di me, qualche foto
di rito, chiamo la mia adorata compagna in Italia, metto in stalla
il mio fido destriero un po’ malconcio e prendo una stanza. Sono
ancora carico d’entusiasmo, soddisfatto mi tolgo l’abbigliamento
tecnico zozzo e puzzolente, ma prima di entrare in doccia non
resisto, devo mandare qualche sms a qualche persona speciale che a
questo Naturaid non ha potuto partecipare. Questo carica un
tornado di emozioni e un’incontenibile commozione si libera in
pianto…
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Ho
avuto molta fortuna, nessun problema alla bici e meno acciacchi
del previsto: le dita e la parte anteriore della pianta dei piedi
così come una parte del sopra-sella anteriore, insensibili, le
mani appiattite dalle manopole, piaghe incandescenti agli appoggi
sella, l'unghia dell'alluce blu e un giustificato mal di gola,
tutti problemi molto sopportabili e transitori, di cosa posso
lamentarmi? 59h05’ una pillola di vita, un viaggio memorabile…
In
me rimane quello che si respira cercando di vivere al meglio ogni
momento del presente, quella bella sensazione di arricchimento che
si gusta, già e molto di più, durante il viaggio piuttosto che al
“solo” raggiungimento del traguardo.
Tirannomauro |
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23/11/07
E’
passato ormai un mese e quando chiudo gli occhi vedo ancora le
strade del Marocco, sarò malato sarò nostalgico sta di fatto che
quando mi fermo a pensare ritorno sempre li. Grazie Maurizio per
quello che mi hai fatto provare a 44 anni; il lavoro e la routine
giornaliera ti assorbono dentro di se, ma caspita la sera nel
letto prima di addormentarmi mi viene in mente quella notte in cui
io Michele e Simone ci siamo persi e provo in tutte le maniere di
cercare di capire dove abbiamo sbagliato, ma è tutto inutile tanto
non si torna indietro l'unica soluzione è quella di iscriversi al
Naturaid 2008 e cercare di finire quello che abbiamo iniziato
quest'anno. Un ringraziamento a chi mi a accompagnato durante il
mio viaggio assecondando le mie paure e spero di trovarlo anche
l'anno prossimo.
Un grazie a tutta l'organizzazione e
ciaooooooooooooo da Fabrizio
Ciao
Maurizio, sono sicuro che molti turisti al termine di una loro
vacanza ben riuscita, si pongano come me a suo tempo la nostalgica
e sconsolata domanda: ma perche' devo tornare a casa? Qui sto bene
a casa invece ho innumerevoli problemi. La risposta e' semplice e
scontata: impegni vari !
Orbene, io ora forse sono riuscito a cancellare quella voce:
impegni vari; dico forse per via del mio temperamento tendente al
pessimismo alla prudenza al tempo stesso e alla perfezione.
Quello che sto per dire e' come mai mi sono arreso cosi presto,
forse il caldo, forse perche' l'acqua e' venuta a scarseggiare,
forse, forse, forse.
Non sono nella mia vita quotidiana abituato a lavorare con il
forse, o si o no e questa volta ho detto no. La preparazione era
stata perfetta, l'allenamento pure, la famiglia era con me, ma
qualcosa mi ha tradito. Quel
qualcosa che nel 2008 cerchero' di superare. Non rimpiango il
ritiro perche' ho scoperto qualcosa in me che puo' essere
oltrepassato, quel qualcosa che ricerchero' con tutto me stesso.
La caparbieta', la solitudine, l'essere se stessi questo e' il
MAROCCO E QUESTO E IL NATURAID.
UN CARO SALUTO A TUTTI I NATURAIDER (un abbraccio alle ragazze)
SILVIO (el verdurer tour de pance Riva del Garda) |
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19/11/07
Ciao
Mauri, scusa se scrivo solo ora, ma la routin della vita
quotidiana mi ha già riinghiottito.... tutti i giorni mi capita di
ripensare anche se solo per un istante al Marocco, è stata un
esperienza unica, anche se ad essere sincero ho sentito più
gratificazione l'anno scorso... a volte mi capita di essere un pò
severo con me stesso, penso: potevi fare anche meglio, dormire di
meno, pedalare più forte, ma poi appena penso ai miei due compagni
di viaggio, mi passa subito. Mai avrei pensato di legare così
tanto con delle persone che vedo solo una settimana all'anno ed in
Marocco, loro hanno reso ancor più unica la mia esperienza al
Naturaid 2007, siamo arrivati al traguardo così fieri e contenti
del tempo passato insieme, che il discorso ordine d'arrivo e tempo
totale ci è passato di mente, so solo che se ad uno di noi fosse
capitato qualcosa, i restanti due avrebbero fatto di tutto per
condurlo al traguardo. Durante l'anno ho fatto dei sacrifici per
venire in Marocco, ma non finirò mai di ringraziarti perchè ne è
valsa la pena. Durante la gara mi hai dato la possibilità di
essere me stesso e se tu mi darai la possibilità cercherò di non
deluderti neanche il prossimo anno.
Un abraccio tuo amico e Naturaider
Mirko (Mago G) |
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14/11/07
Ciao
Mauri, Naturaiders e
chiunque pedali nella "Naturaid-filosofia",
che opportunita' fantastica vivere
quest'esperienza ed imparare cosi' tanto in cosi' poco tempo.
Quanto si puo' scoprire tenendo per mano la fatica, da una parte e
i vari acciacchi (da pedali,sella,e manopole) dall'altra e assieme
cercare sempre di tirare fuori il meglio da dentro e da
ogni situazione... Quanto si apprezza stare con gli altri dopo
aver provato la profonda solitudine nel deserto solo se senti che
chi è di fronte è autentico, anche nel
proprio dolore, non si nasconde, non fige, non deve dimostrare
niente a nessuno... Grazie mauri, ancora
grazie perché nel pieno della mia crisi mi hai dato la chiave di
lettura più semplice e vera "sei solo arrivato ad un livello di
stanchezza che non hai mai provato, mettiti al riparo e dormi!"
... e pensare che ero talmente frastornato che oltre a straparlare
( dicevo "basta, mi sto facendo male da solo, mi sto mangiando i
muscoli per fare energia") volevo caricare
la bici sulla jeep, chiudere gli occhi, farmi portare al cp4, per
poi continuare fuori gara. PAZZO, COSA MI SAREI PERSO! dopo 1h e
30min di sonno profondo ero NUOVO!!!
Grazie a Massimo e Emanuele, ad Ausilia e Ilaria invece che cedere
alla rabbia e alla delusione, hanno affrontato la
carogna che li ha accompagnati nei due duri giorni in jeep,
e hanno reagito da veri Naturaiders!!!
Grazie a chi da casa a pedalato con me! GRAZIE SEBA, GRAZIE
GIACOMO, GRAZIE PATACCA, GRAZIE RINO!!!
... a presto Tirannomauro |
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13/11/07
Cari
Naturaider,
è passato poco tempo eppure il ricordo del Marocco va via sfumando...troppi
gli impegni quotidiani, la famiglia, il lavoro... ogni giornata è
già programmata e scandita da un orologio, guai se si sgarra; la
sveglia suona (nel mio caso ci pensa la piccolina!) e si parte per
una corsa frenetica, il vicino che
frettolosamente ti chiude il cancello in faccia, l'automobilista
che pur di farti passare accellera a più non posso, il cliente che
ti chiama con le richieste più strane come se fosse scontato che
tu sei a sua completa disposizione, il pranzo veloce senza quasi
il tempo di capire cosa si ha nel piatto..e così via, fino a sera.
Ma stasera, mentre rientravo a casa dopo avere preso Rebecca dai
miei genitori alla guida della mia auto per un attimo ho rivissuto
la sensazione di silenzio, solitudine, paura,
eccitazione provate quella notte nelle gole..i passi degli
asini, la luna riflessa nell'acqua, i berberi che improvvisamente
spuntavano nella notte e le luci di quel villaggio; ci arrivai
così intimorita che avrei voluto urlare o piangere e dove invece
con un francese striminzito sono riuscita a farmi guidare al CP2
da due ragazzini incuriositi. E' stata per me una grande vittoria,
il mio primo vero traguardo! Ho pianto per tutto il tragitto che
mi portava a casa stasera ma non era un pianto di dolore, era un
pianto liberatorio, ancora troppe emozioni
rinchiuse nel mio cuore, troppi ricordi di posti meravigliosi, di
volti di bambini indifesi, poveri eppure cosi sereni e di quei
berberi che sembravo spuntare dal nulla e dominare le montagne...
Non importa se dovrà passare un altro anno perchè io possa
di nuovo rivivere quei momenti e se forse non mi sarà più
possibile farlo per altre circostanze, sono felice di averle
vissute, di averci provato, di avere avuto il coraggio di
partecipare ad una delle gare definite più dure al mondo grazie
anche al sostegno della mia famiglia che ha sempre creduto in me e
che non mi ha mai "tarpato" le ali pur non comprendendo certi miei
desideri.
Prima di partire per il Marocco ho acqiuistato una cartolina...
diceva così:
MIRA SEMRE ALLA LUNA, SE
NON CI ARRIVERAI AVRAI COMUNQUE VISTO LE STELLE.
....e le "mie stelle" valevano davvero la pena di essere viste.
Un abbraccio a tutti, grazie Mauri!
Ily |
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11/11/07

Voglio fare un ringraziamento
speciale a Mattia Carlesi
e Giancarlo Palazzi
che mi hanno aiutato e con grande energia ed entusiasmo, hanno
affrontato tutte le difficoltà che può dare una gara così anomala.
E' stato veramente un grande aiuto e ve ne sono molto grato.
Grazie e un abbraccio,
Maurizio Doro
Direttore di Gara
La Naturaider
Ausilia ci invia le sue importanti riflessioni:

Ciao Maurizio,
ho pensato molto in queste settimane dopo il rientro al
motivo che rende il
Naturaid un'avventura così
forte ed unica. Nel mese di agosto avevo
partecipato alla PBP,un'esperienza che mi dicevano essere
straordinaria e terribilmente emozionante.
Quando sono arrivata al traguardo ero sì tano felice, ma senza la
sensazione di essere più ricca e forte dentro.La strada era
passata sotto le mie ruote senza lasciarmi nel cuore nulla di
veramente grande. Il Naturaid,e ancor di
più me ne sono resa conto quest'anno,è invece un'esperienza che "segna"
davvero,..come un pezzo di legno trasportato e plasmato
dall'acqua..non so spiegare con le mie parole perchè sia
un'esperienza così unica.. forse perchè lì
si è davvero se stessi e ci si trova ad affrontare fatiche e paure
che nella vita "normale"non si conoscono.
Ho vissuto all'inizio con dolore il mio ritiro,perchè ho deluso me
stessa, non sono stata abbastanza forte per
uscire da quel fango ...ma il passare dei giorni mi sta invece
facendo apprezzare la ricchezza che porta in se la sconfitta..ora
so che se la vita mi concederà di ripassare di nuovo nel fango
lungo la strada per Boutferda sarò un poco più forte...grazie
Maurizio.. un abbraccio ad Ilaria,
agli amici che avevo conosciuto lo scorso anno e ai nuovi
amici che ho conosciuto.. il Naturaid lega
certe anime a doppio filo
..alla
prossima! Ausilia
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10/11/07
I Naturaider Massimo ed Emanuele
ci inviano foto e considerazioni: nonostante non abbiano
completato il percorso in loro è rimasto una grande esperienza.
Hanno in ogni caso raggiunto una grande prova di consapevolezza.
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Ciao Maurizio,
Leggo con piacere che è in programma già il Naturaid 2008!!!
Ho già uno stimolo per ricominciare e riprendermi dalla batosta
del mese passato.
Come dicevi in aereo, ormai ho preso il virus, tanto che mi
risulta difficle stare seduto in ufficio
senza progettare qualche uscita.
Il mio ricordo del Naturaid è ancora fermo su quella cavolo di
salita, stavo bene fisicamente li! e il piu'
grosso rimpianto è stato quello di non
ragionare e scrivere su quel maledetto
foglio RITIRATO, e non aspettare che il fango si
asciugasse !! perchè tanta fretta !!! Questo mi rode ancora.
Da questa esperienza ho conuscuto persone fantastiche che con le
loro parole i loro racconti e consigli mi
hanno fatto tornare la voglia di rimettermi
in sella,con piu' grinta e consapevolezza!!
Ringrazio di cuore Te, Mauro Miorelli,
Emanuele e le raghazze che con
me hanno vissuto quella salita, quel fango.
In particolare Ausilia che, non so
come, ma riusciva ad essere serena e dolce sfoderando una
grintainimmaginabile! Grazie per la
fantastica esperienza!
Ci vediamo presto, ciao Massimo
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9/11/07
Il Naturaider
Marco Costa (www.costamarco.it) ci invia le
sue riflessioni del dopo 4°Naturaid Marocco 2007.
Ciao Maurizio come stai?
Volevo ringraziarti di cuore per avermi fatto vivere questa
esperienza che tanto mi ha lasciato, mai avrei creduto di portarmi
a casa un ricordo cosi vero ed autentico.
Il mio primo Naturaid se ne è andato, è passato ma non di certo l
entusiasmo che ci ha lasciato...
É normale che al ritorno da un viaggio cosi ci si senta diversi,
ci credi che la notte che sono tornato non ho dormito. Pensa che
c’è gente che non dorme il giorno prima di iniziare un
nuovo lavoro, o prima di un esame all’università. Credo che il
motivo sia che non vogliamo deludere noi stessi, che ci aspettiamo
molto, sempre di più, e che vogliamo dei risultati. Non
necessariamente il numero di una classifica o di un voto, ma
qualcosa di più profondo,
una crescita, un cambiamento (una rivelazione?).
Per me quello di cui noi ragazzi avevamo bisogno era senz’altro
più una ricerca che una fuga... I traguardi che ci siamo
prefissati non sono quelli delle persone comuni, perchè, se fosse
così, li avremo già a portata di mano: un buon lavoro, una casa,
amici, fidanzata da copertina di GQ... E invece abbiamo preferito
andare sull’Atlante a consumare le gambe fino a chè la fatica ci
aprirà gli occhi su qualcosa che prima non era chiaro, magari una
cosa insignificante o magari qualcosa che ci cambierà la vita.
Oppure non è neanche questo. Magari tutto questo viaggio, tutta
questa fatica, la dobbiamo fare solo per un RESPIRO....Un singolo
secondo di aria che entra ed esce dai nostri polmoni in cui però
ti senti finalmente te stesso...
Mi è dispiaciuto molto per chi non ha potuto concludere il raid,ma
credo che il risultato lo abbiamo raggiunto tutti il giorno della
partenza,abbiamo avuto il coraggio di tirare fuori quello che
provavamo e che tanto bene a volte si sa mascherare,molti
preferiscono non rischiare e vivono con questo bisogno interno
senza dare libero sfogo.
Già se penso a me non è difficile capire che io non sono io quando
durante la settimana giro l’Italia per lavoro...Certo, sono sicuro
che il mio lavoro lo faccio bene e so di essere fortunato ad
averlo...
Ma io sono io solo quando sono sulla bici e ormai non mi basta più
fare un giro in montagna, 200 km e via! mi tocca sbattermi fino in
Patagonia o in Marocco.
Non tutte le persone cercano ciò che gli serve fuori dalla porta
di casa, alcune lo cercano e lo trovano dentro, altre proprio lì,
sulla soglia... Altre hanno bisogno di allontanarsi moltissimo
perchè solo da molto lontano possono vedere le cose in un altra
prospettiva... solo da lontano puoi avere una visione d’insieme...
..Ma ognuno ha il suo modo di cercare e trovare quello che gli
serve, e il viaggio (mentale, fisico, non importa) è sicuramente
quello che condividiamo noi che abbiamo avuto la possibilità di
partecipare al Naturaid.
Volevo ringraziare tutti i ragazzi che hanno condiviso con me
questa esperienza unica, mi auguro che anche a loro sia rimasto un
ricordo come a lasciato a me.
Ciao a tutti Marco |
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8/11/07
Il Naturaider Marco Costa ha
creato un interessante sito web personale, visitatelo:
www.costamarco.it
Ecco la 2a parte del racconto:
(Seconda parte. Vedi prima parte
in evento in diretta)
Alle 13:30 dal CP5 situato nello spartano
alberghetto del villaggio di Msemrir il gruppo di testa firma
sull’apposito modulo l’uscita e si appresta a percorrere i 52 km
di comodo asfalto verso le magnifiche gole del Dades, prima di
prendere a destra una antica pista caratterizzata da terreno e
rocce rosse.
Dietro si marcano sempre più i distacchi ma nessuno rinuncia a
proseguire. Alle 15:00 Daniele Modolo, Mirko Marchi, Marco Costa e
Bruno Damonte entrano al CP4 di Agoudal. Sono accolti dalla
gentilezza e cordialità di Ibrahim che ne fanno una grande persona
e nel suo dormitorio ci si sente a casa tra amici. I quattro sono
a 65 km dai primi. Sono provati e stanchi, qualche segno di
cedimento si legge sul volto di Mirko che avvolto in una coperta
mangia lentamente una zuppa calda. Decidono di fermarsi un’ora e
gustarsi l’ambiente fatto di tappeti, sofà, tavoli bassi e tondi,
lampade, cous cous. e. vivere così un momento in questo teatro
Marocchino.
Daniele Modolo però lascia il CP prima degli altri, non lo sa
ancora ma farà una cosa assolutamente incredibile.
La settimana prima della gara è stata fatta la ricognizione ed era
nato il progetto di fare un nuovo percorso proprio partendo da
Agudal e passando per la via delle splendide gole di Todra
deviando prima a Tamtattouchte e ritornando a Msemrir dopo aver
valicato un passo a 2900 m di quota.
Ma nella ricognizione Maurizio ha trovato grandi difficoltà a
raggiungere il villaggio di Msemrir con la Jeep, sassi e ghiaia
rotolati giù dalle montagne ne rendevano veramente un’impresa
troppo ardua con la bici, in più la pista era praticamente
invisibile in alcuni tratti e ogni direzione poteva inghiottire la
progressione tanto da perdersi facilmente tra quelle aridissime
colline. Sembrava di essere in un delta di un fiume per la grande
quantità di direzioni in quel punto.
La decisione era stata di non fare quel tratto di pista, ma oramai
la prima parte era stata tracciata e c’erano i segni di colore
bianco su alcuni sassi che ne indicavano la direzione da prendere,
e non si poteva più tornare indietro. Nessun problema, le
modifiche sarebbero dovute avvenire sul nuovo road book
utilizzando quello di 2 anni prima per il vecchio tratto di 65 km.
La nuova pista partiva proprio al villaggio di Agoudal a quota
2355 m dopo 500 m dal CP4. Sul bivio erano stati cancellati i
segni della settimana precedente proprio da Maurizio prima del
passaggio dei concorrenti.
Daniele, già partecipante a 3 edizioni, purtroppo ha come
caratteristica quella di consultare poco le info del road book e
seguire un suo istinto anche perché è molto dotato fisicamente, ha
una grande energia e tutto ciò gli dà sicurezza e fiducia nella
sua forza ed esperienza.
Non sa cosa sta per fare. Non sa cosa gli aspetta. Non sa cosa
vivrà. Non sa cosa scoprirà. Per il momento è solo con se stesso.
Eccolo superare di slancio le indicazioni, non gira a destra, è
appena partito dal CP e forse distratto ancora nel sistemare
qualche cosa o nel riprendere l’assetto.
Lui continua molto veloce, infatti i primi 40 km anche se con
alcune colline, sono su fondo ben battuto perché la pista è stata
rifatta dopo le alluvioni dello scorso anno.
Però qualche cosa non lo convince, le indicazioni del road book
non coincidono, il computerino da bici non segna distanze chiare.
E’ confuso e sta per cominciare in lui un periodo di incertezza.
Forse è una delle sensazioni più brutte, non sapere, non avere
riferimenti, essere nel nulla e soli.
Incomincia a far buio (alle 18:15 è già notte)
Un’ appiglio: arriva una jeep sulla pista, sono dei viaggiatori
francesi.
Danno molte informazioni.
Un’indicazione su tutte è certa.
“Sei sulla pista sbagliata”.
Ma:
“so dove sono”.
Daniele oramai si vede il buio arrivare, tornare indietro sarebbe
una gran fatica psicologica. E’ cosciente della sua autonomia, la
bici è a posto, luci ok, cibo ok, vestiti ok, in più è consapevole
della sua grande forza,…. E poi forse, in effetti, lui, dentro,
ama le grandi sfide….inconsciamente non vedeva l’ora. Il Naturaid
gli sta dando questa opportunità. “Vuoi vedere quanto vali?”. In
fondo un po’ lo sai già: hai sfidato già avventurandoti da solo su
una pista che non conosci. Non è da tutti.
Non può perdere questa occasione, solo a te stesso darai
dimostrazione di te stesso. Nessuno è testimone e non lo potrai
raccontare a nessuno perché pochi capiranno.
Si è trovato in mezzo a delle alte colline dove neanche la luce
della luna piena a volte riusciva a toccarlo, spingeva inciampando
tra i sassi, qualche volta si è seduto tornando sui suoi passi. Ha
maledetto l’organizzatore, per averlo costretto a faticare oltre,
a scoprire emozioni forti, di paura, di delusione, di solitudine,
di gioia, di commozione,… di vittoria . Le emozioni a volte fanno
paura, ma sono cresciute dentro pensando a casa ai suoi figli. Li
ha amati ancora una volta tantissimo anche da così lontano. Si
sentiva solo e piccolo, quasi senza forze, ma un samurai interiore
lo ha accompagnato e aiutato a spingere la bici nella ghiaia e
scavalcando sassi fino all’uscita davanti alla fontana che
indicava di essere sulla pista della gara.
Daniele ha vinto qui la sua gara.
(fine seconda parte)
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7/11/07
Gli amici
Reto e Sämi
mandano un ringraziamento a tutti. Veramente 2 grandi atleti.
Leibe Freunde von
Naturaid
Wir hoffen es geht euch allen gut. Es wahr eine schöne zeit mit
euch zusammen. Aber leider viel zu kurz. Gerne hätten wir auch
noch die letzten Tage mit euch verbracht. Hoffentlich hattet ihr
noch viel Spass. Wir haben mit Raffaele ein eindrückliches Rennen
gefahren und Tausend schöne Bilder in bester Erinnerung. Sind mit
auch mit glück gut ins Ziel gekommen. Euch bei nächster
Gelegenheit wieder zu treffen würde uns sehr Freuen.
Liebe Grüsse Reto und Sämi
La loro traduzione:
Corpo degli amici di Naturaid speriamo che vada bene a voi
tutti. Esso truely un tempo che bello con voi insieme. Ma
purtroppo molto troppo brevemente. Vi avremmo speso felice ancora
inoltre gli ultimi giorni con. Eventualmente li ha avuti ancora
molto divertimento. Abbiamo guidato con Raffaele un corrente
impressionante ed alle immagini belle di migliaia nella memoria
migliore. Con anche con fortuna nell'obiettivo è venuto bene. Noi
molto che è pleased li verremmo a contatto ancora all'occasione
seguente. Amore dei saluti Reto e Saemi
e un loro racconto
pubblicato:
Sieg für Koller und Burkart am 700
Kilometer non stopp Bike-Rennen in Marokko
Das 700 Kilometer non stop Bike-Rennen
in Marokko, über den Atlas. Es soll das härteste
Mountainbike-Rennen der Welt sein. Nach knapp 58 Stunden, davon
nur zwei Stunden Schlaf, gelangen
Sämi Burkart zusammen
mit den Vorjahressiegern Reto Koller und Rafaele Vercella als
erste ins Ziel. Nur fünf der achtzehn Teilnehmer beenden das
Rennen
Im vergangenen Jahr beteiligten
sich Reto Koller aus Büttikon und
Sämi Burkart aus
Villmergen, das erste Mal an dem Naturaid und ereichten bei
widerlichsten Wetterbedingungen nach 55 Stunden die vordersten
Plätze. Nur elf von dreiundzwanzig Teilnehmer/Innen kamen ins Ziel.
Es war ein unvergessliches Erlebnis und sollte auch einmalig
bleiben.
Doch diesen Sommer entschlossen sie
sich nochmals an dem verrückten Rennen des noch verrückteren
italienischen Veranstalters Maurizio Doros teilzunehmen. Ihre
Vorahnungen diesbezüglich wurden noch übertroffen und Doro der
keine Gnade mit den etwas Schwächeren kennt, wartete im Ziel und
quietschte vor Freude über sein nicht zu übertreffendes, härtestes,
schönstes, Rennen das es gibt.
Vorbereitung:
Sämi vom Veloshop aus Villmergen
und Reto machen jede Woche Ausfahrten mit ihren Freunden den
Montagsbikern aus Fi – Gö. Ihr Trainingsplan ist nicht in einem
Schulbüchlein zu finden. Sie biken einfach gern und das, wenn es
sein muss, auch etwas länger und mehr. Das Lieblingsgetränk ist
Weizenbier, und essen tun sie alles, ausser das was die Sportwelt
empfiehlt. Reto ist durchs Jahr an einigen Langstreckenrennen in
den ersten Rängen anzutreffen. Sein bisher grösster Erfolg dieses
Jahr, war der Sieg am 12 Stunden-Rennen im deutschen Todnau. Sämi
durchs Jahr etwas weniger aktiv, bereitete sich dann nur speziell
auf das Rennen in Marokko vor. Er unternahm mehrere bis 12
stündige Touren möglichst ohne essen.
Bikes und Ausrüstung:
Die gefederten Bikes wiegen voll
gepackt 25 Kilo. 3.5 Liter Wasser, 8000 Kalorien Essen (Salami,
Thon und Biberli). Schlafsack, Kleider für jedes Wetter ( -10° -
+35° ), Werkzeug, rep. Material und Rettungsutensilien.
Rennbericht: Tanzender Horizont
Nach der Ankunft in Marakesch
wurden wir nach Azilal, dem Startort überführt. Es war ein
freudiges Wiedersehen. Zwölf der letztjährigen Teilnehmer/Innen
waren wieder mit dabei. Bei einem Angewöhnungstag, wurde das
persönliche Material kontrolliert und der Veranstalter Maurizio
übergab uns die Karte und die Wegbeschreibung. Bei 672 Kilometer
und 12000 Höhenmeter sind zehn Posten anzufahren. Zielschluss nach
88 Stunden. Dann erklärte er die schwierigsten Abschnitte. Zum
Beispiel, mit den Händen wild umherfuchtelnd, dass es nach Posten
8, über die 30 Kilometer Steinwüste dutzende Abzweigungen gibt.
Man sich aber nicht ablenken lassen soll und einfach ungefähr
südliche Richtung beibehalten soll. Markierungen fehlen.
Morgens um vier Uhr war der Start.
Reto, Rafael und Mauro fuhren zusammen. Raffael reparierte nach
dem ersten Posten einen Reifendefekt. Erholte sich aber von der
Nervosität nur schwer und musste die zuvor auf ihn wartenden
ziehen lassen. Mauro machte nun ein zu hohes Tempo und übergab
sich vor Posten zwei.(Anergui) Gemütlich ging es nun an die
viertausend Höhenmeter. Reto wartete oft auf den angeschlagenen
Mauro.
Sämi wollte seinem letzt jährigen
Rezept folgen und ging ganz gemächlich ins Rennen. Mit einer
halben Stunde Rückstand auf die Führenden verlies er den ersten
Posten. Der folgende steinige Weg durch eine tiefe Schlucht,
erlaubte leider kein gemütliches und besonnenes fahren mehr. Beim
zweiten Posten traf er Rafael. Am Boden liegend mit einer Zwiebel
vor der Nase mit Magenproblemen. Er raffte sich während Sämis
kurzer Pause auf und gemeinsam ging es weiter über einen schwer zu
fahrenden Pass mit aufgelockerter Erde von Baumaschinen. Wieder
Nacht geworden kreuzten sie vor Posten drei (Cherket) die
Führenden Reto und Mauro. Nach 30 Minuten Pause, folgten sie dem
Führungsduo. 1700 Steigungsmeter und 105 Kilometer standen bis zum
nächsten Posten bevor. Nach 10 Kilometer treffen sie auf den ihnen
entgegenlaufenden Reto. Ein aufgeschnittener Pneu und defekte
Schläuche zwangen ihn zur Rückkehr. Nach erfolgreicher Reparatur
gelangte das Trio um 5 Uhr morgens zum 4. Posten.(Agoudal) Doch
der allein weggefahrene Mauro war dort noch nicht eingetroffen.
Nach 25 Stunden, hatten sie 319
Kilometer und 6800 Höhenmeter zurückgelegt, und gönnten sich zwei
Stunden Schlaf. In dieser Zeit traf auch Mauro ein. Er
blieb aber, als sie aufbrachen zurück. Es fing an zu regnen und zu
schneien. Bei starkem Wind, knapp vor dem höchsten Pass auf 2925
Meter war der Boden so aufgeweicht, dass man die Bikes tragen
musste. In einer Hütte machte ein Berber ein Reisigfeuer. Die
Handschuhe konnten trocknen. Nach einer tollen Abfahrt gelangte
man im Süden des Atlas in die Wärme. Doch der Tag schien kurz. Die
Natur bot ein fantastisches Schauspiel. Nach der Dades Schlucht
und noch einem Pass ging es durch eine weitere Steinwüste. In
Boumales Dades war es wieder Nacht. Reto fuhr in den Steigungen
immer etwas voraus und studierte das Road Book und steuerte das
Trio durch die Gegend. Nach dem Tizi Pass folgte eine extrem
schwierige Abfahrt. Ein Stunde für die tausend Meter brauchten die
drei Führenden. Der Posten 8.um 4 Uhr morgens. Ein Haus in der
Steinwüste 30 Kilometer nördlich von Nekob Die Berber stehen auf
und kochen Reis. Gestärkt geht es weiter in den kommenden Tag
hinein. In Nekob essen sie einen Apfel und sehnen sich nach dem
Ziel. Ha, nur noch ca.100 Kilometer. Angesichts der nur noch 1000
Höhenmeter, hoffen sie auf eine etwas schnellere Fahrt. Doch weit
gefehlt! Da gibt es kein rollen, sondern nochmals einen fast zehn
stündigen Kampf über eine nicht enden wollende Steinpiste. Mit
knapp 58 Stunden erreichen sie das Ziel in Agdz. Sie sind seit den
zwei Stunden Schlaf in Agoudal 31 Stunden unterwegs gewesen. Aber
die Freude über den gemeinsamen tollen Sieg ist riesig. Und beim
warten auf das Bier, das nie kam, erzählten sie über ihre
Eindrücke. Sämi sagte er habe bei der Abfahrt vom Tizi Pass
Halluzinationen gehabt. Sei oft so müde gewesen, dass er nicht
mehr wusste wer seine zwei Begleiter waren. Als Reto erzählte,
dass bei der Fahrt über das Hochplateau, der helle Nachthimmel, in
seinen Augen wie ein Balken immer unter den Horizont gesprungen
sei, stimmten dem auch Rafael und Sämi bei. Denn das hatten auch
sie gesehen. Mauro folgte mit einer Stunde Rückstand und nach
Mitternacht, traf Daniele ein. Am nächsten Mittag erreichten
Bruno, Mirco und Marco das Ziel. Die restlichen Fahrer/Innen
wurden nicht gewertet. Sie blieben nach dem zweiten Posten im
Schlamm stecken, oder andere mussten abkürzen um ins Ziel zu
gelangen. Es gehört halt auch Glück zum Sieg. infos unter
www.naturaid.com (nur italienisch ist Aktiv) |
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30/10/2007
Il direttore di gara Maurizio
Doro ci racconta la prima parte del 4° Naturaid Marocco.
“Si è concluso al
villaggio di Agzd il 4°Naturaid Marocco 2007, con l’arrivo di 8
concorrenti e 10 ritirati il Naturaid (unica gara al mondo di
questo genere) ha confermato di essere veramente estrema”.
4°Naturaid Marocco 2007, una bellissima gara, in un grande
ambiente, che regala un bellissimo premio a chi partecipa:
emozioni nello scoprirsi e mettersi in gioco, C’è quasi sempre la
possibilità di mascherarsi nella vita, ma alla lunga il vero viso
appare. Ecco, l’avventura-raid del Naturaid non dà scampo, la
maschera cade immediatamente e l’uomo vede immediatamente il viso
dell’altro e ne cattura tutte le sue mosse e psicologie. E’ una
bella prova di vita, non c’è via d’uscita, le proprie qualità e
lacune sono come su un tavolo verde e il gioco è a carte scoperte,
si vede subito la carta migliore e quella più bassa.
Il tavolo da gioco è stato il Marocco con il suo tappeto di 672 km
e 12000 m di dislivello che ha portato la carovana di concorrenti
dalle montagne maestose ed aride dell’Alto Atlante fino ad Agzd
nella Draa Valley dopo aver superato il superbo antico massiccio
vulcanico del Saharo.
Ancora una volta il 4° Naturaid Marocco ha dimostrato di essere
veramente una gara estrema dove il limite umano è ai massimi
livelli: qui non si bara.
Già alle verifiche si è visto un livello tecnico che riguardava la
bici, molto alto, negli anni c’è stata una grande evoluzione nel
ricercare i materiali, le sacche, l’alimentazione per creare sulla
bici una situazione di leggerezza e un confort nel trovare e avere
presto e subito tutto l’indispensabile a portata di mano durante
la progressione sulla pista e nelle soste ai CP. Le bici
sembravano proprio dei cavalli da battaglia, ognuno è in autonomia
completa per 4 giorni e tutto era pronto per la partenza.
E’ avvenuta alle 4 di mattina ed il cielo faceva ammirare una
gigantesca luna piena arancione che stava scendendo dietro le
ultime montagne. Naturalmente il gruppo ha cominciato a sgranarsi
perché ogni atleta ha preso il proprio ritmo in base alla propria
strategia elaborata. Al primo CP dopo 81 km, passano i primi
concorrenti con 45 minuti di vantaggio rispetto all’orario dello
scorso anno. Il ritmo è veramente alto. Sono gli stessi vincitori
dello scorso anno lo svizzero Reto Koller e Raffaele Verzella, con
loro c’è anche Mauro Miorelli che sembra in gran forma. Il tempo
di bere una zuppa e via nuovamente in sella verso il CP2 al km
159. I distacchi con gli altri sono già alti, 30 minuti il primo
inseguitore, lo svizzero Samuel Burkart, poi via via tutti gli
altri. Ma non vuol dir nulla, le gare di questo tipo quello che
conta è una buona gestione del proprio corpo riconoscendone i
segnali di richiesta aiuto e nell’economizzare tutti i movimenti e
riducendo così i tempi di soste per i recuperi. Mentre nella
serata del 24 Ottobre alle ore 19:55 uscivano dal CP3, al 214° km,
i primi concorrenti, una grande svolta accadeva nelle retrovie: un
gruppetto con anche le tre ragazze che si trovava tra delle gole
molto strette, ma spettacolari, stava arrivando al CP2, purtroppo
diverse forature e guasti hanno rallentato la progressione e
qualcuno ha raggiunto il CP spingendo la bici e qualcun altro
molto provato dallo sforzo è stato obbligato ad una lunga sosta
fino al mattino.
Purtroppo quest’attesa non è stata premiata anzi, il tempo è
peggiorato ed ha cominciato a piovere, tanto che la pista per
diversi km era impraticabile per il fondo così fangoso e l’argilla
si attaccava ovunque sulla bici bloccando il movimento delle ruote.
Qualcuno già affaticato pesantemente dal giorno precedente e già
soddisfatto della sua prestazione ha deciso di fermare lì la sua
gara e seguire con la jeep, gli altri tentavano con tutte le loro
energie di superare il colle a 2500 m di quota. L’avanzata era
veramente lenta e difficile e purtroppo vista la quasi
impossibilità di continuare la decisione era quella di rinunciare.
Bravi ugualmente
per non aver lasciato nulla in sospeso ed aver provato con tutte
le energie perché ognuno sa di aver fatto tutto il possibile.
Il Naturaid
continuava con 11 concorrenti. Mancano ancora 70 km al CP4 di
Agudal e sulla strada incontriamo Mauro Miorelli. E’ in testa. E’
solo. E’ al buio più assoluto, solamente la luce rossa posteriore
gli fa compagnia. E’ seduto su un sasso piegato in avanti ed ha la
testa tra le mani, sta crollando dal sonno, parla a vuoto ed è in
preda allo sconforto, e ondeggia sulla strada, non conosce ancora
questo suo stato estremo di stanchezza, al limite dello svenimento.
Ma fortunatamente resiste al ritiro e si abbandona a terra su un
telo vicino ad un ricovero per capre e patate. Ci dirà poi che è
stata una esperienza molto forte e di aver vissuto con grande
serenità questa solitudine protetto dal cielo stellato, “il posto
più comodo dove abbia mai dormito”.
Il ritmo dei 2 svizzeri e Verzella che nel frattempo si sono uniti
è sempre costante e alto, raggiungono il CP4 dopo 319 km e quasi
6800 m di dislivello. Decidono di fermarsi e dormire 3 ore prima
di affrontare il grande passo a 2900 m. E’ stata una saggia
decisione perché sono ritornate le forze e la salita riserva una
sorpresa veramente inaspettata: una vera bufera di neve con vento
forte e frontale che sputa violentemente in faccia i piccoli e
taglienti fiocchi di neve. Verso il passo s’incammina anche
Miorelli, tutti sono bene imbacuccati e si proteggono con tutto
quello che hanno, sono avvolti dalla nebbia e spingono la bici
sulla pista che è diventata fangosa. 5 ore e 30 per fare 65 km e
concedersi 25 min e una frittata al CP5.
(fine prima parte)
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29/10/07
Arrivano ancora messaggi per
gli atleti Naturaider
Bravo Sämi und Reto. Wir gratulieren!!!!!
Lynn ist ganz stolz auf ihren Götti! Karin und Christoph denken,
dass ihr ein wenig spinnt aber trotzdem Helden seid.
GRATULATION!!!!!!!!!
Liebe Sämi und Reli
Ganz herzlichi Gratulation zu Eure super Leischtig!!!!
Mer send ganz stolz uf Euch, mer wönschid Eu gueti Erholig
ond en gueti Heireis! Fiered no schön, Prosit!!!!
Bes bald und herzlichi Grüess
Pisa und Sonja
Ciao
TirannoMauro anche questa volta sei riuscito nel tuo obiettivo.
Complimenti per l'ottimo risultato ( na' strusciada ) e se non mi
sento troppo vecchio
l'anno prossimo" vegno anca mi"
Ciao Nicola e Katia
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27/10/07
Nuovi messaggi alla
nostra posta:
X Ilaria
un grosso bacione sei sempre la migliore
GIULIA e REBECCA!!!!!!!!!!!!!
Ciao Ausilia! Da
quel che ho letto, anche questa avventura resterà per sempre
impressa nei tuoi ricordi... Salutami i colori del Marocco, la
sua gente e anche il fango che vi ha bloccato le ruote ma non
lo spirito. Sei sempre "Eroica":
X Bicio
Chiarani. Siamo
fieri di te, sei stato grande e ce l'hai messa tutta!
Un grande BACIO Martina, Anto,
Maura e Michele.
By Zanna!!!!!!!!!!!!
A
Mauro...
sapevo già dai primi
preparativi che l'avresti fatta in solitaria...aspetto un uomo
nuovo al tuo ritorno...
un abbraccio i tuoi pessolini
A Mattia...
grande cosa averti per amico...con la tua presenza e i tuoi
continui aggiornamenti hai reso unico questo naturaid...grazie Vania
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26/10/07
Nuovi saluti e messaggi
dalla posta Naturaid:
Vai Simone, nonno pedala con te.
Ciao
Nonno, Bepu e tutti gli altri
ciao Silvio
comunque per noi rimani il numero uno...............................
tanti saluti al resto del gruppo.......................in
particolare a Mirco ,Frabrizio
Santy Sandra Andrea
Nico
Un grazie a tutti i messaggi
di incoraggiamento, noi ce l'abbiamo messa proprio tutta ma dopo
estenuanti 8 ore nel fango con bici in spalla per percorrere
solamente 2 chilometri, e con la prospettiva di altri 30
chilometri identici sotto il diluvio a 2500 metri d'altitudine...ci
siamo guardate negli occhi e ci siamo dette : "questo è il nostro
limite!"...
Ausilia e
Ily
P.S. grazie a questo naturaid che mi ha permesso di conoscere una
persona veramente speciale, la quale per diverse ore ha spinto la
mia bici che era più pesante della sua!
Un bacione alla mia piccolina
Ily
paolo tour de pance
grandi complimenti
ai primi arrivati
ormai la gara è
troppo corta....
ma dove sono i
nostri eroi rimasti
hanno ancora le
strisce zebrate?
forza raga pedalate
e pedalate e pedalate
vaiiiiiiii
paolo
Congratulazioni e complimenti vivissimi ai tre moschettieri
Raffaele Verzella, Samuel Burkart, Reto Koller.Credo
abbiate di che essere orgogliosi per la grossa impresa compiuta
ancora una volta con maltempo.
Un'abbraccio caloroso al generoso Mauro Morelli.
Grande crescita di esperienza.
Ancora tanti complimenti a tutti quelli che copleteranno
l'avventura e anche a quelli che hanno voluto provarci.
Mauri; ancora una volta sei riuscito a creare qualcosa
di eccezionale, complimenti!!!!!
Rino
Grande
Tirannomauro...sei l'eroe di questo Naturaid...in solitaria è
l'impresa dei veri duri
e tu hai dimostrato di esserlo arrivando subito dietro i primi.
Daniele Modolo ti segue a distanza, ed anche per lui sarà una
grande vittoria.
Questo Naturaid è proprio una gara fantastica...Complimenti
ancora Mauro!!!
All'edizione del 2008 dunque...
Stefano Fabrizi
Hey papi...non
sei ancora stufo di stare lontano da noi?
Preparati x il tour del Mar Rosso...la non ti puoi ritirare!!!...Devi
arrivare fino all'ultimo giorno....
Sei comunque il papà + forte... A presto!!!!
N.B
Ricordati di portarci un regalo dove abbiamo tenuto sotto
controllo tua
moglie....
Baci & Abbracci....
Niko & Andrea x Silvio
SIAMO QUI DAL CECIDO,
NON MOLLATE PROPRIO ALL'ULTIMO, CORAGGIO SILVIO SARA' PER LA
PROSSIMA AVVENTURA. SALUTI EL MILANES E CECIDO
Simone...... stringi i denti e fatti onore, l'orgoglio è l'ultimo
a
morire...
Mattia Carola e tutti
Hello,
Mirko !!!!
Il �Caffè Italia� è con te !
Vai che sei forte!!!!
CREDERCI SEMPRE ! MOLLARE MAI !
Carissima Olga come procede, non vorrai mica far tutta la gara
senza fermarti?
FORZA, tifiamo tutti per te.
Comunque un imbocca al lupo a tutti quanti, siete FORTISSIMI
Chissà che un giorno.........
CIAO SILVIO..
Ho appena guardato il sito di Naturaid e ho appreso dai messaggi
che ti hanno inviato che ti seri ritirato... Peccato.. Comunque
sei tutti noi, e per me sei il MIGLIORE..
Claudia Deimichei.. A presto
QUELLI CHE...IL CICLO.." di
Riva del Garda
Abbiamo appreso online la notizia del ritiro del nostro
Verdurer,Silvio, qualsiasi situazione abbia fermato la tua corsa,
non ha fatto altro che accrescere la tua
forza, e ne siamo certi sopratutto anche la
voglia di nuove avventure, grazie e continuate a farci
sognare, I carcerati del ciclo...
w la fuga !
paolo tour de pance
onore a chi si è
ritirato, perchè il solo provarci non è da poco
onore a chi
continua, perchè sa che ce la può fare
onore a Maurizio,
perchè è matto più di tutti
un'abbraccio
paolo
ciao silvio, ho
saputo stanotte del tuo ritiro, non sai quanto mi dispiaccia,
comunque per chi partecipa è sempre un successo perchè un vero
atleta è quando capisce in certe situazioni il momento di
fermarsi, qualsiasi sia il motivo.
auguro invece a
mirko,mauro,bicio,marco un buon proseguimento di questa
spettacolare avventura, vi seguiamo ogni giorno, il TDP è con
voi!
un salutone anche
a te MAURIZIO e buona continuazione
a presto
sergio (cecido)
Vai
Mauro!!!!!!!!
Sei un grande non mollare che li becchi!!!!...
In bocca al lupo a tutti voi rimasti in gara!!!
Bravissimi anche voi che avete toccato il vostro limite!!!!!...
Non è una
cosa da poco mettersi in gioco!!!!! e non tutti hanno il
coraggio o la
voglia di farlo!
Un abbraccio a tutti!
Giacomo
Per Emanuele e Massi
Tutto quello che avete provato e vissuto in questi giorni non
ve lo puo’ togliere nessuno.
Il solo fatto di essere dove siete è gia’ una vittoria,
siatene orgogliosi.
Ema tvb
mum
......belin Raffaele va a finire che
la pizza, anzi, la cena nel ristorante che decidiamo io e
Bruno, la offri sul serio.
Ragazzi bravi tutti e tutte avete due
p...le grandi così, in una sola parola
S P E T T A C O L O.
Sempre con una sanissima invidia da
chi se lo mena in ufficio,
Walter Zannino -Spotorno-
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25/10/07
Ancora messaggi alla nostra posta:
Ore 23.00
Ho avuto notizie
da Ausilia di quanto questo Naturaid sia ancora una
volta estremo e spietato...
quanto conti la preparazione psicologica... non solo fisica,
quanto l'essere umano abbia ancora tanto da imparare dalla
natura... nella sua affascinante bellezza,
imprevedibilità e crudità...
Dico solo ad Ausilia: "sei una grande
atleta che alla Parigi Brest Parigi hai dimostrato talento
da vendere; guarda a questo Naturaid come
al limite oltre il quale le dinamiche interiori
contano più di quelle fisiche e non
considerare tutto ciò una sconfitta, ma il cammino inevitabile
verso una nuova vittoria".
Nell'impossibilità di partecipare, sono presente con lo spirito
seguendo
con entusiasmo lo svolgersi della gara ed
auguro a tutti il meritato successo.
Un particolare saluto a Mauro Miorelli a Sami e Reto...
Grande Mauri hai creato un 'evento eroico..mi spiace averti
paccato...non sai quanto mi
dispiaccia...
Sportivamente
Stefano Fabrizi
Forza Simone.......ti seguiamo ai CP. In
bocca al lupo a tutti...
Bacioni Carola e Mattia e tutti noi
Ciao silvio come va? hai quasi quarant'anni
ormai devi rassegnarti sarà per la prossima volta
Ciao santy, Jen, Seba, Osvi
Forza Simone.......ti
seguiamo ai CP. In bocca al lupo a tutti...
Bacioni Carola e
Mattia e tutti noi
Per Ausilia:
che tu
possa goderti appieno le emozioni che stai cercando.....
"CapoGufo
Ciao Bruno e Raffaele,sono a casa ma
soffro con voi.... ragazzi spingete a TUTTAAAAAAAAAAAAAAA,
SEMPREEEEEEEEEEE.
Vi abbraccio forte e.............invidio
un pò.
Ragazzi a
leggere le news di Mauri mi viene la pelle d'oca... Bufera a
3000
metri... Siete grandi! e adesso devo dire che capisco bene
Maurizio quando
lo scorso anno vedendoci nel fango disse: voi ancora non lo "capite"
ma per
quello che state facendo adesso vi "invidio"... Io adesso "invidio"
voi per
la vita che state toccando... Grandi, grandi tenete duro!!!!!!!
Giacomo
Per Silvio Duchi :
Forza
papì dove sei chiamami
Per Fabrizio Chiarani
Ho visto il percorso
...è duretto!! Ma la tua tenacia ti aiuterà a superare anche le
piu' aspre salite...Siamo tutti con te e ti seguiremo fino in
fondo. Buona fortuna.
Zio Alberto e Enrica
Per Ilaria
Ciao coraggiosissima mammina con le ruote
grasse, guarda che noi siamo qua tutti a farti il tifo e a
prenderci il temporale perchè non venga laggiù da voi!
Imbocca al lupo a TUTTI e buon
divertimento!!!!!!!!!!
Monica Brum brumm
PER IL MITICO DINO BOSI
GROUP
CIAO EMA CIAO MASSI
LEGGIAMO LA CLASSIFICA E CI BASTA SAPERE CHE CI SIETE NON IMPORTA
A CHE PUNTO
PER NOI SIETE SEMPRE AL PRIMO POSTO.
NON MOLLATE SIETE VERAMENTE FORTI E NON VI PENSIAMO SEMPRE
UN BACIO
MUM CHICCA CAMILLA ALBERTO E TUTTA LA FAMIGLIA
MA QUANTE VOLTA AVETE DETTO “DINO BOSI “ IN QUESTI GIORNI????
Mauro tieni duro sei
grande.
A Raffaele auguro di poter racuperere battendosi come lui
è abituato a fare.
Bruno,Silvio e Mirko; siete un trio formidabile, coraggio.
Daniele dacci dentro che qunado ci troveremo ci
racconterai...
Ad Olga e Ausulia auguro migliore fortuna della scorsa
edizione "tenacemente proseguirete".
Michele, se trovi i pastori berberi del guado porgi loro
un saluto.
A tutto il resto del gruppo auguro buon divertimento e
proseguimento fino alla fine.
Rino
Ciao a tutti,
partecipanti e organizzatori...un augurio di cuore....che serve
non solo per pedalare ma per unire esperienze che penso non si
dimenticheranno mai!!
Sono Daria la moglie
di Pino, che spero aiuti e non combini pasticci...sicuramente
tiene alto il morale.....e avrà ance invidia di non aver
partecipato alla gara!!
Comunicazione di
servizio per Pino: ok carica telefono fatta.
Oggi è Santa Daria....un
bacione tvb.
La tua croce
Grande Mauro!
Vai fortissimo!... Grande anche Reto!!!
Bravi tutti voi impegnati lungo le piste!!!!
Tieni duro Ausilia!!!!!!!!!!!!!!!!
Bravi, bravi, bravi!!!!
Giacomo
Super Leistung bis jetzt! Macht weiter so!
" Mer biberid mit "
Schicken euch Kraft für die nächsten Etappen und drücken fest
die Daumen.
Beni Gaby und Familie
(Super prestazioni fino ad ora! Continua
così!
"Biberid Mer"
conserva la tua forza per le prossime
tappe . Gaby Beni e famiglia)
Forza
ragazzi continuate a pedalare.
mangiate e bevete che per dormire
c'è tempo dopo
siete grandiiiii
paolo tour de pance
DAI PIPPO CHE LI PRENDI
SONO LI DAVANTI !!!!!!!!!!!
BRAVI RAGAZZI NON MOLLATE
.
BRUN SE ARRIVI TROPPO
TARDI "LA TORTA DI RISO FINISCE"!!! OCCHIO!!
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